Chile – Manifestazioni di massa per un cambiamento di modello


La protesta del mondo dell'educazione ieri ha radunato più di centomila persone a Santiago. Ci sono stati alcuni disordini.


Oggi scade il termine per rispondere alle richieste degli studenti e dei docenti, che esigono un’educazione più inclusiva e democratica. Il governo dice che non negozia sotto pressione. Si denunciano infiltrazioni della polizia per le violenze.


Christian Palma, da Santiago
Página/12, Buenos Aires, 10-8-2011


“Sono giardiniere e voglio un figlio ingegnere”, diceva un cartello che portava tranquillamente un padre nella nuova manifestazione contro il sistema educativo cileno che ieri ha riunito più di centomila persone a Santiago e diverse migliaia nelle principali città del paese. Gli striscioni, i cartelloni, i segni si sono moltiplicati ancora, nonostante fosse un giorno lavorativo e l’Intendenza Metropolitana aveva modificato il percorso tradizionale delle concentrazioni della capitale. Il sole ha inoltre aiutato a far sì che la manifestazione si trasformasse in una festa, in cui i vicini dei piani superiori lanciavano acqua alla moltitudine che, travestita e suonando tamburi, avanzava pian piano verso il Parque Almagro, il punto d’arrivo concordato con le autorità.
Ma quest’acqua che cadeva pulita dall’alto, non ha avuto niente a che vedere con quello che più tardi ha usato la polizia per respingere un gruppo d’incappucciati che hanno dato origine a eccessi nel Paseo Bulnes, vicino a La Moneda.
Lì, così com’è stata tonica nelle ultime manifestazioni di massa –a parte quella famigliare e molto partecipata di domenica–, gli eccessi di pochi, assieme agli idranti e ai gas lacrimogeni, hanno appannato una protesta che fino a mezzogiorno si svolgeva in modo normale. Il Ministero dell’Interno ha informato che ci sono stati 273 arresti e 16 civili e 23 carabinieri feriti.
Questo nonostante la presidente della Federazione degli Studenti dell’Universidad de Chile, Camila Vallejo, invitava a chiudere la grande mobilitazione in calma. In quel momento, le reti sociali denunciavano che diversi poliziotti si erano infiltrati nel corteo per cominciare disordini e scaldare gli animi. “Calma, sappiamo già che i violenti non siamo noi”, ha insistito Vallejo per mezzo di Twitter.
Senza dubbio, il disordine ha guadagnato terreno in mezzo a bombe molotov, pietre, bastoni e persino un’auto incendiata nella via pubblica, cha ha dato per conclusa la protesta. Rodolfo Pozo, padrone dell’auto, ha descritto quello che è successo come una “vera catastrofe”. Lì vicino, Sebastián, un “pinguino” (studente secondario) di 16 anni, reclamava a faccia scoperta: “Solo la violenza fa notizia, non quando migliaia di persone marciano in pace”.
Intanto, il ministro dell’Interno, Rodrigo Hinzpeter –criticato per l’eccessiva durezza dei carabinieri in precedenti cortei–, cercava di trarre profitto dagli incidenti. “I disordini sono una prova che i cortei sono usciti dal controllo di chi li ha convocati e sono diventati danneggiamenti”, ha dichiarato. Subito dopo, ha chiesto agli studenti e al collegio dei professori di “sedersi a lavorare” ai progetti di legge sull’educazione che a breve il governo invierà al Congresso, spostando la discussione a quest’assise. “Gli studenti dovrebbero acquisire coscienza del fatto che questo movimento sta cominciando a essere utilizzato da persone cui importa abbastanza poco della qualità dell’educazione”, ha aggiunto.
Gli ha risposto Camilo Ballestrero, presidente degli studenti dell’Universidad de Santiago. “La violenza non viene dal nulla e dovremmo lavorare con il governo per capire come porvi fine. Siamo disposti a dialogare, ma è stato il governo a mandare le sue proposte al Parlamento (senza discuterle con gli studenti)”, ha detto il dirigente.
In una visita ad alcuni luoghi colpiti, l’alcalde di destra di Santiago, Pablo Zalaquett, si è lamentato dei danni lasciati dalla protesta. “Sono i più grandi mai visti. Lotterò perché ciò termini una volta per tutte”, ha drammatizzato. Senza dubbio, alcuni residenti non sono stati molto d’accordo con la denuncia dell’alcalde. “Gli studenti erano tranquilli, finché sono arrivati i delinquenti. Non è colpa loro”, ha detto uno che non ha voluto identificarsi, intervistato dalla televisione.
Rispetto ai presunti infiltrati, i deputati del Partito Comunista Lautaro Carmona e Hugo Gutiérrez hanno chiesto formalmente informazioni sul funzionario dei Carabinieri in civile che è stato protetto dai suoi colleghi che presidiavano il Congresso nazionale nella città portuale di Valparaíso. Il carabiniere sarebbe stato scoperto mentre agiva incappucciato tra gli studenti.
“Sono categorico, i Carabinieri non si infiltrano. I Carabinieri usano personale per ottenere informazioni”, ha spiegato ai media il colonnello Guillermo Bezzenberger. Senza dubbio, qualche ora più tardi, La Moneda ha confermato che chiederà informazioni all’istituzione per chiarire questa situazione. “Non sembra prudente che esista un funzionario dei Carabinieri che agisca con il volto coperto”, ha sostenuto il portavoce presidenziale, Andrès Chadwick.
Così le cose, oggi scade il termine che i leader studenteschi hanno dato al governo per accettare le loro richieste. Gli studenti chiedono che il diritto all’educazione di qualità sia ancorato nella costituzione e che si riformuli il sistema delle borse e dei prestiti di studio, abbassando gli interessi, per garantire uguale accesso all’educazione a tutti gli strati sociali. Il ministro dell’Educazione, Felipe Bulnes, ha già anticipato che non agirà sotto pressione.
Da giovedì scorso, in varie zone del paese, compreso il comune conservatore di Providencia, migliaia di manifestanti fanno suonare le pentole, in memoria delle proteste contro Pinochet negli anni Ottanta.
Al momento della chiusura di questa edizione, il rumore delle pentole non era cessato. Il suono ha percorso un’altra volta il Cile, in una grande protesta contro un sistema ereditato dalla dittatura e che chiarisce che il malcontento verso un governo –legato, anche se non lo vogliono, alla dittatura– non si ferma. Il “cacerolazo”, questa volta, non è potuto essere represso dalla polizia.


Tradotto dallo spagnolo da Rivoluzione!