Ciclo di incontri di formazione e discussione sul capitalismo 2013



Dallo scoppio della crisi nel 2008 ad oggi, in molte parti del mondo, il sistema capitalista è messo in questione in tutti i suoi aspetti. Assetti politici che lo reggono, meccanismi economici e sociali, scelte ambientali sempre più dannose. I movimenti di massa che ne contestano il funzionamento in diverse parti del mondo sono molti e diversi tra loro: le primavere arabe, che rivendicano maggiore democrazia e una più equa ripartizione della ricchezza; i movimenti degli indignados spagnoli e di Occupy negli Stati Uniti, che contestano la gestione della crisi da parte delle elite economiche e politiche; le proteste degli studenti cileni e canadesi per rivendicare una scuola pubblica gratuita e di qualità; la lotta per la sopravvivenza del popolo greco, colpito da una serie di controriforme che minano l’esistenza stessa di centinaia di migliaia di persone; ecc.
Il Movimento per il socialismo organizza una serie di incontri di formazione-discussione sul  funzionamento del sistema capitalista, per ragionare sulla logica che lo regge e sui meccanismi che lo compongono. Vogliamo discutere con chi sente che sia giusto opporsi alle ingiustizie che caratterizzano il capitalismo e mettere in evidenza come queste ne siano parte integrante e non semplici difetti di un sistema che può essere migliorato.

Partiremo da una serie di semplici constatazioni, per svilupparle ed approfondirle:

Il capitalismo è fondato sulla disuguaglianza e sullo sfruttamento

È sotto gli occhi di tutti che al modo esistono i poveri e i ricchi, sia tra le persone nei singoli paesi che tra questi ultimi. Inoltre, se i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri diventano sempre più poveri. Ci viene insegnato fin da piccoli che tutto ciò sia normale, naturale, ma non è così. Questa suddivisione, che è nata in momenti storici e luoghi ben precisi e come tale può finire, è usata dal capitalismo per conservarsi e crescere.
Questo tema è legato a quello dello sfruttamento: non è un caso, né qualcosa di immutabile, che al mondo ci siano sfruttatori e sfruttati. Non sempre è facile individuare gli sfruttati in un mondo che ne nega l’esistenza per nascondere gli sfruttatori. Noi vogliamo capire cos’è lo sfruttamento, poi, a partire da questa definizione, cercheremo di capire come nasce, perché, e come agisce quotidianamente.

Testi di preparazione consigliati: 
"A proposito di questioni fuori moda: lo sfruttamento e le classi sociali" - click
La prima parte del testo "Le cinque oppressioni", intitolata "L'oppressione di classe" - click

Il capitalismo alimenta le oppressioni

Divide et impera, dicevano gli antichi romani. Questa regola è ancora oggi di primaria importanza. La minoranza dei capitalisti (il cosiddetto 1%) se ne serve per continuare a dominare sulla stragrande maggioranza della popolazione mondiale.
Razzismo, xenofobia, maschilismo, omofobia, oppressione verso i giovani. Tutti questi meccanismi che accompagnano la nostra vita, fanno parte di una precisa strategia delle elite dominanti. Se gli oppressi sono impegnati a diffidare tra loro, a temersi e ad essere ostili gli uni agli altri, saranno più deboli nel fronteggiare il loro comune nemico.
Cercheremo di individuare quali sono queste oppressioni specifiche all’interno del capitalismo e da dove vengono, per capire a quali interessi rispondono e come affrontarle efficacemente.

Testo di preparazione consigliato: 
"Le cinque oppressioni" - click

Il capitalismo è un sistema distruttivo

L’affondamento della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, il disastro nucleare di Fukushima, lo scempio dei grandi complessi industriali come Eternit, l’Ilva di Taranto, ecc. Si tratta di “incidenti di percorso”? Si tratta di disastri causati dalla eccessiva avidità di alcuni gruppi economici disonesti o c’è dietro qualcos’altro? E perché le catastrofi naturali e certi “incidenti” industriali colpiscono in modo più violento alcune regioni e alcune popolazioni di altre? E poi la distruzione più evidente di tutte: la guerra. Quali ne sono le cause profonde? Religione? Nazionalismi?
Cercheremo di capire quale sia la logica che fa sì che, nonostante le terribili conseguenze di disastri ambientali e di guerre sul genere umano, al di là dei discorsi ufficiali del giorno dopo, non si faccia nulla per evitarle.

Per il capitalismo sono necessari sistemi politici non democratici

Oltre all’evidenza delle dittature che continuano ad esistere e ad essere instaurate ogni qual volta le borghesie dei vari paesi lo ritengano necessari, assistiamo oggi a un restringimento degli spazi democratici anche nelle cosiddette democrazie liberali occidentali. Come è possibile che ci siano popoli che decidano deliberatamente di rinunciare ai propri spazi di democrazia?
In realtà, il sistema liberale è organico al funzionamento del capitalismo. La domanda da porsi è dunque: qual’è la differenza tra i veri diritti democratici e le istituzioni liberali? Cercheremo di illustrare come è nato e come si è evoluto fino ai fenomeni odierni della cosiddetta “crisi della democrazia”.

Non ha senso lottare contro il capitalismo odierno, se non si mettono in discussione le radici di ogni suo singolo aspetto. Capire da dove viene, e dove ci sta portando, è un’ulteriore ragione per combatterlo e per desiderarne la caduta a favore di un altro mondo non solo possibile, ma necessario!


La prima riunione si terrà:
venerdì 18 gennaio 2013,
ore 20:15,
sede MPS Belinzona (viale Portone 11, sotto la sede della casa dello studente)