Quali risposte alla crisi sociale?

di Aris Martinelli, candidato al Gran Consiglio per la lista 4. MPS-PC

La campagna elettorale è ormai giunta al termine. In queste ultime settimane le piazze delle principali città ticinesi sono state invase da politicanti e aspiranti tali, intenti a pubblicizzare i loro programmi politici o, spesso e volentieri, unicamente la loro immagine. Chi, di solito, popola le piazze per difendere salariati e salariate, il servizio pubblico o la sanità, dagli attacchi padronali e privatistici, si trova al fianco dei sedentari governanti che colgono l’occasione per sgranchirsi le gambe intorpidite da anni d’immobilismo. Le vie cittadine abbondano di colori, di gadget e di aperitivi e il politico si trasforma in un abile mercante di fumo e di falsi sorrisi. La regola del buon politico non è proporre idee o spunti di riflessione, è vendersi. Poco importa se le promesse fatte in campagna elettorale non verranno quasi mai mantenute, l’importante è ambire al potere. Nessuna parola sulla crisi economica e sociale che si fa sempre più critica per la stragrande maggioranza della popolazione (salariati, giovani e pensionati) e poche misure concrete per risolverla. Come se la realtà sociale non dia segnali di allarmismo e non incida profondamente sulla vita della gente. Quest’ultima settimana , è stata particolarmente emblematica dell’ingiustizia sociale che caratterizza la nostra società. Da una parte, è entrata in vigore la nuova LADI, particolarmente penalizzante per i giovani del nostro Cantone che lascerà senza indennità più di 1000 disoccupati, dall’altra, la notizia di importanti utili aziendali per la Posta e le FFS. La Posta, da ormai oltre un decennio oggetto di ristrutturazioni aziendali con peggioramenti delle condizioni di lavoro, licenziamenti e tagli salariali, ha registrato ben 910 milioni di utili per l’anno 2010, mentre le FFS, a fronte di un importante peggioramento della cassa pensione e delle stesse condizioni salariali, si trova con un utile di 298 milioni di franchi per l’anno 2010. Questi esempi illustrano chiaramente come l’apparente “ripresa economica” la paghino i lavoratori e le lavoratrici e come l’ondata di privatizzazioni che ha investito FFS e La Posta, trasformandole in SA, stia mostrando i suoi frutti: peggioramento del servizio offerto, sia a livello quantitativo che qualitativo, licenziamenti e aumento dei costi del servizio. Questo è normale poiché la logica di mercato, su cui le due aziende si basano, risponde unicamente al criterio del profitto e della redditività. Per questi motivi è necessario opporsi contro tutti i piani di riorganizzazione condotti dalla Posta e per un potenziamento delle infrastrutture e del servizio postale, per la riapertura delle stazioni FFS e degli uffici postali nelle regioni periferiche, per la reintroduzione del traffico ferroviario regionale e per la difesa dei posti di lavoro alle Officine FFS e il loro sviluppo attraverso la realizzazione di un centro di competenze nel settore dei trasporti come proposto dall’iniziativa popolare!