Lo sciopero deve essere politico

Oggi si è tenuta una giornata di mobilitazione europea contro la crisi e le politiche si austerità imposte dai governi. In Grecia, Portogallo e Spagna, le pressioni popolari hanno spinto i sindacati maggioritari e concertativi a indire scioperi generali.
Pubblichiamo di seguito un'intervista rilasciata Esther Vivas, portavoce di Izquierda Anticapitalista,, sulla situazione nello Stato spagnolo.





“Lo sciopero deve essere politico, perché siamo confrontati con una crisi del sistema”

Si è dibattuto molto nelle ultime settimane della convenienza o meno dello sciopero generale convocato per questo mercoledì. Il secondo promosso contro le politiche di risanamento del Governo presieduta da Mariano Rajoy e il nono del periodo democratico. Una protesta “che arriva tardi” secondo l’attivista Esther Vivas.

In risposta a chi qualifica quello del 14 novembre uno sciopero politico, Vivas sostiene che “deve essere politico, perché siamo confrontati con una crisi del sistema”. Afferma però che “lo sciopero deve andare oltre e non essere solo uno sciopero del lavoro, ma anche sociale e civico. Deve andare al di là dei sindacati maggioritari”.
Per la coautrice di Planeta Indignado. Ocupando el futuro, è nostro dovere “mettere in dubbio questo sistema che ci spinge verso l’abisso”, già sicura che nel contesto attuale di crisi economica e di diritti democratici e sociali lo sciopero generale è uno degli “strumenti più importanti per fare pressione sul potere”.
Vivas accusa le direzione dei sindacati maggioritari di dare più importanza “alla concertazione e alla negoziazione con il padronato” che a lavorare per la realizzazione e difendere i diritti dei lavoratori. Assicura che si deve avanzare verso una “protesta sociale e civica”, il 14 novembre “deve servire da leva per dare impulso a un processo di lotta prolungato nel tempo”, afferma.  
Sull’importanza che hanno le proteste civiche, l’attivista assicura che scendere in strada è “utile, imprescindibile e necessario”. “La grande vittoria del capitale è che i cittadini pensino che protestare non serva a niente”, nota.
Un esempio chiaro dell’utilità della protesta civica, secondo Vivas, è il dibattito in atto in questo periodo sugli sfratti, “dibattito che c’è grazie alla pressione sociale”, assicura.
Ha evidenziato l’importanza che avvengano proteste in vari paesi dell’Unione Europea simultaneamente, poiché “si tratta del primo sciopero in paesi periferici dell’Unione Europea”. “Il coordinamento è molto importante. È il primo passo per costruire una lotta congiunta” ha assicurato.
Vivas si mostra ottimista di fronte al futuro, confida che nei prossimi mesi si intensificherà il malessere della cittadinanza. Crede che il 14 novembre debba servire da “leva per dare impulso a un processo di lotta prolungato nel tempo”.
L’attivista pensa che servirebbe un maggiore coordinamento tra i settori che stanno lottando per i propri diritti. “Attualmente ci sono molte lotte frammentarie che devono coordinarsi per mettere in dubbio le attuali politiche e colpire assieme contro la crisi che sta guardando solo agli interessi di chi sta in alto”, ha assicurato.

Intervista di Thalía Rodríguez per CanariasAhora.
Tratto dal blog di Esther Vivas. La traduzione è stata curata da Rivoluzione!