Spagna: bilancio e prospettive della rivolta della formazione



Riprendiamo dal sito ateneinrivolta.org un articolo sulle giornate di sciopero nel mondo della formazione del 22, 23 e 24, pubblicato oggi, 29 ottobre 2013. L'articolo è stato scritto da un compagno dell'omonimo collettivo che si trovava in Spagna durante la mobilitazione.

di Micheal Battaglia
Lo sciopero è stato partecipato in maniera massiva, circa l’80% in tutto il settore dell’istruzione secondo i sindacati, ed è stato partecipato tanto dai professori quanto dagli studenti. In molte città ci sono stati blocchi dell’insegnamento quasi totali e le manifestazioni sono state un completo successo.

Il successo delle giornate è frutto di una certa radicalità che si ritrova in aumento tra gli studenti di tutto lo stato, nonché da tempo tra i professori con la nascita della Marea Verde che è una parte fondamentale delle mobilitazioni, come dimostra la rivolta dei professori nelle Isole Baleari che hanno scioperato per due settimane e che ora ritornano in sciopero l’8 di Novembre.
Da quando è iniziata la crisi rappresentano il settore più mobilitato, anche se ancora non vantano vittorie veramente rilevanti nonostante le conquiste nelle università. Rimangono comunque il settore più a la avanguardia in tema di mobilitazioni e radicalità, anche se continuano gli alti e bassi e riflussi.
Queste mobilitazioni sono causate da un attacco brutale all’istruzione, la LOMCE (Legge Organica per il miglioramento della Qualità dell’istruzione). È stata riconosciuta da gran parte degli studenti delle scuole medie, dai genitori e professori come il nemico diretto anche prima della presa di coscienza da parte delle organizzazioni studentesche.
Nelle università la grande partecipazione è frutto del chiaro obiettivo che ha la campagna sindacale e per un rifiuto generalizzato delle politiche di austerità che le organizzazioni studentesche hanno combattuto, anche per segnalare come problema centrale la questione del debito, trovando solidarietà da quasi tutta la comunità universitaria, anche da parte dei settori meno mobilizzati, così come per l’indignazione generalizzato contro il governo.
La grande partecipazione è figlia anche della rabbia contro un governo che giorno dopo giorno effettua attacchi contro i lavoratori, i disoccupati, le donne, gli studenti, etc. E’ un governo che punta a diminuire sistematicamente i diritti dei cittadini ed è percepito così da ampi strati della cittadinanza.
La vittoria di queste giornate non è solo quantitativa o qualitativa, ma entrambe. I numeri sono un sintomo della situazione attuale e del lavoro fatto. Queste giornate sono state dei passi importanti verso l’unione delle lotte contro l’austerità e in molte città si sono gettate le basi per costruire un movimento nel mondo dell’istruzione intransigente e intollerante all’austerità.
In questo contesto, dove l’aumento del movimento è potenziale e ancora non si concretizza in mobilitazioni e strutture autorganizzate permanenti e partecipate, le proposte devono essere audaci contenendo però un certo conservatorismo militante. Dobbiamo continuare operando con la “lenta impazienza” che ci fa capire che questa potenzialità può arrivare molto lontano.
In proposito la soluzione può essere duplice: vedere come continua il conflitto nel mese di novembre, forse convocando un altro sciopero al finale del mese e una grande giornata di mobilitazione statale a Madrid, per intensificare il conflitto al ritorno dalla pausa natalizia e portarlo fino alla fine.
Diversi settori del movimento dell’istruzione iniziano a gettare le basi per la costruzione di uno sciopero dell’istruzione a tempo indeterminato, come quello realizzato nelle Isole Baleari.
La domanda è come concretizzare la potenzialità di questo movimento, come raccogliere forze per dare questa svolta fino allo sciopero dell’istruzione a tempo indeterminato. In questo senso si stanno vagliando varie opzioni: l’insubordinazione autorganizzata della LOMCE, l’insubordinazione dei governi autonomi, la realizzazione di referendum, un piano di lotte e di scioperi a rotazione nelle comunità autonome. Sicuramente nessuna da sola sarà la soluzione.
In questo senso il movimento studentesco universitario ha evidenziato quello che è un asse di azione già utilizzato: la disobbedienza, che si concretizza nell’idea di rifiuto a l’università dell’1% gridando che:
“QUANDO STUDIARE DIVENTA UN PRIVILEGIO, DISOBBEDIRE DIVENTA UN DIRITTO”.
In Andalusia la prospettiva di lotta dell’istruzione non può opporsi solo al governo centrale della destra. Deve anche lottare e pianificare su questa strada una serie di discussioni e piani di lavoro per non confondere il nemico: questo non è solo il Partito Popolare, ma anche l’austerità e i tagli nel loro insieme. Su questa linea il governo di “sinistra” in Andalusia, formato da un’alleanza tra PSOE-IU (Partito Socialista Operaio Spagnolo- Izquierda Unida), si sottomette ugualmente agli interessi del capitale applicando punto per punto tutte le richieste della Troika e del governo del PP.
Se si vuole rappresentare come un governo del popolo dovrà cambiare drasticamente il suo orientamento, in caso contrario verrà colpito dalla rabbia della popolazione.