Egitto - Piazza Tahrir, seconda parte


Adam Morrow e Khaled Moussa al-Omrani*
IPS, Il Cairo, 6-6-2012



Il verdetto del “processo del secolo” in Egitto, che ha condannato all’ergastolo il deposto presidente Hosni Mubarak e ha assolto la maggior parte degli altri accusati, ha scatenato nuove manifestazioni nell’emblematica piazza Tahrir, nel centro del Cairo. 
La sentenza è arrivata in un momento particolarmente complesso in questo paese, che si prepara alla seconda tornata delle sue prime elezioni presidenziali dalla caduta di Mubarak, nel febbraio del 2011.
“Il controverso verdetto contro Mubarak ha aggravato una già tesa situazione politica”, ha detto a IPS il capo del nazionalista Partito Karama (“dignità”), Mohammed Sami. “Il futuro politico a breve termine è probabilmente determinato dall’estensione e dall’intensità di questa nuova ondata di manifestazioni”.

Un tribunale penale del Cairo ha emesso la sua sentenza sabato 2 sul lungo processo a Mubarak, al suo ministro degli Interni, Habib Al-Adli, e a sei assistenti di quest’ultimo, accusati di aver assassinato circa 850 manifestanti disarmati durante la sollevazione dell’anno scorso a piazza Tahrir.
Il verdetto è stato una sorpresa: carcere a vita per Mubarak e Al-Adli, mentre il resto degli accusati è stato assolto.
In una seconda sentenza annunciata nello stesso giorno, Mubarak e i suoi due figli, Alaa e Gamal, assieme al magnate latitante Hussein Salam (che ha svolto un influente ruolo in un accordo d’esportazione di gas a Israele, alla fine cancellato) sono stati anche assolti da molte accuse di corruzione.
Le forze politiche che hanno appoggiato la rivoluzione del 2011 hanno criticato i verdetti, segnalando che Mubarak e Al-Adli meritavano la pena di morte. Inoltre, hanno messo in guardia, l’assoluzione degli altri sei accusati faciliterà le cose perché il presidente e il suo ministro degli Interni ricorrano in appello.
“Ci si attendeva che il carcere a vita contro Mubarak e Al-Adli placassero la fame di giustizia della popolazione”, ha detto Ahmer Maher, coordinatore generale del movimento giovanile 6 aprile, che ha giocato un importante ruolo nella rivoluzione dell’anno scorso.
“I due ricorreranno certamente in appello”, ha detto Mahrer a IPS. “Potrebbero persino essere scagionati dalle accuse di aver assassinato i manifestanti, visto che gli assistenti di Al-Adli, che ha presumibilmente dato l’ordine, sono stati assolti”.
“L’assoluzione invia anche un segnale alla polizia che può continuare ad assassinare manifestanti politici impunemente”, ha aggiunto.
Poche ore dopo l’annuncio del verdetto, migliaia di persone si sono radunate nella piazza Tahrir per rifiutarlo ed esigere giustizia per gli assassinati nel sollevamento dell’anno scorso.
Lunedì 4, altre decine di migliaia sono arrivate in piazza per esigere un nuovo processo elettorale e il licenziamento del procuratore generale.
L’ultima ondata di manifestazioni avviene in un momento di incertezza politica in Egitto, che si appresta a eleggere un nuovo presidente.
Nel primo turno di votazione, il candidato della Fratellanza Musulmana, Mohammad Morsi, si è piazzato al primo posto, con il 25% dei suffragi, seguito dall’ultimo primo ministro di Mubarak, Ahmed Shafiq, con il 24%. I due si affronteranno nuovamente alle urne il 16 e 17 di questo mese.
“Le attuali proteste a piazza Tahrir non sono solo il risultato del verdetto contro Mubarak, ma anche del processo elettorale in generale, che ha messo i votanti (nel dilemma di eleggere) tra i Fratelli Musulmani e quello che vedono come la rinascita del regime di Mubarak”, ha detto Sami.
Martedì 5, più di 100'000 manifestanti di tutti i settori politici, compresi i Fratelli, sono scesi in piazza Tahrir con due richieste: un nuovo giudizio a Mubarak e agli altri accusati e l’applicazione della Legge di Squalifica Politica.
Questa legge, che proibirebbe ai funzionari dell’era Mubarak di occupare alte cariche nello Stato, è stata ratificata dal parlamento in aprile e adesso attende l’approvazione della Suprema Corte Costituzionale.
Hossam Eissa, professore di diritto all’Università An Shams, del Cairo, e personalità di spicco della sinistra egiziana, detto a IPS che l’applicazione della legge “significherebbe tornare a fare le elezioni da zero”.
Molti manifestanti in piazza Tahrir chiedono anche la creazione di un “consiglio presidenziale civile”, che sia formato da Morsi e i candidati Hamdeen Sabbahi (nazionalista di sinistra) e Abdel-Moneim Abdul-Fotouh (islamista moderato), che sono arrivati rispettivamente al terzo e quarto posto al primo turno.
Il consiglio proposto, che cerca prima di tutto di mettere da parte Shafiq, avrebbe il mandato di governare il paese finché si rediga una nuova Costituzione e si realizzino nuove elezioni. Anche se l’idea ha ottenuto l’appoggio dei liberali della sinistra, è stata rifiutata immediatamente dai Fratelli Musulmani.
Se le forze politiche vogliono sconfiggere Shafiq, sostengono i Fratelli, devono compattarsi dietro Morsi alla prossima tornata elettorale.
Secondo Sami, le proposte per un consiglio presidenziale non designato dall’elettorato “non sono realistiche”, perché a questo organo mancherebbe la legittimità costituzionale.
“Inoltre, né il parlamento, né il Consiglio Supremo delle Forze Armate (che governa transitoriamente il paese) hanno l’autorità per creare questo corpo”, ha aggiunto.
“È più realistico fare pressione per l’applicazione della Legge di Squalifica Politica, che proibirebbe a Shafiq di competere per la Presidenza e obbligherebbe a convocare nuove elezioni“ ha ggiunto.
Anche se i partiti di sinistra e i liberali hanno opinioni diverse sui Fratelli, sono uniti nel loro rifiuto di Shafiq, che vedono come un simbolo dell’era Mubarak.
“Le manifestazioni di martedì hanno mandato un potente messaggio ai rimasugli del regime Mubarak che il popolo egiziano rifiuta il ritorno all’autocrazia e alla corruzione del passato”, ha detto a IPS il presidente del Comitato degli Affari Legislativi del parlamento, Mahmoud Al-Khodeiry, presente a piazza Tahrir.
Da parte sua, Mahrer ha messo in guardia sul fatto che il controverso verdetto ha dimostrato che “i resti del regime di Mubarak continuano a essere profondamente radicati a tutti i livelli dello Stato”.
Per questo, ha segnalato, le manifestazioni del 2011 in piazza Tahrir sono state “solo il primo round della rivoluzione d’Egitto”.

*La traduzione dallo spagnolo è stata curata da Rivoluzione!