Sciopero dell'edilizia

4 luglio: punto di partenza?

Ieri pomeriggio un migliaio di operai del settore edilizia hanno manifestato per le strade di Lugano contro il peggioramento e le violazioni delle condizioni di lavoro sui cantieri ticinesi.

Tramite striscioni e slogan con scritto "Contro lo sfruttamento, più dignità"; "Basta con gli abusi"; "Residenti e frontalieri uniti oltre le frontiere" è stato riportato il sentimento di indignazione che comincia a circolare tra i lavoratori.

I fatti noti di degrado del rispetto delle condizioni di lavoro, resi pubblici durante le scorse settimane, rischiano di essere solo la punta dell’iceberg della reale situazione degli abusi praticati sulle norme contrattuali dai datori di lavoro.

Infatti, già il rapporto sui controlli dell’applicazione delle misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, pubblicato dalla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) il 3 maggio scorso per il 2010, ha evidenziato un aumento della pressione al ribasso sui salari in Svizzera.

Molto indicative sono le cifre inerenti i controlli effettuati sui lavoratori stranieri distaccati in Svizzera (lavoratori "importati") coperti da un contratto collettivo di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale. I controlli hanno rilevato che il 41% degli imprenditori svizzeri e il 38% di quelli stranieri ha violato i CCL. Rispetto al 2009 i casi di abuso sono aumentati quasi del 50%.

Possiamo tranquillamente immaginare che la situazione sia peggiore per quei settori che non hanno un CCL obbligatorio, ossia per quasi l’80% dei 4,6 milioni di lavoratori e lavoratrici in Svizzera.

Tornando alla realtà ticinese, le condizioni di lavoro sono sicuramente peggiori a causa dell’inconsistenza delle misure di accompagnamento di fronte alle pressione esercitate sul mercato del lavoro e sui salari, essendo un cantone di frontiera.

L’aumento del numero di frontalieri, i contratti di lavoro a termine (part-time), il lavoro su chiamata, gli stage, ecc. sono tutti degli elementi che rilevano come la deregolamentazione del mercato del lavoro e la sua liberalizzazione (voluta dai principali partiti) hanno generato un notevole peggioramento delle condizioni sociali e salariali aprendo la strada al dumping e permettendo parallelamente ai proprietari aziendali di aumentare i profitti.

In questo contesto è prioritario rafforzare le misure di accompagnamento per evitare la messa in concorrenza tra i lavoratori e le violazioni delle condizioni di lavoro.

Estendere i contratti collettivi di lavoro di carattere obbligatorio con presente un salario minimo di 4'000 franchi e creare un ispettorato cantonale del lavoro che si occupi dell’applicazione della legislazione sul lavoro sarebbero due primi passi per evitare il peggioramento delle condizioni sociali ed economiche.

Inutile ribadire che per adottare simili proposte sia prioritario organizzare azioni di protesta costanti sul territorio, rompendo con la logica della concertazione e della pace del lavoro, che negli ultimi anni ha fatto solo gli interesse del padronato che ha potuto passo dopo passo peggiorare i diritti dei lavoratori conquistati dalle passate generazioni.

La mobilitazione e le rivendicazioni degli operai edili del 4 luglio devono seguire questa dinamica per poter invertire la rotta, riportando i diritti e bisogni dei lavoratori al centro dei dibattiti.