La posta in gioco del movimento studentesco in Québec: intervista a due animatori di CLASSE


Il 22 maggio scorso, lo sciopero degli studenti del Québec contro un forte innalzamento delle rette universitarie ha raggiunto l’importante traguardo di 100 giorni.
100 giorni durante i quali le manifestazioni si sono susseguite ampliandosi e coinvolgendo un sempre maggiore numero di studenti, ma non solo. Lo sciopero e le manifestazioni, cominciate il 13 febbraio, hanno suscitato sempre maggiore simpatia tra la popolazione, tanto che il 22 maggio, a Montreal, capitale del Québec, hanno sfilato circa 250'000 persone.
 Nonostante l’atteggiamento di completa chiusura e la repressione da parte del governo, che si è rifiutato d’incontrare gli studenti per mettere in discutere la decisione d’innalzare le rette universitarie annue, per 5 anni, da 2'168 a 3'793 dollari canadesi (che equivale a un innalzamento da 2'000 a 3'500 franchi), le manifestazioni non si sono fermate, si sono anzi ampliate e radicalizzate.
 Domenica 24 giugno, sarà la giornata mondiale di solidarietà con la mobilitazione degli studenti del Québec. Per l’occasione, pubblichiamo di seguito un estratto di una lunga intervista a due animatori della Coalizione ampia dell’associazione per una solidarietà sindacale studentesca, CLASSE, pubblicata da attivisti statunitensi.
CLASSE - http://www.bloquonslahausse.com - è l’organizzazione di punta del movimento studentesco dal mese di febbraio. (Red)



Qual è la posta in gioco della lotta?

G. Vézina: Lottiamo contro l’innalzamento dei costi dello studio che ci è imposto dal governo di Jean Charest [primo ministro della regione autonoma del Québec]. CLASSE, il nostro sindacato, è stato sindato sull’idea che l’educazione dovrebbe essere gratuita, così come un diritto sociale. Quando Charest ha proposto un aumento delle rette, abbiamo dichiarato che non l’avremmo accettato. È questo il principale motivo dello sciopero.
Rifiutiamo l’idea secondo cui le università hanno bisogno di chiedere più soldi agli/alle studenti. Hanno aumentato i loro effettivi cercando di rispondere alle loro necessità contabili in questo modo. Solleviamo comunque questioni più larghe: in particolare su ciò che dovrebbe essere un sistema educativo. Le università vorrebbero che il sistema educativo si occupasse di ricerca e sviluppo per Nike e altre aziende. Noi pensiamo che l’educazione debba tendere al miglioramento della società e non contribuire alla realizzazione di profitti.


Perché il governo Charest sta tentando d’imporre un aumento delle tasse universitarie?

G. Legault: Dal 2007, il governo ha cominciato un’attività frenetica. Anche prima della crisi economica scoppiata nel 2008, ha annunciato messa all’opera di un vasto piano di austerità. Il governo ha deciso di abbassare considerevolmente le imposte alle imprese. Ha anche abolito, dal 2007, l’ultima imposta sul capitale. Il governo ha dichiarato: “Non abbiamo abbastanza denaro. Dobbiamo aumentare il costo dell’accesso ai servizi pubblici, per equilibrare il nostro budget”. Conoscete il ritornello, è sempre e ovunque lo stesso.[…]
Sapevamo che l’educazione sarebbe stata la prossima tappa. Da quel momento, quando nel 2010 il governo ha proposto questo aumento […] ci siamo detti: “Cosa succederà? Cosa faremo contro?”. All’epoca, ASSÉ [Associazione per una solidarietà sindacale studentesca], che è l’origine di CLASSE, aveva appena deciso che avremmo lanciato un grande campagna d’informazione verso tutti/e coloro i/le quali erano toccati dall’aumento delle rette.
Per ASSE era chiaro, in quel momento, che nulla avrebbe potuto fermare il governo, se non uno sciopero generale. Allora tutti ci guardavano dicendo: “Pfui, guardate tutti questi sognatori, che vogliono scioperare”. Nessuno pensava che saremmo riusciti a far scioperare 150'000 persone.
[…]
Può essere che siamo stati molto ambiziosi, ma penso che le lotte attuali non fanno che confermare che tutto è possibile. Le masse di persone si pongono attualmente ancora più a sinistra di noi! Non abbiamo più il “controllo” su ciò che accade. È una cosa magnifica!
Basti pensare alla manifestazione del 22 maggio. Eravamo davvero sorpresi dalle sue dimensioni, non foss’altro, perché lo sciopero cominciava a diventare veramente, veramente lungo.
Il governo è appena passato alla modalità di attacco. Ha sistematicamente tentato di abbatterci con le legge Loi 78, che fondamentalmente criminalizza ogni organizzazione di protesta. Questa legge ha però offeso la gente e allargato la lotta. Tutti lo hanno capito il 22 maggio. Il governo ha dunque creato un mostro costituito da nuovi attivisti determinati che lo ossessioneranno per almeno i prossimi due decenni.

Cos’è questa Loi 78 e qual è la vostra risposta?

G. Vézina: La legge contiene molte disposizioni. In primo luogo, sospende il semestre fino al mese di agosto. Tutte le università sono dunque concretamente chiuse, che siano in sciopero o no. Questo per tentare di paralizzare lo sciopero [come una serrata padronale].
Secondo, la legge da ai poliziotti il diritto di proibire una manifestazione di 50 persone o più, se gli organizzatori non comunicano prima alle autorità l’ora, la data, la durata e il percorso della manifestazione. I poliziotti possono anche modificare il percorso se questo rompe la “pace sociale”. Ciò vuol dire che se noi organizziamo, per esempio, una manifestazione contro il primo ministro che si trova in un luogo preciso, possono risponderci: “andate a manifestare in un’altra città un altro giorno”.  È assurdo!
Questa legge non tocca solo gli/le studenti. Tocca tutti, compresi i sindacati tradizionali. Permette al contempo di sospendere la percezione automatica delle quote sindacali se le persone violano questa legge.

G. Legault: Questa legge offre carta bianca alla polizia per perseguire gli attivisti. CLASSE ha tuttavia annunciato che non rispetterà questa legge. Facendo questo, ci esponiamo a importanti multe.

G. Vézina: Malgrado queste intimidazioni, penso che questa legge abbia effetti opposti a quelli ricercati. Lo si poteva vedere alla manifestazione del 22 maggio. Alcune organizzazioni studentesche hanno dato alle autorità un percorso autorizzato che quasi nessuno voleva. […]
Tutti, durante tutta la manifestazione, hanno scelto il percorso illegale. L’insieme della manifestazione, con decine di migliaia di partecipanti, era illegale. È stato il più grande atto di disobbedienza civile mai visto in Québec da 40 anni.

G. Legault: Da quando è stata adottata questa legge […], le persone manifestano ogni notte, colpendo delle pentole [sul modello del cacerolazo argentino]. […] Si conta ogni notte tra le 2'000 e le 100'000 persone nelle strade, se sommate tutte le piccole manifestazioni che si svolgono in numerose città e paesi di tutto il Québec.

G. Vézina: La più grande manifestazione dell’anno scorso si è svolta il 31 marzo. È stato il più grande avvenimento della campagna dell’anno scorso – sono stato arrestato in quell’occasione – e c’erano tra le 5'000 e le 10'000 persone nella strada. ÈR stata una grande manifestazione, ne eravamo fieri. Adesso questo succede ogni notte. Le persone sfidano la  legge e manifestano la loro opposizione al governo.

Qual è la forza dello sciopero in Québec?

G. Vézina: Varia secondo i campus. In certi campus, lo sciopero è molto forte, in altri lo è nettamente meno. Ciò dipende dal modo in cui gli studenti sono effettivamente organizzati. Nei campus in cui lo sciopero è più forte, capiscono la posta in gioco della questione: non fanno sciopero per concessioni insignificanti, lottano per i loro diritti. È il motivo per cui vogliono veramente, dopo così tanto tempo di sciopero, la soddisfazione dei loro diritti.

G. Legault: […]
Fino ad oggi non abbiamo ottenuto una sola offerta da parte del governo in merito alle tesse. È stupefacente che perda più soldi di quelli che avrebbe ottenuto aumentando le rette. Il governo non ha ancora smesso di contare quanto gli costi lo sciopero. Questo mostra gli obiettivi politici e ideologici reali dietro questo aumento.

Perché pensate che questa lotta abbia raggiunto una tale ampiezza rispetto a precedenti lotte studentesche?

G. Vézina: Credo che il contesto internazionale permetta di spiegare perché la lotta sia così ampia. Dopo il grande sciopero del 2005, nel 2007, il governo è tornato all’attacco. Hanno messo in opera un aumento di 100 dollari [canadesi, un po’ meno di 100 franchi] ogni anno per cinque anni. La mobilitazione si è sgonfiata e non è successo niente. Nel 2011, la primavera araba ci ha ispirati.

G. Legault: Il movimento Occupy, inoltre, ha mostrato alle persone che era possibile muoversi e contestare. Ci sono anche ragioni specifiche al Québec. Penso che una delle principali differenze di quest’anno sono state l’ampiezza di CLASSE e il ruolo di ASSÉ nella lotta d’insieme.
Abbiamo messo in piedi una grande squadra di militanti su scala nazionale, organizzato i campus, gettato le basi per un lavoro alla fonte e organizzato assemblee generali allo scopo di preparare lo sciopero. Un gran numero di noi ha tratto delle lezioni dagli errori e dai fallimenti del 2007. Abbiamo imparato molto da ciò.
Durante le attività di preparazione allo sciopero, molti ci hanno preso in giro, dicendoci che eravamo molto romantici a pensare che avremmo potuto fare qualcosa di altrettanto grande, ampio, duraturo e dinamico dello sciopero studentesco del 2005, che è stato il più importante di tutta la storia del Québec. Con questa lotta, tuttavia, abbiamo davvero superato tutti i record storici dell’attivismo studentesco.

Com’è organizzata CLASSE e quali sono le differenze con gli altri due sindacati studenteschi, la FEUQ [Federazione studentesca universitaria] e la FECQ [Federazione studentesca liceale del Québec]?

G. Legault: Credo che la principale differenza è la democrazia diretta. Nella nostra organizzazione, non diciamo mai alle persone quello che devono fare, noi vogliamo che la gente ci dica quello che noi dobbiamo fare. Non organizziamo l’insieme di un campus in un solo sindacato. Organizziamo le sezioni sindacali per facoltà, in modo tale da radicarci più profondamente possibile, coinvolgendo quanti più studenti possibile.
Altre due differenze principali tra le organizzazioni nazionali riguardano sicuramente i principi e le azioni, ASSÉ e CLASSE si definiscono come parte di un sindacalismo combattivo. Questo principio centrale della nostra organizzazione determina le azioni che intraprendiamo per farci sentire.
Questo tipo di sindacalismo fa sì che costruiamo il nostro movimento in modo completamente indipendente dai partiti politici. Un’altra idea chiave per noi è che abbiamo bisogno di un sindacato combattivo basato sul completo rifiuto della collaborazione. Siamo anche femministi per principio. Questi principi hanno strutturato la nostra lotta. CLASSE è un vero movimento di base.
Non potrei dire lo stesso di FEUQ o del FECQ.  Con la crescita di CLASSE, tuttavia, abbiamo potuto esercitare un’influenza importante sugli altri sindacati studenteschi, spingendoli a sinistra e incalzandoli a prendere posizioni più combattive. Si tratta di un reale cambiamento paragonato al passato.

Come riuscite a coordinare questo sindacalismo democratico di base attraverso tutto il Québec?

G. Legault: Abbiamo un comitato di sciopero eletto composto da 12 a 20 persone. Oltre a ciò, abbiamo circa 55 militanti che partecipano a vari comitati che organizzano diverse attività attraverso il Québec, per mantenere il dinamismo dello sciopero e per aiutare le persone a organizzare azioni.

CLASSE ha visto la sua influenza crescere e amplificarsi come risultato di questo sciopero?

G. Legault: ASSÉ è cresciuta da circa 42'500 membri all’inizio dello sciopero agli attuali 55'000. CLASSE è aumentata di circa 100'000 membri. Questa crescita è dovuta al fatto che CLASSE è la punta di diamante di questo sciopero. […] Abbiamo completamente preso la testa del movimento.

Come collaborate con gli altri sindacati studenteschi?

G. Vézina: All’inizio della lotta, c’erano grandi tensioni tra le diverse organizzazioni. Gli altri due sindacati erano intimiditi da Charest e non erano molto cordiali con CLASSE e il nostro principio di sindacalismo combattivo. Non abbiamo dunque collaborato molto.
Di contro, abbiamo lavorato insieme nella preparazione di una serie di manifestazioni contro l’aumento delle rette. Abbiamo, in seguito, formato un comitato di negoziazione comune che ha deciso di essere fermo sui punti sui quali siamo arrivati a un accordo, come, per esempio, il blocco degli aumenti.

G. Lefault: Abbiamo imbastito una solidarietà senza precedenti tra sindacati studenteschi. Questa è stata messa alla prova dal governo. Esso ha tentato di escludere CLASSE dai negoziati. Abbiamo comunque mantenuto una forte unità, finora.
Gli altri sindacati non sono stati assorbiti da negoziati separati. […]

Esiste una tradizionale divisione tra i campus anglofoni e quelli francofoni. Siete riusciti a superare questa divisione?
G. Legault: Ci siamo riusciti, e questo davvero per la prima volta. Abbiamo due persone nella nostra squadra nazionale, la cui priorità era di andare a McGill e a Concordia, i due principali campus anglofoni del Québec, per organizzarli per lo sciopero. Questo funzionato meravigliosamente a Concordia, ma non a McGill.
C’è un grande scarto culturale tra i sindacati dei campus francofoni e quelli dei campus anglofoni. Sono organizzati in modo completamente diverso. Questi campus sono organizzati hanno grandi sindacati organizzati attraverso l’insieme dei campus, nella maggior parte dei casi, CLASSE è organizzato facoltà per facoltà. Abbiamo lavorato molto per organizzare le loro facoltà in sciopero perché potessero raggiungere CLASSE o partecipare ad azioni.
I campus anglofoni hanno assemblee generali di tutto il campus […]. Queste assemblee non sono efficaci per organizzare uno sciopero, perché solo una minoranza del campus tende a parteciparvi. Il problema, dunque, è: come far sì che lo sciopero funzioni, se solo una minoranza che partecipa all’assemblea lo vota?
Questa è la ragione per cui le organizzazioni più piccole, radicate nelle facoltà, sono più efficaci. Se voi avete, per esempio, una facoltà con 2'000 studenti e, diciamo, 1'200 persone votano per lo sciopero, gli scioperanti saranno più in grado di mobilitare s picchetti di sciopero più forti e numerosi.
Dall’altra parte, se avete un’assemblea generale di un campus di 40'000 studenti e 5'000 partecipano e votano lo sciopero – cosa in sé abbastanza impressionante – restano 35'000 persone che non l’hanno votato, che non se ne sono fatti un’opinione e che non sanno come sarà messa all’opera.
Un’altra differenza è che, senza dubbio, storicamente i campus anglofoni riuniscono persone degli ambienti più ricchi dei campus francofoni. […] Questo fa davvero la differenza.
È stata una battaglia tentare di superare queste differenze. […]

Che relazione c’è stata tra lo sciopero in Québec e gli altri campus del Canada?

G. Vézina: L’istruzione in Canada è di responsabilità provinciale. Una decisione presa in una provincia non ha dunque grandi conseguenze in altre province. La solidarietà è comunque sempre benvenuta. Facciamo del nostro meglio per coltivarla. Questo è tuttavia solo agli inizi. Cominciamo a vedere appelli per dei cacerolazo in diverse città del Canada.

Lo sciopero studentesco ha ottenuto solidarietà dal movimento sindacale?

G. Legault: Abbiamo ottenuto un sostegno di massa. La maggior parte dei sindacati ha votato risoluzioni di sostegno alla nostra lotta. Hanno fatto importanti donazioni. Militanti dei sindacati vengono a ognuna delle nostre manifestazioni. Abbiamo anche sindacati che finanziano i bus per spostare le persone da un posto all’altro per fare picchetti di sciopero.

G. Vézina: Numerosi insegnanti, così come altri lavoratori dei servizi pubblici, ci hanno raggiunti ai nostri picchetti. L’insieme del settore dell’insegnamento è arrabbiato contro il governo e davvero contrario agli innalzamenti delle tasse e alla Loi 78. Partecipano concretamente alla lotta.

Qual è stata la risposta all’’appello di CLASSE per uno sciopero generale contro la politica del governo?

G. Vézina: Non abbiamo ricevuto molte risposte a questo appello, perché i sindacati tradizionali legalmente non hanno il diritto di fare scioperi politici. Se lo fanno, il governo li reprimerà e tenterà di distruggerli. E i sindacati hanno molto da perdere: soldi, edifici e molte altre cose. Questa è la ragione per la quale non hanno risposto al nostro appello per uno sciopero sociale.  

G. Legault: Non per ora, ma ci sono dinamiche che possono cambiare questa situazione. Nel 2010 […] molti sindacati hanno preso formalmente posizione a favore di uno sciopero sociale. Uno dei tre grandi sindacati del Québec, la Confederazione dei Sindacati Nazionali, ha preso posizione a favore di uno sciopero politico e sociale. Ma non si sono impegnati per realizzarlo.
L’idea di uno sciopero sociale è venuta ad alcune nostre sezioni sindacali. […]
Noi partecipiamo alla Coalizione contraria alla mercificazione e alla privatizzazione dei servizi pubblici. Questa coalizione sarà un attore principale nelle discussioni relative all’organizzazione di uno sciopero sociale. Essa potrebbe essere capace, nei prossimi mesi, di costruire uno slancio verso un vero sciopero sociale contro il governo Charest.

Come percepite la vostra lotta in Québec in relazione alle lotte che si sviluppano nel mondo contro l’austerità?

G. Legault: Sono fiero di dire che siamo uno dei movimenti più importanti in America del Nord in questo momento. Non avremmo mai pensato che una cosa del genere potesse capitare qui. […]
Noi possiamo considerarci come parte di una stessa lotta mondiale, anche se non ne siamo toccati altrettanto che altrove [si riferisce al Medio Oriente e al movimento Occupy] e che la lotta non è allo stesso livello. C’è una rivoluzione sociale in Grecia. Qui stiamo ancora picchiando su pentole e padelle. Consideriamo tuttavia con piacere la nostra attuale mobilitazione come l’inizio di qualcosa che potrebbe in qualche modo crescere.

Dove va la lotta?

G. Legault: In seguito a discussioni che abbiamo avuto durante il Congresso, abbiamo deciso di non negoziare separatamente con le amministrazioni di ogni campus. Tutti erano molto determinati a continuare la lotta.
Potremmo però incontrare problemi a ricominciare la lotta in agosto. Il governo scommette sulla possibilità che ci sia una forte reazione contro di noi in autunno. Il governo si è però anche screditato con la repressione che ha condotto, tutti gli arresti e la sua stupida legge.
[…]
Dovremo quindi continuare a organizzarci durante l’estate. Ci sono tra le 200'000 e le 300'000 persone ogni notte nelle vie di Montréal nel corso dell’estate per i festival. Per noi è un’opportunità immensa per diffondere informazioni, distribuire il nostro giornale e guadagnare ancora più persone alla nostra lotta. L’estate sarà calda.

G. Vézina: Dobbiamo continuare la lotta per fermare gli aumenti. Dobbiamo vincere. Non abbiamo scelta. Se vinciamo, le cose andranno meglio in tutto il Canada e in America del Nord. Se il movimento studentesco del Québec sarà sconfitto, sarà peggio per tutti. Non abbiamo altra scelta che vincere. In questo processo, facciamo nascere una nuova sinistra in grado di battersi contro il governo su numerose altre questioni.

(intervista realizzata il 4 giugno da Ashley Smith per il sito SocialistWorkers.org e pubblicata in francese, nella sua versione integrale, sul sito dei nostri compagni del Cercle La brèche, la traduzione dal francese e la scelta dei tagli sono state curate da Rivoluzione!)