Sussidi allo studio: in Ticino bisogna cambiare rotta!

di Aris Martinelli, candidato al Gran Consiglio per la lista 4. MPS-PC

Con l’adesione all’accordo intercantonale sull’armonizzazione dei criteri per la concessione di borse di studio e il cambiamento del sistema di calcolo di quest’ultime che entrerà in vigore a partire dall’anno scolastico 2011-2012, il governo ticinese intende rendere più equi i sussidi di studio. L’adesione comporterà un aumento a 16’000 franchi dell’importo massimo di un assegno di studio (ora 13’000) e il passaggio della base di calcolo per gli assegni da reddito imponibile e sostanza a reddito disponibile semplificato. In realtà, se confrontiamo l’evoluzione degli studenti ticinesi e gli aiuti allo studio, notiamo come questa misura sia insufficiente per svariati motivi. In primo luogo essa si inserisce in un trend nazionale e cantonale, in materia di aiuti allo studio, negativo. Infatti, in Svizzera i sussidi allo studio sono diminuiti di circa il 10% negli ultimi 10 anni (addirittura del 25% rispetto al 1993) mentre il numero di studenti è aumentato del 20%. Nel confronto internazionale, con il 14%, la Svizzera è agli ultimi posti in quanto percentuale di studenti che riceve sussidi dallo Stato. Nei paesi con un sistema di concessione di sussidi basato su precisi requisiti questa percentuale varia tra il 25-50%, mentre nei Paesi con un sistema di sussidi generali questo dato supera addirittura l’80%. In Ticino è confermata questa tendenza. La somma di aiuti allo studio erogata nell’anno scolastico 1991-1992 ammontava a 23 milioni, mentre nel 2009 i prestiti di studio ammontavano a circa 18 milioni di franchi. Se consideriamo l’aumento generale del costo della vita degli ultimi anni e l’evoluzione del numero di studenti ticinesi, da 3’806 nel 1991-92 a 4’529 nel 2009 nelle scuole universitarie e rispettivamente da 3’995 a 4’773 nelle scuole medie superiori, capiamo come la politica degli aiuti allo studio in Ticino sia insufficiente e non risponda ai reali bisogni degli studenti e delle loro famiglie. Inoltre, il calcolo basato sul reddito disponibile ridurrà paradossalmente il numero di coloro che realmente avrebbero bisogno di un sussidio. Infatti, questa misura parte dall’idea che vi siano studenti che “abusano” dei prestiti di studio, ai quali potrebbero rinunciare. È ormai noto però, come il pretesto dell’”abuso” venga utilizzato in vari ambiti, dalla cassa malati all’assicurazione disoccupazione, per giustificare tagli in materia di aiuto sociale. La realtà è che la ratifica dell’accordo intercantonale sull’armonizzazione delle borse di studio darà si accesso ai sussidi per quelle famiglie che si trovano in difficoltà finanziarie, ma peggiorerà le condizioni di quelle famiglie che prima potevano contare sull’aiuto basato sul reddito imponibile. Per questo motivo crediamo che un primo passo verso una vera democratizzazione degli studi non passi solo attraverso una selezione delle famiglie più bisognose, che di fatto implica due categorie di “bisognosi” (i più e i meno bisognosi) ma attraverso un aumento generale del limite di reddito determinante al di sotto del quale scatta il diritto all’assegno di studio.