Terremoto ad Haiti

Le responsabilità dei paesi ricchi di fronte ai disastri nei paesi poveri

Di fronte a quanto è avvenuto e sta avvenendo ad Haiti, non possiamo non esprimere, in primo luogo e davanti alle considerazioni politiche, il nostro rammarico e la nostra tristezza per le vittime del terremoto, per i morti, ma anche solidarietà per i sopravvissuti, che si trovano ora in condizioni difficilissime, senza medicamenti, senza acqua né cibo.

Detto questo non ci possiamo però esimere dall’accusare i paesi ricchi e, più in generale, il sistema capitalista della sofferenza che in questo momento sta colpendo la popolazione.

Se è vero che un terremoto non può essere evitato, è altrettanto vero che certe sue conseguenze lo potevano essere, eccome!

Haiti è il paese più povero del continente americano. La sua mancanza cronica di strutture non è una fatalità, ha origini nell’occupazione militare statunitense, seguita alla rivoluzione anticoloniale che aveva fatto diventare gli haitiani, i cosiddetti “giacobini neri”, la prima democrazia retta da ex schiavi in un paese che si liberava al contempo del giogo coloniale e della dominazione razzista della minoranza bianca.

Da allora Haiti non ha mai avuto pace. Mai ha potuto sviluppare una propria politica indipendente, né un proprio piano di crescita economica. Da sempre sotto occupazione militare, è stata sempre mantenuta a un livello di indigenza dalle potenze occidentali.

Chi ha viaggiato nella Repubblica Dominicana sa che gli haitiani rappresentano lo straniero, l’immigrato povero che fa i lavori più duri alle condizioni salariali e sociali più penalizzate. Vivono nei posti peggiori e sono vittime di razzismo. Nonostante ciò, per loro un’emigrazione di questo tipo rappresenta già un “miglioramento” della loro situazione.

Su un paese povero e senza infrastrutture, una catastrofe naturale mostra tutta la sua potenza distruttrice. Non ci sono costruzioni antisismiche, né è immaginabile una polemica su eventuali norme di costruzione non rispettate. Semplicemente era già ricchezza poter mettere due mattoni uno sopra l’altro, figuriamoci poter avere costruzioni che seguissero standard di sicurezza.

Non ci sono squadre di pronto intervento sul posto, niente pompieri, niente protezione civile. Tutto smette di funzionare, non si può far altro che aspettare gli “aiuti” dall’estero. Ed eccoli gli aiuti: gli Stati uniti del premio Nobel per la pace cominciano a mandare militari (eventuale personale di altra natura, come ad esempio medici, a seguire…) per sedare eventuali rivolte di chi non ha più nulla da perdere, nemmeno un sorso di acqua potabile.

Aiuti in soldi da tutto il mondo, i paesi stanziano fondi per Haiti, ma quello che ci viene presentato come uno slancio di solidarietà umanitaria da parte dei paesi ricchi, non è altro che l’ennesima truffa. Un prestito del Fondo Monetario Internazionale di 100 milioni di dollari, che non sono poi molti per ricostruire un paese, diventano un’immensità se si trasformano in debito per un popolo in ginocchio.

Ecco che i paesi ricchi e le loro banche fanno affari d’oro con le disgrazie dei poveri del mondo. Il debito pubblico aumenta e gli interessi da rimborsare diventano sempre più asfissianti, impedendo a un paese già in difficoltà di potersi rialzare.

In una situazione come questa, torna di attualità il tema dell’annullamento del debito pubblico per i paesi poveri e la concessione di nuovi aiuti per lo sviluppo a fondo perso, per non dover ricominciare la solita trafila di indebitamento e ricatti di cui sono vittime i paesi del Sud. Anche un impegno in questo senso costituisce un ambito di resistenza antimperialista.

Terremoto ad Haiti

OBAMA E HAITI

Che tipo di aiuti stanno inviando gli Usa all'isola terremotata? Navi militari, portaelicotteri, cacciatorpedinieri e un ospedale con 51 posti letto. Intanto l'Fmi promette 100milioni di dollari di aiuti. Ma è l'ennesimo prestito...

di Antonio Moscato

Gli Stati Uniti conoscono bene Haiti, ci sono stati per anni e anni, anche di recente. Hanno messo sotto tutela questo sventurato paese tra il 1915 e il 1934 portandosi direttamente a Washington le sue casse. Anche dopo, hanno continuato a gestire le sue dogane e la sua economia fino al 1945, per ripagarsi le spese dell’occupazione. D’altra parte l’intervento era cominciato per obbligare Haiti a pagare “il suo debito” alla Francia, cioè a risarcirla per le proprietà ritornate nelle mani della popolazione al momento della rivoluzione.
Inoltre gli Stati Uniti si preoccupavano per l’ordine di quel paese, e si rassegnarono a ritirarsi solo dopo essersi assicurati un esecutore locale, come il boia Duvalier. Come fecero a Cuba, quando abolirono l’emendamento Platt, dato che avevano trovato un utile sbirro locale, Fulgencio Batista.
Ad Haiti sono ritornati per organizzare un temporaneo ritorno di Aristide, prima di rispedirlo in esilio. Hanno passato poi la mano alla Minustah guidata dal Brasile, il cui esercito ambiva ad assumere un ruolo continentale ed era disposto a sporcarsi le mani per conto terzi.
Ma ora, dicono, gli Stati Uniti si preoccupano molto per la catastrofe umanitaria provocata dal terremoto, e mandano massicci aiuti. Ma sono aiuti molto strani. Mentre la Cina invia squadre specializzate nel recupero di vittime di terremoti, Cuba (che aveva già centinaia di medici ad Haiti da anni) ha offerto di lasciar passare sul suo territorio gli aerei USA per far guadagnare mezzora ai soccorsi, e Francia, Giappone, Argentina, Nicaragua e perfino l’Italia mandano specialisti (pochi, magari, ma esperti) della protezione civile, gli Stati Uniti hanno mandato:

1. Una portaerei e porta elicotteri, la Carl Vinson, con 19 elicotteri e un ospedale con 51 (cinquantuno) posti letto e tre sale operatorie;
2. Il cacciatorpediniere Higgins, insieme a decine di imbarcazioni della guardia costiera;
3. L’incrociatore Normandy e la fregata Underwood, equipaggiati con missili teleguidati (possiamo domandarci a che servono?);
4. La nave Bataan di assalto anfibio, con capacità simili alla Carl Vinson, accompagnata da altre due navi del gruppo di assalto anfibio, il Fort McHenry e il Carter Hall.

Questa flottiglia trasporta la 22ª Unità di spedizione della fanteria di Marina (circa 2.000 soldati, in gran parte già stanziati ad Haiti durante la precedente occupazione dell’isola). Intanto è sbarcata una compagnia di circa 100 soldati della 82ª Divisione aerotrasportata, che hanno il compito di preparare l’accampamento per il resto della brigata (circa 3.500 soldati).
Il segretario alla Difesa, Robert Gates, in una conferenza stampa ha sostenuto che la presenza militare USA non può essere vista come quella di una forza occupante, ma come un aiuto umanitario. Tuttavia è lo stesso argomento usato da Donald Runsfeld al momento dell’invasione dell’Iraq.
E il presidente Barack Obama, quando ha annunciato lo stanziamento di 100 milioni di dollari per Haiti, lo ha fatto attorniato non dai suoi consiglieri in campo sociale o umanitario, ma dal suo gabinetto di guerra…
Inoltre 100 milioni di dollari non sono poi tanti, se devono servire anche a coprire le spese di una così massiccia operazione militare.
Ma è tutta la cosiddetta “comunità internazionale” a non avere le carte in regola. Il direttore generale del FMI Dominique Strauss Kahn, ha annunciato che vuole “sbloccare immediatamente un fondo di 100 milioni di dollari” (speriamo che non siano gli stessi di cui parla Obama). Peccato che non siano “aiuti”, ma un prestito che dovrebbe aiutare a ripagare l’immenso debito accumulato in due secoli e mai estinto, grazie a insidiosi altri prestiti. Strauss Kahn esprime la sua “profonda simpatia” nei confronti delle vittime, ma dimentica di precisare - se non tra le righe - che la somma sarà sbloccata sotto forma di “facilitazioni al credito”. Cioè che gli haitiani dovranno restituirla… Nessuno però si è mai preoccupato di costringere la famiglia Duvalier a restituire i 900 milioni di dollari accumulati in conti numerati in Svizzera o a Monaco…
Mentre dagli haitiani comuni, poveri e poverissimi, si pretende sempre il pagamento – solo come interessi sul debito – di ben 430 milioni di euro. Il debito estero ammonta nel complesso a 1.885 milioni di dollari!
Haiti finora sopravviveva solo con le rimesse degli emigrati, in via di riduzione però per i licenziamenti che colpiscono sempre prima gli stranieri, specie se irregolari o “clandestini”… A luglio la solita “comunità internazionale” aveva annunciato un intervento per ridurre il debito, ma era solo propaganda, il grosso non era stato cancellato davvero, ma dichiarato “cancellabile”, che è un’altra cosa. Ieri Christine Lagarde, ministro francese dell’Economia, ha detto che ha contattato gli altri membri del club di Parigi per annullare il debito di Haiti. Si vede che lo considera ormai inesigibile! E Obama ha annunciato che temporaneamente sospende la deportazione ad Haiti dei “clandestini” arrestati: grazie, dove li avrebbero messi, se le carceri sono tutte crollate?
Intanto gli aiuti arrivano col contagocce, e la tensione monta. Vari corrispondenti, tra cui Maurizio Molinari de “La stampa”, drammatizzano molto i resoconti, in cui compaiono spesso “sciacalli” e bande di giovani con i machetes che rendono insicuro il lavoro delle squadre di intervento e dei giornalisti.
Molinari è un corrispondente dagli Stati Uniti che quando parla dell’America Latina interviene spesso in sintonia con la propaganda del governo degli Stati Uniti: dispiace che lo faccia in un quotidiano che fornisce in genere un’informazione più corretta ed equilibrata di altri giornali, che senza pudore si preoccupano più dei 20 italiani dispersi che di un paese intero distrutto. Tra l’altro “La stampa” ha anche utilmente ricordato l’atteggiamento di Voltaire sul terremoto di Lisbona del 1756 (Il testo di Voltaire e il dibattito con Rousseau e Kant, molto interessante, era apparso nel 2004 col titolo Sulla catastrofe. L’illuminismo e la filosofia del disastro, dalla Bruno Mondadori, a cura di Andrea Tagliapietra).
A Molinari raccomandiamo di informarsi non solo su com’era stata ridotta Haiti già prima del terremoto, per capire da dove parte la rabbia disperata e il tentativo di assicurarsi con le proprie forze qualcosa in un supermercato semidistrutto, in assenza di soccorsi), ma di leggere lo sconvolgente libro di Giorgio Boatti, La terra trema. Messina 28 dicembre 1908. I trenta secondi che cambiarono l’Italia, Mondadori, Milano, 2004.
Boatti spiega la psicosi degli “sciacalli” come derivante anche dall’incompetenza e disorganizzazione delle autorità militari: spesso erano perfino i poveri soldatini mandati a rimuovere le rovine con le loro mani a doversi cercare qualcosa da mangiare perché la logistica era del tutto carente: finivano così per essere considerati saccheggiatori. Boatti ricorda che la prima preoccupazione delle autorità fu quella di salvare i caveau delle banche… Ma ad Haiti, per i saccheggi “legali” fatti dai creditori, nei caveau c’è rimasto ben poco!

Articolo ripreso dal sito http://www.ilmegafonoquotidiano.it/