Matteo Pronzini deputato!

La soddisfazione dei Giovani MPS

La sinistra radicale torna in parlamento e lo fa con Matteo Pronzini del Movimento per il Socialismo. In un contesto economico e politico difficile, in cui la crisi economica sta mandando sul lastrico sempre più persone e le forze di destra avanzano un po’ in tutta Europa, questo è senz’altro un piccolo segnale positivo.

L’elezione non è stata scontata fino all’ultimo. La lista unitaria MPS-PC ha perso molti voti di lista e per questo non è riuscita nell’intento di piazzare due deputati in Gran Consiglio. Ci sentiamo, tuttavia, di affermare che gli sforzi della nostra campagna sono stati comunque premiati e che Matteo saprà essere all’altezza delle aspettative della lista, formatasi attorno a un preciso programma, che per noi è mandato imperativo.

Le disponibilità finanziarie limitate che ci hanno impedito di comperare spazi pubblicitari sui giornali e cartelloni giganteschi a profusione, vere e proprie censure (sempre velate, s’intende) da parte di alcuni media (Blog e quotidiani), trattamenti non sempre all’altezza della tanto declamata democrazia elvetica in televisione e squadre speciali di operatori ecologici inviati da vari comuni per strappare solo i nostri manifesti elettorali appesi con tanto sforzo per le strade del Ticino, non ci hanno di certo scoraggiati.

Come d’abitudine e nostra prassi politica, siamo stati nelle piazze ad ascoltare la voce della gente, siamo andati nelle scuole a discutere dei problemi giovanili, abbiamo volantinato nelle stazioni, abbiamo promosso incontri con e tra lavoratori di settori e paesi diversi. Tutte attività che, pur intensificate dalla possibilità data dalle elezioni di raggiungere un maggior numero di persone, a causa del picco di attenzione per le questioni che attanagliano il nostro cantone, facciamo con regolarità e continueremo a fare.

Abbiamo presentato un Manifesto elettorale con 10 punti che riteniamo fondamentali per il Ticino e su cui ci siamo mobilitati in questi anni, senza curarci di attendere la scadenza elettorale per arruffianarci appoggi dell’ultima ora. I più urgenti: l’introduzione di un salario minimo legale di 4'000 franchi per combattere il dumping sociale e salariale; la difesa dei posti di lavoro rafforzando i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici sui luoghi di lavoro e la difesa del servizio pubblico dagli attacchi privatistici che alzano i prezzi e ne abbassano la qualità.

Si tratta di misure concrete che contrastano con la politica cantonale degli ultimi decenni. Per questi motivi la nostra presenza in parlamento darà fastidio a molti. Lo abbiamo potuto constatare fin da subito, in occasione del consueto dibattito post-elettorale a Teleticino del 11 Aprile. La passione e le argomentazioni taglienti del neo-deputato Pronzini danno fastidio a molti, all’imprenditore Barra in modo particolare. Numerosi gli appelli alla morale e all’educazione nel dialogo politico da parte dei rappresentanti degli altri partiti che, spaventati dall’incalzante questione sociale e dalle soluzioni praticabili, che solo noi della sinistra radicale abbiamo chiaramente portato in questa campagna, richiamano all’ordine e alla quiete politica che rendono la vita civile Svizzera il modello da seguire (secondo loro).

Noi invece riteniamo che laddove non vi sia un vero e proprio dibattito e confronto d’idee diverse e contrastanti, vi sia un pensiero unico e di conseguenza non vi sia vera democrazia. Noi rifiutiamo il patto sociale poiché si regge sulle spalle dei salariati e delle salariate che, lo ricordiamo, rappresentano circa l’80% della popolazione ticinese e svizzera.

Per questi motivi promettiamo che la presenza istituzionale non muterà il nostro modo di agire, ma darà voce alle nostre battaglie in difesa delle categorie più colpite da quest’organizzazione economica e sociale dannosa per le persone e per l’ambiente: salariati, giovani, donne e anziani. Daremo battaglia, come abbiamo sempre fatto, per il Ticino che vogliamo, un Ticino in cui la nostra vita valga finalmente più dei loro profitti!

per i Giovani del Movimento per il socialismo, Aris Martinelli e Leonardo Da Col