Pamini, Pinochet e la democrazia


Un professore di economia dell’Università cattolica di Milano, durante un corso sull’economia dei paesi emergenti, ha affermato: “Paradossalmente, per l’economia (così come la intende lui) è stato un bene che in Cile sia arrivato Pinochet”. Infatti, a dir suo e non solo, è proprio grazie alla sua feroce dittatura che sono state possibili, già a partire dagli anni ‘70 quelle che gli economisti neoliberali chiamano “riforme strutturali” e che affermano l’onnipotenza del grande capitale e dei grandi gruppi finanziari nazionali e multinazionali. 
I principi dell’economia neoliberale hanno così potuto essere introdotti senza tutti quei noiosi balletti che sono stati necessari in Europa e in altri paesi, fatti di scioperi, resistenze, battute d’arresto e vere e proprie ritirate da parte di una borghesia, la quale ci ha messo molti decenni per arrivare dove Pinchet è arrivato in pochi mesi. 
Oggi in Cile non è necessaria una riforma del lavoro come il Jobs act, o la sua versione francese, perché grazie a Pinochet si è potuto procedere a una feroce liberalizzazione del mercato del lavoro e una “flessibilizzazione della manodopera”. Le cosiddette riforme della scuola promosse a livello europeo, dalla logica di concorrenza e di mercato tra gli istituti, alla mercificazione del sapere che diventa sempre più privato e sempre più costoso, passando per l’abolizione di qualsiasi sussidio in favore dei debiti di studio, non sono dovute passare attraverso complessi percorsi di negoziazione e non hanno dovuto scontrarsi con la resistenza degli studenti. La liberalizzazione dei capitali non ha visto levarsi voci di dissenso, così come gli sgravi fiscali che hanno reso il Cile un paradiso dell’epoca per le grosse multinazionali. 
È vero che per gli economisti neoliberali Pinochet è un esempio. È anche vero che Pinochet ha salvato la loro libertà. La libertà di fare impresa senza vincoli sociali, politici, sindacali. Secondo gli economisti neoliberali, di cui fa parte il Granconsigliere Pamini, il bilancio economico di Pinochet è positivo, meno lo è dal punto di vista politico. A loro, oggi, piacerebbe poter parlare di un golpe militare rapido, meno cruento e che avesse riconsegnato subito il paese in mano a un governo di banchieri sì, ma non in uniforme militare. 
Quello che fanno finta di non capire alcuni di questi professori è che senza dittatura non sarebbe stato possibile introdurre quel modello economico neoliberale che tanto piace loro. L’unico modo per farlo era assassinare il Presidente democraticamente eletto Salvador Allende, che incarnava la speranza in una società senza oppressione, povertà e disuguaglianze, organizzare e mettere in atto l’eliminazione sistematica di tutti i suoi sostenitori politici, i sindacalisti e i militanti dell’estrema sinistra. 
Solo allora, quando non rimaneva più alcun freno alle “riforme strutturali”, queste sono state possibili. Quando poi il regime è stato sicuro che le conquiste della borghesia non sarebbero state rimesse in discussione, ha accettato, in cambio dell’immunità dei suoi gerarchi, di far tornare la democrazia. In fondo è vero che Pinochet ha salvato la democrazia. Quella delle banche. E per farlo ha assassinato, incarcerato e torturato migliaia di cileni.