Il Movimento 15 maggio di Madrid decide di assumersi i rischi e rimanere accampato a Puerta del Sol*

*dal sito Periodismo humano, tradotto da Rivoluzione!

30 maggio 2011

L’assemblea opta per prolungare il campo nonostante i dubbi di varie commissioni

Sol si sente un referente internazionale e i problemi del campo sono visti come secondari

Alle cinque del pomeriggio cominciava a pochi metri da Porta del Sol una piccola ma importante assemblea per il movimento 15 maggio: i portavoce delle decine di commissioni che danno forma al movimento a Madrid si riunivano per accordarsi su una posizione comune sul fatto che si dovesse o meno smantellare il campo che ha compiuto domenica scorsa due settimane di vita. Questa proposta sarebbe stata portata alle otto di sera all’assemblea generale per essere dibattuta.

Alle otto meno un quarto i negoziati erano ancora aperti, anche se era assunta una posizione: il campo non è sostenibile e si deve cercare una formula alternativa di continuità prima che un qualche incidente o uno sgombero della polizia facciano perdere il controllo della situazione agli accampati.

Perché esistono rischi e problemi, secondo gli stessi accampati: di sicurezza per le persone e per le installazioni, di pulizia e d’immagine. E di convivenza: “qui alcuni di noi lavorano mentre altri si divertono”, diceva un portavoce. “C’è gente che viene solo ad accamparsi e a mangiare gratis che non ha niente a che vedere con il movimento e che non si fanno vedere nelle commissioni”, commentava un altro. Da giorni, ed è qualcosa di approvato nell’assemblea generale, si chiede senza molti risultati agli accampati che smontino le tende di giorno per facilitare il lavoro e le riunioni. “Il campo ci ha dato molto, ma adesso può cominciare a indebolirci”, avrebbe detto qualcun altro in seguito.

La maggior parte delle commissioni in questa riunione di preparazione erano d’accordo che “bisogna smettere di dormire qui” e a conservare una zona per il lavoro delle commissioni, per la riflessione e come riferimento simbolico. Qualcuno con un telefono in mano, interrompe la riunione: “Ci offrono una baracca per installarla nella piazza”.

Ma le decisioni del movimento 15 maggio si prendono per consenso, non per maggioranza – vale a dire che, se una persona blocca una qualsiasi iniziativa, questa deve essere dibattuta finché qualcuno cede – e i termini della proposta si sono modificati fino a diventare un testo dallo stile di comunicato più che di proposta:

“Non ce ne andiamo, il movimento continua. Ristruttureremo il campo perché siamo responsabili. I gruppi di lavoro e le commissioni continuano a lavorare nello spazio pubblico. Oggi cominciamo il processo di ristrutturazione. Ogni gruppo di lavoro inizierà a partire da oggi a pensare a un piano di lavoro per proporre come dovrà essere il processo”.

Questo testo, redatto come un comunicato più che come una proposta, è risultato ambiguo per una parte dell’assemblea e avrebbe dovuto essere chiarito, riletto e corretto varie volte, ponendo enfasi sui rischi perché ne fosse chiaro il significato. Più o meno questo: che vogliono smontare il campo ora che possono per poter continuare a fare assemblee in questa piazza e nei quartieri senza problemi; che non hanno un termine di uscita né cosa si lascerà nella piazza esattamente, ma che si deve cominciare quanto prima.

Ma una cosa è l’ambiente di lavoro delle commissioni, i suoi consigli, e un'altra il clima collettivo delle migliaia di persone che hanno assistito all’assemblea delle otto di sera. Persone che vedono come centinaia di manifestanti “hanno preso la Piazza della Bastiglia”. Come ad Atene si concentrano decine di migliaia di persone. Come Barcellona “ha riconquistato” la Plaça de Catalunya. Come più di cento quartieri e comunità di Madrid hanno celebrato la loro assemblea sabato scorso. Sol si sente un referente internazionale e di fronte a questo i rischi logistici o invisibili sono “problemi locali”, secondo le parole di uno dei partecipanti.

Tra questi problemi “secondari” c’è anche il rischio di uno sfollamento della polizia. In un ultimo gesto, la commissione delle questioni legali ha informato che la Polizia Nazionale, con cui mantiene un contatto da giorni per mandato dell’assemblea, ha comunicato che “da martedì rompe il dialogo con noi”. L’assemblea ha risposto intonando in coro “non abbiamo paura”.

Così dopo quattro ore di dibattito, il movimento 15 maggio ha deciso di mantenere il campo, pur subordinando la permanenza a questioni di sicurezza, pulizia e convivenza che le diverse commissioni dovranno valutare da domani per determinare se sono a norma. Nella parte finale dell’assemblea si è cercato di raggiungere un consenso su quando si farà la valutazione in una nuova assemblea generale, ma la stanchezza e la necessità di finire a mezzanotte per non disturbare i vicini di Sol hanno impedito che si concretasse un termine.

Così si è vissuta e si vive su twitter il dibattito sul futuro del campo di Puerta del Sol.