“Scarichiamoli, vogliamo una banca al servizio del Ticino”


Pubblichiamo di seguito un'intervista che il compagno Aris Martinelli ha rilasciato al sito www.ticinolibero.ch sulle campagne in cui è impegnato il Movimento per il socialismo, appoggiato da noi Giovani MPS

Il Movimento per il socialismo ultimamente è molto attivo: la questione BancaStato e la manifestazione contro il dumping di sabato prossimo sono due fronti che vedono la piccola organizzazione politica in prima linea nel dibattito politico cantonale. Abbiamo voluto parlarne con uno dei giovani di Mps, Aris Martinelli.
BancaStato, sabato prossimo una manifestazione, sembra quasi che il Movimento per il socialismo (Mps) sia in campagna elettorale… . Eppure non lo siete.
No, non siamo candidati. E abbiamo già avuto modo di spiegare il perché. Però da ormai qualche mese siamo attivi in questo comitato interpartitico – che si chiama comitato antidumping – aperto a tutti coloro che pensano che in Ticino vi sia un’urgenza salariale, che dopo le votazioni sugli accordi bilaterali è un tema evidente agli occhi di tutti. Persino a quei partiti che durante le campagne delle votazioni sui bilaterali affermavano che le misure di accompagnamento sarebbero bastate per evitare questo dumping salariale e sociale che, ricordiamolo, è un processo di abbassamento dei salari e un peggioramento generale delle condizioni di lavoro. Anche questi partiti, al giorno d’oggi, non possono negare la situazione venutasi a creare. L’Mps allora è stata l’unica forza a sinistra che ha criticato la firma di questi accordi bilaterali, che di fatto hanno rappresentato una liberalizzazione del mercato del lavoro.
E sabato prossimo sarete in piazza?
Sabato prossimo, certo. A Bellinzona in Piazza Collegiata alle ore 16, si terrà questa manifestazione. Quando è stato creato questo comitato antidumping ci si è dati due obiettivi. Il primo obiettivo è quello della mobilitazione, in modo anche da colmare il deficit di conoscenza del fenomeno del dumping. Tutti ne parlano, ma nessuno poi sa quanto realmente colpisca l’economia ticinese nei vari settori. L’altro punto su cui lavoriamo è quello dell’iniziativa presentata da Matteo Pronzini, da qualche mese deputato in Gran Consiglio, che chiede un rafforzamento dell’ispettorato cantonale del lavoro, che mira concretamente a rafforzare i diritti dei lavoratori sui luoghi di lavoro.
Pronzini ha anche scoperchiato la vicenda Barbuscia-BancaStato. Nel 2003 l’Mps tutto da solo lanciò un referendum contro la modifica della legge su BancaStato. I fatti dell’ultimo mese dimostrano realmente che avevate ragione, o tutto questo clamore altro non è che una mera strumentalizzazione?
In realtà penso si tratti di coerenza politica. Noi abbiamo sempre denunciato l’operato di BancaStato, rivendicandone sempre il suo ruolo pubblico di banca cantonale. Anche alla luce della crisi europea (e mondiale), che ha mostrato chiaramente il ruolo nefasto delle banche, è necessario rilanciare un dibattito in generale sul ruolo delle banche, sui loro compiti. Si consideri, in quest’ottica, che BancaStato dovrebbe essere una banca che appartiene alla popolazione ticinese. Per cui io direi proprio che non si è trattato di una strumentalizzazione, anche perché la questione BancaStato è sempre stata fra i nostri temi. Semmai le vicende contingenti ci hanno permesso di rilanciare il dibattito, avanzando le nostre rivendicazioni. Insomma, cerchiamo di battere il chiodo laddove abbiamo qualcosa da dire, qualcosa di concreto da proporre. Sia il referendum del 2003, sia la petizione online, sia le interrogazioni del nostro deputato Matteo Pronzini lo dimostrano.
Parliamo della petizione, cosa chiedete in concreto?
Il titolo della petizione è eloquente: “BancaStato. Hanno le batterie scariche: scarichiamoli”. In sostanza la petizione, sulla scorta anche della vicenda Barbuscia-Pelli, chiede le dimissioni dell’intero consiglio d’amministrazione, compreso il suo presidente Fulvio Pelli. E poi chiede – oltre alla nomina di un consiglio d’amministrazione composto da personalità del mondo economico e della “società civile” che credano in una banca totalmente pubblica al servizio della nostra popolazione e della nostra economia – di avviare un dibattito sul ruolo sociale della banca, fondamentale in questo contesto di crisi.
Dunque la sola nomina di un consiglio d’amministrazione con dei crismi come lei dice però non è sufficiente. Bisogna quindi rimettere mano sulla legge?
Certo, ovviamente la nomina del consiglio d’amministrazione deve rispettare un criterio di competenza e deve essere fatta con l’obiettivo di perseguire un determinato tipo di mandato. L’importante che questo mandato sia chiaramente orientato verso una banca pubblica al servizio dei cittadini, e dunque è chiaro che occorrerà tornare sulla legge.