La mano visibile... Sulla salute

di Dario Borsari, candidato al Gran Consiglio per la lista 4. MPS-PC

La salute delle persone viene spesso evocata quando si discute del continuo aumento dei premi di cassa malati che ogni anno erodono il potere d’acquisto di molte famiglie. Secondo gli ultimi dati a disposizione il numero di persone che non riescono a pagare questa fattura ( i cosiddetti “morosi” ) negli ultimi 4 anni è praticamente raddoppiato arrivando a 16’000.

Su questo tema, dopo la mobilitazione in piazza del 30 ottobre scorso, sarebbe più che mai necessario aprire una discussione per mostrare come l’attuale sistema privato permetta alle casse malati di fare profitti sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori.

In questo senso mi pare importante affrontare il tema del rapporto sempre più stretto ed evidente tra lavoro e salute.

Un’inchiesta sulla salute effettuata in Svizzera nel 2007 aveva già mostrato come in Svizzera i lavoratori meno qualificati abbiano una speranza di vita cinque anni inferiore rispetto a quella delle classi sociali superiori. Un problema che deriva dalle condizioni sociali ed economiche nelle quali una persona nasce e vive e che condizionano a fondo l’accesso alla formazione e, di conseguenza, le condizioni di lavoro e di salute.

Stesso discorso vale per gli infortuni mortali sul lavoro che colpiscono principalmente coloro che lavorano con salari più bassi e che sono pure esposti a rischi maggiori.

Un altro elemento che incide fortemente sulla salute delle persone è il timore di perdere il posto di lavoro.

Negli ultimi anni le politiche adottate dal padronato hanno accentuato questo timore attraverso una continua liberalizzazione del mercato del lavoro, introducendo sempre più concorrenza e flessibilità tra i lavoratori. Un recente studio pubblicato dall’Università di Zurigo, frutto di un’inchiesta svolta in Svizzera nell’ aprile 2010, ha dimostrato come un lavoratore su tre abbia paura di perdere il lavoro. Considerando che il sondaggio è stato effettuato principalmente nei cantoni svizzero-tedeschi è facile immaginare come questo timore sia molto più presente in Ticino dove le persone ufficialmente in cerca di lavoro hanno raggiunto le 12’000 unità. A questo dato bisognerebbe poi aggiungere tutti coloro che lavorano a tempo parziale o con contratti a termine, mai menzionati, e all’aumento dell’intensità dei ritmi di lavoro imposto dalle aziende che, ristrutturando, caricano di maggiori oneri di lavoro il resto del personale ( ricordiamo la recente vicenda della Trasfor di Molinazzo di Monteggio).

Oltre a tutto questo, tra breve ci sarà l’entrata in vigore della revisione della LADI che accentuerà ancora di più la precarietà delle condizioni di lavoro, privando oltre 1’000 persone del sostegno dell’assicurazione disoccupazione.

Le conseguenze per la salute di questa situazione che abbiamo descritto (conseguenze di ordine fisico ma anche, e soprattutto, di ordine psicologico) sembrano essere ignorate dalla maggior parte dei partiti politici, preoccupati solo di far quadrare i conti delle casse malati e del sistema sanitario.

Ma si tratta di un lavoro inutile perché, è ormai assodato, il degrado della salute sul luogo di lavoro, oltre ad essere nocivo e fonte di grande sofferenza per i salariati, ha enormi costi dal punto di vista economico e sociale.

Nessuno osa dirlo, ma le cose stanno proprio così: è il degrado delle condizioni di lavoro ad essere una delle cause fondamentali dell’aumento del ricorso alle cure mediche e quindi anche dei famosi “costi” della salute.

E in questo ambito non vi è dubbio che i maggiori responsabili siano i padroni che, pur di raggiungere gli obiettivi di redditività e profitto, non esitano a passar sopra la salute dei loro dipendenti, peggiorandone le condizioni di lavoro, aumentandone l’insicurezza ansiogena, intensificando i ritmi di lavoro, spesso riducendo (o non rispettando del tutto) le norme di sicurezza.

Per questo diventa importante mettere al centro delle nostre preoccupazioni la salute sui luoghi di lavoro. Solo conoscendone la reale situazione sarà possibile costruire delle mobilitazioni che permettano ai salariati di difendersi ogni giorno dalle insidie alla salute sempre più forti sui luoghi di lavoro.