Distribuire preservativi nelle scuole è sufficiente?

Negli scorsi giorni i giovani liberali, in collaborazione con “Zona Protetta” e “Aiuto AIDS Svizzera”, hanno preso parte alla distribuzione gratuita di tremila profilattici nelle scuole. Lo scopo dichiarato: sensibilizzare i giovani alla prevenzione delle  malattie sessualmente trasmissibili e delle gravidanze indesiderate.
Sarebbe fin troppo facile ironizzare sulla ricrca di facili consensi all’interno delle scuole con un’iniziativa come questa e sull’opportunismo politico di un movimento giovanile che fino a pochi mesi fa aveva come suo unico perno politico una proposta come quella d’istituire un centro di detenzione per minorenni in Ticino, ma riteniamo che questo aspetto sia marginale e non valga la pena di un articolo.
Ci sembra invece doveroso fare a riguardo qualche riflessione che entri nel merito dell’azione, visto che i giovani liberali non hanno accompagnato la distribuzione con la benché minima discussione legata alla sessualità, alle sue forme, al rispetto, e alla consensualità. È prevalsa una visione meccanicistica, di tipo puramente medico-igienico e, a suo modo, paternalistico. Un regalo per “divertirsi” senza troppe preoccupazioni e senza rischiare malattie.
La distribuizione andata in scena è parsa infatti un invito a “fare sesso” e a “distrarsi”, più che una campagna di riflessione sul modo di gestire i propri corpi in questo momento di crisi economica, sociale e di legittimità politica. Il problema delle malattie sessualmente trasmissibile è certamente fondamentale e nessuno vuole mettere in dubbio che queste siano una piaga che sta estendendosi tra i giovani, ma pensiamo che la soluzione non stia né nella distribuzione indiscriminata di preservativi, né nell’astinenza, propugnata da altri gruppi.
Una visione della sessualità ristretta, che non entra nel merito del modello dominante, ampiamente mercificato, dunque mediato economicamente, ma anche legato alle oppressioni specifiche di sesso e genere, che toccano ampiamente anche la Svizzera. Sembra che usare il preservativo dia la soluzione ad ogni problema.
Noi pensiamo che la questione della diffusione delle malattie sessulamente trasmissibili sia più complessa e vada a toccare le relazioni tra i sessi, le libertà e il piacere gratuito e rispettoso del prossimo, senza essere né bacchettoni, né superficiali. Un rispetto di cui l’uso del preservativo è solo un aspetto, certo non marginale, ma sicuramente importante almeno quanto il rifiuto di atteggiamenti maschilisti e di emarginazione dei comportamenti sessuali diversi rispetto alla “norma eterosessuale”.
Sembra che l’azione dei giovani liberali sia stata più un’operazione mediatica e diversiva rispetto ad altri problemi, come la crisi economica, che colpisce in particolar modo proprio i giovani e come un modo per “sganciarsi” dall’immagine di partito del potere e repressivo, che gli ha dato l’iniziativa in favore di un carcere giovanile in Ticino. Assente infatti dalla loro riflessione è la correlazione tra l’aggravarsi della crisi economico-sociale e il diffondersi di comportamenti sociali pericolosi e oppressivi, anche nelle relazioni sessuali.
Il rifiuto di entrare nel merito di questi temi sembra volerci inoltre dire implicitamente che chi appartiene ad un determinato sesso (uomo-donna) deve far coincidere ben determinate caratteristiche di genere (maschile-femminile) appositamente predisposte. Ad esempio la donna, oltre a corrispondere a determinati canoni estetici e comportamentali, deve pure interpretare un ruolo ben preciso nelle relazioni di coppia, così come può svolgere solo determinate professioni, ecc.
Per noi è fondamentale mostrare le contraddizioni di questa società, opporsi alle politiche condotte dai partiti di governo e dei loro sostenitori, che creano le condizioni materiali all’interno delle quali prosperano atteggiamenti pericolosi e dannosi anche a livello di salute pubblica e, poi, cercano di responsabilizzare a livello individuale le persone colpite. Riteniamo che si debba stimolare la riflessione e l’azione collettiva dei giovani per trovare e praticare soluzioni reali che non siano solo di facciata e per rompere, una volta per tutte, questo circolo vizioso fatto di emarginazione, individualismo, condizioni di lavoro, di studio, sociali, affettive e di salute, in una parola, di vita precarie, poiché, citando Rosa Luxemburg, “chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene”.