Contro l'aggressione militare alla Siria! Abbasso il regime di Assad!


Pubblichiamo qui di seguito una presa di posizione del coordinamento MPS sulla situazione in Siria, anche alla luce delle recenti decisioni di alcuni paesi occidentali di intervenire militarmente.
Ne approfittiamo per informarvi che l'MPS non parteciperà al presidio previsto in questo giorno a Bellinzona. Infatti questo presidio si presenta come un momento di protesta contro il preannunciato intervento militare di USA e Francia (protesta che noi condividiamo). Ma, in realtà (e basta leggere l'appello per rendersene conto) si tratta di un presidio a sostegno del regime di Assad, un regime responsabile, con la sua politica di repressione, degli oltre 100'000 morti che può finora contare il conflitto siriano.
Chiunque si definisca oggi socialista non può non esprimere una netta condanna verso un regime che per cinismo, ferocia e follia non conosce eguali. Nessun regime dittatoriale, nella pur drammatica storia del '900, ha mostrato tanta ferocia repressiva verso il proprio popolo quanta ne sta dimostrando Assad.
Nella nostra azione di sostegno al npopolo siriano esprimiamo certo un'opposizione all'intervento militare esterno di USA e Francia: ma esprimiamo allo stesso tempo una chiara e netta condanna del regime di Assad e il nostro sostegno a quelle forze della resistenza popolare che si battono per le loro rivendicazioni democratiche e sociali sulle quali fondare una nuova Siria.



No all’intervento militare in Siria degli USA e dei loro alleati

Abbasso il regime dittatoriale e sanguinario di Assad

Sostegno alla lotta democratica e sociale del popolo siriano





Mentre l’ ONU dimostra ancora una volta la propria incapacità, gli Stati Uniti (ed i loro alleati – come la Francia) hanno deciso di intervenire nella crisi siriana che hanno contribuito ad aggravare finanziando ciascuna i “propri” ribelli.

L’intervento naturalmente non ha certo la funzione di sostenere i diritti democratici del popolo siriano (tutti sostengono di non voler assolutamente un cambiamento di regime in Siria), ma di garantire gli specifici interessi economici e geopolitici dei paesi capitalistici occidentali. Con la consueta ipocrisia hanno ignorato tre anni di stragi che hanno provocato più di 100.000 morti e milioni di profughi, e per poi fissare unilateralmente una “linea rossa” per giustificare l’intervento diretto, presentato come “umanitario”.

Da anni infatti il regime dittatoriale di Assad ha condotto una vera e propria guerra contro il suo popolo per mantenersi al potere ricorrendo alle più feroci repressioni e a veri e propri stermini di massa per impedire che il movimento di massa lo rovesciasse. L’uso massiccio di armi  chimiche (ormai non più contestabile alla luce delle numerose conferme) non è che la dimostrazione della reazione folle di un regime ormai in netta difficoltà.

I disaccordi su tempi e modi per l’aggressione, sono legati soprattutto a motivi di equilibri interni a ciascun paese imperialista, ma anche a incertezze sull’esito. I bombardamenti “mirati” difficilmente distruggerebbero le forze specializzate nella repressione e darebbero anzi loro una motivazione “patriottica”, mentre colpirebbero sicuramente la popolazione già provata da tre anni di guerra civile, e potrebbero avere anche ripercussioni incontrollabili in vari paesi limitrofi, a partire dal Libano.

In ogni caso va ribadito che Stati Uniti e paesi europei, divisi ma egualmente poco credibili, non hanno nessun diritto a intervenire in Siria, soprattutto dopo aver ignorato le stragi precedenti che hanno soffocato una rivolta popolare spontanea e trasformato la Siria in un campo di battaglia.

D’altra parte i paesi occidentali hanno ignorato gli eccidi compiuti in Egitto dai militari golpisti o dagli eserciti sauditi nel Bahrein, ecc., e hanno continuato a produrre e vendere armi a tutte le parti in causa.

Ma occorre essere chiari anche su un altro punto: la condanna dell’aggressione e dei paesi che la preparano non può in nessun caso essere una motivazione, come succede per molti, per una “riabilitazione di Bashar al Assad”, ultimo rampollo di una dinastia che ha compiuto nel corso della sua storia innumerevoli crimini e che ha spesso collaborato con l’imperialismo, né per voltare le spalle alle legittime e fondamentali aspirazioni democratiche del popolo siriano di cacciare la dittatura assassina.

L’MPS continuerà quindi nella sua attività di sostegno (politico e materiale) alla lotta del popolo siriano contro la terribile e sanguinaria di dittatura di Assad, condannando al contempo interventi militari come quelli preannunciati dai governi occidentali (USA e Fancia). Solo la lotta e la resistenza del popolo siriano, che deve essere sostenuto con tutti i mezzi, potrà sfociare nell’affermazione delle sue legittime rivendicazioni democratiche e sociali.