Solidarietà con la lotta dei minatori


Santa Bárbara bendita
SABINO CUADRA LASARTE
Sabato 14 luglio 2012


“Siete l’orgoglio della classe operaia!” si scandiva in coro durante l’accoglienza che decine di migliaia di persone a Madrid hanno dato alle centinaia di persone della marcia che, dalle Asturie, da Léon, Truel… son giunti fin lì con le loro inesauribili riserve del minerale più prezioso della natura umana: la dignità. Era la Madrid del “no pasaran!” quella che li ha ricevuti; quella delle lotte antifranchiste degli anni ’60-’70; quella delle marce anti-NATO degli anni ’80, quella dei movimenti sociali e dei centri occupati; quella del movimento 15M (gli Indignados, ndt) e delle sue assemblee di quartiere. La Madrid ribelle, femminista, rossa, repubblicana, ecologista, libertaria… Il meglio di ogni casa.
Noi deputati e deputate di Amaiur[1] che abbiamo partecipato a quell’ultimo tratto della marcia, avevamo ricordi nostri da amalgamare in questa lotta. Nella nostra memoria c’erano le miniere che da Bilbao a La Muga e Santander, hanno dato origine, in buona parte, al movimento operaio basco. Il ricordo di Dolores Ibarruri, donna e basca universale che, dopo il trionfo del Fronte Popolare nel ’36 ed essere stata eletta deputata per le Asturie, ha avuto l’onore di aprire con le proprie mani le celle del carcere di Oviedo e liberare tutti quelli che, dalla rivoluzione del ’34, rimanevano chiusi lì.
I nostri ricordi avevano anche a che vedere con lo sciopero generale a Nafarroa, negli anni ’80, contro la chiusura delle miniere di potassio e le marce notturne con cui centinaia di minatori hanno percorso la geografia della Navarra scaldando quella grande mobilitazione. Anche con le più vicine lotte della sponda sinistra di Bilbao, in cui, al pari di adesso, nei paesi e nei monti delle Asturie, gli operai di Euskaldunas, Altos Hornos… hanno scritto con la loro ferma resistenza, le loro fionde, i loro petardi e tubi le più belle pagine della storia operaia basca degli ultimi decenni. Per tutte queste ragioni, niente dell’attuale lotta dei minatori ci apparirà strano, né estraneo.
 Questo martedì 10 luglio, quando il “Santa Barbara bendita…”[2] finale ha congedato con le loro camice rotte e rosse quella lunga marcia di consegne e bandiere, le facce dei minatori della marcia esprimevano con la loro stanchezza, la loro allegria e i loro pianti tutti i colori dell’arcobaleno della dignità umana. La solidarietà mostrata da varie decine di migliaia di madrileni e madrilene che li hanno accompagnati per quattro ore gli è arrivata al cuore e gli è rimasta impressa per sempre nel loro DNA.
Il giorno dopo, mercoledì, dopo aver sentito al Congresso per bocca di Rajoy il nuovo pacchetto di attacchi sociali con cui il suo Governo, a maggior gloria della CEOE[3], della Banca e del FMI, pretende di fare fronte alla sua crisi, molti di noi sono usciti da lì per partecipare alla manifestazione che si è conclusa di fronte al Ministero dell’Industria. La denuncia che avremmo mosso contro il PP nel Congresso, doveva essere accompagnata da qualcosa di più delle parole.
Nella nuova marcia, centinaia e centinaia di bandiere delle Asturie, di Aragona, Andalusia, Castiglia, Leon, rosse, repubblicane… vestivano il passaggio di decine di migliaia di persone venute in autobus da tutte le regioni minerarie. Nessuna bandiera di Spagna –nessuna!- da nessuna parte. Si ha evidenziato così che quando la gente si batte e vuole affermare la sua identità non trova nelle insegne dei Borboni niente che gli possa servire. I suoi simboli sono altri. La bandiera spagnola era visibile solo sui furgoni e sulle uniformi della polizia.
Alla fine, come in tanti finali, la polizia ha effettuato una brutale carica totalmente ingiustificata e truccata al fine di, approfittando di qualunque pretesto, scatenare un’incursione di botte, proiettili e detenzioni con un doppio obiettivo: reprimere la solidarietà madrilena e la stessa ribellione dei minatori (ci sono più di 200 detenzioni che ancora non si sa in cosa possano sfociare) e, dall’altro lato, cercare di collegare la contestazione sociale con la violenza per criminalizzare questa dissidenza e giustificare i nuovi tagli repressivi annunciati dal Governo con la sua riforma del Codice Penale.
Si vuole farla finita, più che con il settore minerario, con tutti questi popoli e regioni che sono stati protagoniste di centinaia di lotte sociali per più di un secolo. Il Governo del PP tenta così di vendicarsi di questo passato, rompendogli il presente e rubandogli il futuro. Per questo, l’appoggio alla lotta dei minatori trascende la tanto importante e necessaria solidarietà per addentrasi in sentieri che conducono a una società basata su fondamenta di giustizia sociale, libertà e solidarietà tra tutte le persone e tutti i popoli.
Il discorso di Rajoy e le misure del suo governo sono il maggiore e più reazionario pacchetto di attacchi sociali finora conosciuti: aumento dell’IVA, riduzione delle prestazioni di disoccupazione, soppressione di paga ai funzonari… Nessuna misura, invece, contro le grandi rendite e i capitali che continueranno a godere di un IRPF (imposta sul reddito, ndt) favorevole, di una benevola Imposta sulle Società, di tane-SICAV (Società d’investimento a capitale variabile, ndt) per proteggere i loro milioni, di un’amnistia fiscale insultante, di una defunta Imposta sul patrimonio…
Il salario medio di un consigliere esecutivo delle multinazionali spagnole che compongono l’IBEX-35 ha aumentato del 9% durante il 2011, arrivando ad essere di 2,4 milioni di euro annui (sono dati dichiarati; quelli reali, abbastanza superiori, si nascondono in diversi paradisi fiscali). Caritas, da parte sua, ha denunciato che la distanza tra il 20% della popolazione più rica e il 20% più povero cresce senza fermarsi. Crescono i ricchi nella loro ricchezza e i poveri nella loro povertà. Il PP dice che questo è necessario per creare impiego in futuro, ma, se per ogni menzogna che racconta Rajoy, lo si castigasse con un secondo di carcere, nessuno lo salverebbe da vari ergastoli.
La solidarietà con le lotte dei minatori, quelle delle montagne e delle strade, dei blocchi e delle marce, oggi è essenziale. Da Euskal Herria, la nostra esigenza di libertà e di un quadro pienamente sovrano politicamente, economicamente e socialmente, non diluisce in alcun modo il nostro impegno a lavorare spalla a spalla con tutte quelle persone, organizzazioni e popoli che resistono oggi alla barbarie neoliberale e lottano per costruire una nuova società. Che Santa Barbara, patrona dei minatori e anche dei tuoni e dei fulmini, ci aiuti a scaricare sul Governo la più impetuosa tempesta sociale.
Pubblicato il 15/07/2012 su Viento Sur
La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Rivoluzione!


[1] Amaiur è una coalizione politica basca della sinistra abertzale fondata nel settembre 2011. Il nome della coalizione viene da quello di una località della Navarra che è stata una delle ultime roccaforti durante la conquista spagnola della Navarra.
Alle elezioni legislative spagnole del 2011, presentandosi sia nei Paesi Baschi che in Navarra, è riuscita a far eleggere 7 deputati e 3 senatori.
[2] L’inno dei minatori di Spagna, che fa riferimento alla patrona dei minatori, Santa Barbara: ascoltalo.
[3] Confederación Española de Organisaciones Empresariales, la confederazione nazionale delle organizzazioni padronali.