Rivoluzione siriana. È così difficile da capire?



In occasione della giornata internazionale con la rivoluzione siriana, che si terrà il 31 maggio e nella cui promozione e organizzazione il Movimento per il Socialismo è impegnato, pubblichiamo un articolo che denuncia i responsabili dell’isolamento dei rivoluzionari e i rischi sempre maggiori a cui questi ultimi sono esposti.


È così difficile da capire?
di Mohamad Al Roumi

28 maggio 2013

Sento sempre più responsabili politici, compresi a sinistra, che vorrebbero farci credere che non capiscono più niente della situazione siriana e restano così con le braccia conserte di fronte ai massacri che continuano e si amplificano da più di due anni.

Posso ammettere questo atteggiamento da parte di una persona qualunque, ma quando si tratta di persone che fanno opinione, come i politici o gli specialisti di politica internazionale, questo diventa inammissibile. “Lasciare andare le cose, ecco la catastrofe”, diceva Albert Camus.


Quello che avviene in Siria non è una catastrofe che piove dal cielo. Per dei partiti, non fare lo sforzo di capire quello che succede, non agire, vuole dire lasciare schiacciare i valori fondamentali universali ereditati dall’Illuminismo.

È così difficile capire quello che avviene quando si vede un popolo nudo farsi schiacciare da potenti macchine da guerra per la sola ragione che sta reclamando la propria libertà e la propria dignità?

È così difficile capire che, approfittando dell’impotenza di questo popolo, ogni sorta di delinquente, jihadista, salafita o altro riesce a infiltrarsi per tentare di sviare l’aspirazione alla libertà?

Cos’altro serve oltre a quelle immagini che ci arrivano a migliaia attraverso internet e quelle numerose inchieste di giornalisti che hanno osato entrare nel paese per riportare testimonianze e mostrare la distruzione di città e i massacri ormai rivendicati dal regime stesso per illuminare i partiti politici?

Sento dirigenti di sinistra prendere posizione contro un intervento militare sottintendendo che si tratterebbe di un complotto imperialista. Dimenticano che nessuno vuole, né chiede questo intervento, e passano sotto silenzio il fatto che tre forze straniere – la Russia, l’Iran e l’Hezbollah libanese – sono sul terreno, alcuni dall’inizio della rivoluzione, con armi, consiglieri e soldati il cui numero cresce di giorno in giorno.

È molto difficile capire che manifestanti pacifici non possono difendersi quando ricevono sulla loro testa un barile di TNT sganciato da un aereo?

È difficile capire che uno Scud lanciato a 300 km di distanza non può risparmiare i civili?

Alcuni politici illuminati ci chiedono di andare a negoziare con il regime per mostrare la  nostra buona volontà e fermare questo bagno di sangue. Questo mi ricorda il cessate il fuoco chiesto ai Palestinesi che si battono con le pietre contro gli israeliani che usano carri armati e mitragliatrici. Questo mi ricorda anche gli accordi di Monaco nel 1939 che abbandonarono la Cecoslovacchia a Hitler.

Alcuni ci rimproverano di non riuscire a costruire un’opposizione unita. Ma c’è un solo esempio nella storia in cui l’opposizione si è trovata unita su una piattaforma di governo comune? Se la Siria avesse realizzato questa unione, si tratterebbe di una prima mondiale. La volontà comune a ogni opposizione di mettere fine al regime non basta?

Pongo la domanda: avete sentito questo popolo, di cui un terzo della sua popolazione è sfollata o in esilio, che continua a gridare “Vattene”?