L'altra Davos 2011

A Basilea dal 21 al 23 gennaio

"L’Altra Davos 2011. Per un altro mondo. Per un altro sistema sociale"

Con il titolo "L’Altra Davos 2011. Per un altro mondo. Per un altro sistema sociale", si terrà, a Basilea, da venerdì 21 a domenica 23 gennaio l'edizione 2011 dell'Altra Davos. Qui di seguito l'invito e il programma della manifestazione.
Come già nelle altre edizioni, anche quest'anno verranno organizzate una trasferta in comune (compreso l'alloggio). Chi volesse partecipare è pregato, per ragioni organizzative, di farlo sapere il più presto possibile annunciandosi a solidarieta@bluewin.ch.



«L’Altra Davos 2011. Per un altro mondo. Per un altro sistema sociale»

Venerdì - sabato - domenica 21-22-23 gennaio 2011
Basilea - Aula magna dell'Università, Peterplatz 1 (venerdì)
Basilea - Centro incontri L'Esprit, Laufenstrasse 44 (sabato e domenica)


Il titolo di «L’Altra Davos 2011»: «Per un altro mondo. Per un altro sistema sociale» è dovuto al carattere multilaterale della crisi del sistema capitalistico internazionale.
Non si tratta semplicemente di un nuovo episodio delle crisi congiunturali del capitalismo scoppiate dopo il 1974-1975 (nel 1981-1982, nel 1990-1991…).
Non si tratta solo di una “crisi finanziaria” che si inscriverebbe nella scia di quelle del 1997-1998 (in Asia e in Russia), della “bolla di Internet” (nel 2000), e poi della “crisi dei subprime” (2008) e delle “banche tossiche” (Lehman Brothers) e, infine, delle crisi dei “debiti sovrani”, quella della Grecia (2009-2010) e poi quelle dell’Irlanda, del Portogallo, della Spagna, con degli Stati e delle popolazioni messi sotto tutela.
Non si tratta soltanto di uno scacco delle “risposte” messe in atto dalle classi dominanti per fare fronte alle difficoltà incontrate nel valorizzare il capitale: 1) intensificare lo sfruttamento del lavoro a danno della salute dei lavoratori e delle lavoratrici; 2) redistribuire pesantemente la ricchezza a beneficio dei possessori di azioni (con l’esplosione delle disuguaglianze sociali); 3) stimolare le più diverse forme di indebitamento privato e pubblico allo scopo di dare slancio a un motore economico estenuato.
Si tratta allo stesso tempo di tutto questo… e di qualcosa d’altro e di più. Si tratta di una crisi del modo di sviluppo (capitalistico) su scala mondiale. E dunque di una particolare combinazione, di un intreccio tra crisi economica, crisi sociale e sconvolgimenti climatici. Questi ultimi sono già pagati, in contanti, dalle popolazioni del mondo più demunite; quelle, per dirla in concreto, le cui condizioni di sopravvivenza e di riproduzione sono ormai minate.

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Le sequenze di questa crisi del XXI° secolo hanno i seguenti tratti caratteristici:
 un attacco contro il salario sociale che va dal finanziamento pubblico della formazione fino alle pensioni, passando per i sistemi della sanità pubblica; per dirla in altro modo, una demolizione-privatizzazione dello “stato sociale” e dei servizi pubblici;
 una disoccupazione di massa, di lunga durata, con una dimensione mondiale, all’interno della quale si congiungono un crescente numero di disoccupati/e cronici e un aggravamento continuo della povertà; questo agevola la messa in concorrenza (da parte del capitale) di tutte le categorie dei salariati, rafforza la pressione al ribasso dei salari e facilita l’imposizione di diverse forme di dispotismo nell’organizzazione del lavoro e nelle modalità con cui le imprese utilizzano le capacità di lavoro dei salariati e delle salariate;
 una esplosione dei “senza tetto” e degli sfratti proprio mentre la concentrazione della proprietà immobiliare raggiunge livelli senza precedenti;
 l'usurpazione dei progressi della scienza da parte di un potere economico sempre più concentrato e centralizzato attraverso l’allargamento massiccio del campo di applicazione della proprietà intellettuale;
 l’accaparramento di gigantesche estensioni di terre coltivabili da parte delle grandi imprese e dei cosiddetti “Fondi sovrani” per sottoporle ad uno sfruttamento estremo da parte del capitale, proprio mentre esplode l’impoverimento dei piccoli contadini e dei contadini senza terra, e l’accesso al cibo diventa problematico per un numero crescente di persone, sia nei paesi della periferia che negli stessi paesi ricchi, dove le mense dei poveri non riescono più a fronteggiare le richieste;
 la crescente appropriazione privata dell’acqua: una risorsa vitale…

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La guerra sociale – che viene ribattezzata in modo cinico l’“era delle riforme necessarie” – ha come suo pendant guerre guerreggiate per il controllo di risorse limitate (le energie, le terre, i beni di base, etc.) e per preparare gli scontri a venire nelle regioni considerate strategiche (Medio Oriente, Asia centrale…).

Per ciò che concerne gli stati e i governi, gli ultimi episodi della crisi economica ed ecologica dimostrano la influenza decisiva della frazione dominante del capitale, quella costituita dal capitale finanziario. Le banche private sono state salvate senza contropartite e senza che siano state loro imposte delle regole elementari sul tipo di quelle che invece sono state imposte alla larga maggioranza delle popolazioni come dei “sacrifici necessari”. La loro messa in atto avviene attraverso misure autoritarie e securitarie, la criminalizzazione dei movimenti sociali e crescenti attacchi ai diritti democratici. A ciò si aggiunge la messa in opera nei confronti degli emigranti della xenofobia e del razzismo istituzionali, nonché di “nuovi muri” e “campi di detenzione”. Le alleanze tra la destra “rispettabile” e i partiti apertamente xenofobi, razzisti e fascistoidi sono diventati oggi, in Europa, qualcosa di normale.

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Lo sviluppo di paesi cosiddetti emergenti (Cina, India, Brasile) – le cui elite dominanti hanno ambizioni di tipo imperialista – sembra una smentita delle caratteristiche mortifere del capitalismo senile. Ma questo può accadere solo a condizione che si ignorino i costi umani ed ecologici di questo sviluppo. Tuttavia, è ben lungi dall’essere certo che il corso attuale del loro “sviluppo” non venga sconvolto dal rifiuto delle popolazioni oppresse e sfruttate e dall’andata in crisi del loro modello di sviluppo.

Queste constatazioni mostrano che le differenti mobilitazioni sociali – in Europa, in America latina, in Cina – si trovano di fronte a grandi sfide. Le risposte e le reazioni, anche elementari, non possono più essere pensate come un semplice prolungamento delle passate modalità di lotta del “movimento operaio” del diciannovesimo e del ventesimo secolo. Tanto più che la socialdemocrazia ha dato prova della sua completa integrazione nel sistema dominante e nel gioco dell’alternanza tra “centro-sinistra” e “centro-destra”.

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 Si impone anzitutto, con urgenza, di mettere al centro delle riflessioni e delle proposte tutte le esperienze di auto-organizzazione dei/delle salariati/e. Queste esperienze rinviano, a loro volta, all’intelligenza del “lavoratore collettivo” richiesta dal capitale, le cui “competenze” e i cui “meriti” sono vantati dalle divisioni delle “risorse umane”.
 In secondo luogo, c’è la forte esigenza di oltrepassare l’angusto terreno del sindacalismo tradizionale sviluppando forme di associazione capaci di elaborare risposte collettive – tanto “piccole” che “grandi” – ad un attacco deciso e continuo da parte del capitalismo senile. E ciò sfocia nel necessario ritorno dell’internazionalismo non solo nei confronti delle imprese trans-nazionali, ma anche nei confronti degli stati che, di fatto, coordinano le loro politiche di austerità nello sforzo di far valere i loro “vantaggi comparati” nella concorrenza con i loro fratelli nemici.
 Infine, deve essere presa di petto la questione della redistribuzione dei redditi e della ricchezza sociale, per arrivare alla messa in questione della appropriazione privata dei mezzi di produzione e di riproduzione della società; avendo piena coscienza del fatto che il genere di “crescita” di cui è capace il sistema capitalistico non è altro che una forma di distruzione degli esseri umani e dell’ecosfera, gli uni e l’altra assoggettati ad un comando che risponde alle necessità del profitto e dell’accumulazione privata di capitale.

L’Altra Davos 2011 vuole essere un’iniziativa che fa tutt’uno con molteplici azioni analoghe che – nel prendere atto del vuoto in cui si trovano i movimenti dei salariati alla scala internazionale – dovranno essere capaci di valorizzare tutte le esperienze che esprimono il carattere intelligentemente sovversivo delle lotte popolari, come ha dimostrato il movimento sociale in Francia.

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Programma (traduzione simultanea per tutte le attività)
Questo programma sarà completato nel corso del mese di dicembre 2010


Venerdì 21 gennaio, ore 19.45-22.45
Conferenza-dibattito di apertura – Aula dell’Università di Basilea


«Condividere esperienze di lotta e la comprensione della loro dinamica per l’a-v-venire di un altro sistema sociale»

Willi Hajek, Germania, animatore di LabourNet Germany
Alain Bihr, Francia, Università di Besançon, animatore del mensile A contre-courant
Sotiris Martalis, Grecia, membro del Consiglio generale del sindacato della funzione pubblica (ADEDY)
Fatma Ramadan, Egitto, ispettrice del lavoro e coordinatrice di attività sindacali indipendenti
Mark Brenner, Stati Uniti, responsabile della rete sindacale di Labor Notes
Angelica Noemi Lagunas, Argentina, insegnante, membra dell’Associazione dei lavoratori e delle lavoratrici dell’educazione di Neuquen (ATEN)
Valério Arcari, Brasile, professore al Centro Federal de Educaçao Tecnologica de Sao Paulo e all’Istituto Federal de Sao Paulo, responsabile di Conlutas

Gli interventi degli oratori e delle oratrici si inseriscono in un contesto che può essere così riassunto:
Un sistema capitalista internazionale in crisi, sistema immerso in un sconvolgimento mortifero dell’ecosfera, allorché delle guerre proteiformi si perpetuano.
Delle politiche di austerità contro i diritti sociali e democratici dei salariati, dei giovani in formazione e dei pensionati.
Sulla base delle esperienze attuali di risposte – anche limitate- si afferma l’urgenza di scambi internazionali per poter elaborare e/o completare le componenti di una controffensiva.
Una controffensiva collettiva, che integri le profonde mutazioni, in molti paesi :
• del salariato (riduzione dei « grandi bastioni operai » in numerosi paesi del centro, congiuntamente alla permanenza e/o all’edificazione di nuove e gigantesche concentrazioni operaie in Cina, India, Indonesia), precariato e subappalto, posto dei migranti nei differenti segmenti della produzione, in senso ampio ; posizione delle donne salariate nella produzione e nei « servizi », socializzazione transnazionale accresciuta del lavoro ; massificazione della formazione dei giovani e simultaneamente precarizzazione delle condizioni materiali di una larga frazione di loro,…) ;
• del cosiddetto movimento operaio nato nel XIX e XX secolo ;
• delle referenze « politiche » e « ideologiche » nate nel « corto XX secolo ».In un contesto di crisi e di offensiva del Capitale e di movimento di placche tettoniche produttive di un sistema di valorizzazione del capitale effettivamente mondializzato di questo tipo, si conferma l’emergenza – lenta e difficile- di elementi propri alla costituzione di strumenti di difesa e di lotta « dei lavoratori e delle lavoratrici associati », di collettivi di salariati e di giovani. Oggi, è imperativo intensificare gli scambi internazionalizzati di esperienze, le azioni congiunte possibili. Di fronte all’Unione europea (UE) dei dominanti la cui demente austerità di bilancio e i salvataggi di banche private costituiscono il centro di gravità della cosiddetta "governance", si fa più pressante la necessità di disegnare i primi tratti di un’Altra Europa : democratica e socialista. Allo stesso modo, in America latina, un cambiamento radicale, su scala continentale, è l’oggetto di dibattiti e di convergenze dei movimenti sociali.


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Atelier del 22 e 23 gennaio 2011 – al centro L'Esprit

I temi affrontati negli atelier hanno come sfondo le seguenti considerazioni:

• Contesto di crisi del capitalismo mondiale e sviluppo di alcuni paesi emergenti (Cina, Brasile, India), differenti, ma con delle caratteristiche di sfruttamento brutale. Il proletariato – l’insieme di tutti coloro che non hanno alcuna possibilità di controllo (e accesso) sui mezzi di produzione e di scambio e sulla terra – costituiscono una forza potenziale quantitativamente enorme, in seno alla quale il proletariato industriale dispone d una posizione di rilievo. D’altronde, questo proletariato ha una sua storia, con delle differenze importanti non solo su scala dei diversi continenti, ma anche delle cosiddette formazioni sociali « nazionali», con le loro caratteristiche sociali, culturali, sindacali e politiche.
• La tendenza in numerosi paesi dei «centri» - ma non solo - è all’insegna dell’emergenza di quello che potremmo qualificare un «neocorporativismo». Vale a dire una gestione di scontri di classe nella forma di una collaborazione «organica» tra apparati di governo, apparati sindacali centrali e organizzazioni padronali (di settore e nazionali, e anche transnazionali). Questo non esclude relazioni dirette tra padronato e apparati sindacali o tra governi e apparti sindacali. Il termine «neocorporativismo» non fa riferimento a una ripetizione del corporativismo degli anni 1930, ma a una dominazione delle forme di concertazione sociale per realizzare delle controriforme con una dimensione legale e addirittura costituzionale. Questo porta alla imposizione di una camicia di forza ai settori sociali e sindacali con un orientamento di lotta di classe.
• Questa politica di negoziazione «sotto minaccia» si coniuga con misure di repressione selettiva contro i militanti sindacali e di criminalizzazione (o tentativo di criminalizzazione) del «movimenti sociali». Questo con il consenso (esplicito o implicito) di alcuni apparati sindacali e, più di una volta, dei governi di centro-sinistra.
• Questo «neocorporativismo» si combina con una parlamentarizzazione completa delle organizzazioni politiche di «sinistra», di cui la socialdemocrazia è la punta avanzata. Inoltre, i dirigenti della socialdemocrazia sono non solo integrate negli apparati di Stato (o proto-statali di differente tipi: UE, FMI, OMC), ma hanno anche tessuto legami stretti (personali) con delle frazioni del Capitale. Questa parlamentarizzazione implica nel contempo un atteggiamento sovente subalterno di una frazione della cosiddetta sinistra radicale in relazione all’agenda politico-elettorale imposta dalla destra e dalla «sinistra istituzionale».
• Ogni lotta di resistenza tra una connessione con gli elementi di crisi della società e del salariato in ricomposizione, ancora una volta nella storia. Questo salariato può esprimere il suo vigore, come l’abbiamo visto in Francia. Ma si scontra con numerosi limiti, come l’hanno sperimentato in Grecia, nello Stato Spagnolo, in Irlanda, in Gran Bretagna... e anche in Francia.
• L’attacco contro il salario sociale esige risposte che implichino la ricomposizione di un fronte sociale che riunisca i due capi della catena del salariato. Vale a dire sia i settori in formazione (settori della gioventù, apprendisti e studenti) sia i segmenti più precarizzati (dai migranti ai precari del subappalto), così come la gran parte del salariato del settore pubblico (sempre più minacciato dalle privatizzazioni o dalla perdita dello statuto di funzionario) e del settore privato. Una lotta che verte anche sui diritti democratici e sociali e che pone immediatamente il problema della ripartizione della ricchezza. Così, non si può lottare per la soppressione del CDD (contratto di durata determinata) senza porre il problema del salario, della sicurezza sociale, delle assicurazioni sociali e dunque della ripartizione della ricchezza prodotta. Ogni resistenza importante sfocia immediatamente sul problema della ripartizione della ricchezza e, in prospettiva, su quello della proprietà privata «strategica»; dunque delle modalità di una socializzazione effettiva.
• Il superamento del «sindacalismo attuale» dominante, nella prospettiva dello sviluppo di un movimento dei lavoratori e delle lavoratrici associati deve essere al centro della riflessione su scala internazionale, avere cioè una sua dimensione internazionalista.
• Si pongono i problemi specifici dell’emergenza di un sindacalismo indipendente o di una transizione verso un sindacalismo indipendente in diversi paesi : Cina, Russia, Egitto… e Venezuela.

Sabato 22 gennaio, 9.00-12.00, atelier (sale Centro L’Esprit)

>> Atelier 1. Il processo di integrazione degli apparati sindacali e il « sindacalismo ufficiale » di fronte all’offensiva padronale e governativa. Il quadro di emergenza di un « sindacalismo di lotta » di un nuovo tipo o parzialmente nuovo (1)
Introduzioni di :
Michel Husson, economista, membro del consiglio scientifico di Attac e della Fondazione Copernico, Francia.
Daniel Albaracin Sanchez, consigliere economico presso le commissioni operaie (CC OO) spagnole.
Ricardo Antunes, sociologo, professore all’UNICAMP, consigliere del MST, Brasile.
José Bodas Lugo, segretario generale della Federazione unitaria dei lavoratori del petrolio del Venezuela.

>>Atelier 2. Un sindacalismo di lotta nelle professioni (o posizioni nelle professioni) quasi totalmente femminilizzate
Introduzioni di :
Rocio Varela Rodriguez, membro dei CC OO, lavoratore del settore alberghiero, Barcelona.
Lidia Cirillo, storica e animatrice del movimento femminista in Italia.
Angelica Noemi Lagunas, del movimento degli insegnanti di Neuquen in Argentina.
Un/a rappresentante di SUD Nettoyage, Francia
Roland Pfefferkorn, sociologo del lavoro, Università di Strasburgo, Francia

Sabato 22 gennaio, 13.30-18.00, atelier (sale centro L’Esprit)

>> Atelier 1bis Seguito del mattino: Il processo di integrazione degli apparati sindacali e il « sindacalismo ufficiale » di fronte all’offensiva padronale e governativa. Il quadro di emergenza di un «sindacalismo di lotta» di un nuovo tipo o parzialmente nuovo (2)
Introduzioni di :
Christian Mahieux, responsabile dell’Unione sindacale Solidaires, Francia
Matteo Beretta, membro della FIOM, delegato dei cantieri navali Fincantieri, Italia
Willy Hajek, animatore di LabourNet, Germania
Dirceu Travesso, animatore di Conlutas, Brasile
Ernesto Herrera, animatore del Collettivo militante e responsabile di Correspondencia de Prensa, Uruguay

>> Atelier 3Gli Stati Uniti di Obama e il movimento sindacale
Introduzioni di :
Jane Slaughter, responsabile della rete e della pubblicazione Labour Notes, Stati Uniti
Lee Sustar, membro della redazione di Socialist Worker
Ahmed Shawki, responsabile della rivista International Socialist Review, Stati Uniti

>> Atelier 4La costruzione di un sindacalismo indipendente dove dominano ancora i resti di un sindacalismo governativo e repressivo a partire da due esempi :
- l’Egitto (13.30-15.30)
Introduzione di :
Fatma Ramadan, ispettrice del lavoro e coordinatrice di attività sindacali indipendenti, Egitto
- La Russia (16.00-18.00)
Introduzione di :
Aleksey Etmanov, sindacalista alla Ford Russia, San Pietroburgo, un militante riconosciuto del nuovo movimento sindacale indipendente in Russia

>> Atelier 5 Gli scioperi degli immigrati e dei sans-papier, un fenomeno nuovo in Europa e, anche, nei paesi dell'America latina (ad esempio i lavoratori boliviani in Argentina, nell'edilizia e nell'industria tessile)
Introduzione di :
Pietro Basso, Università di Venezia, responsabile del Master Migrazioni e Mondializzazione
Mercedes Frias, Associazione punto di partenza, già parlamentare di Rifondazione Comunista
Un membro dell'Union Syndicale Solidaires, Francia
Anzoumane Sissoko, animatore del coordinamento dei lavoratori migranti, Francia

Domenica 23 gennaio, 9.00-12.00, atelier (sale centro L’Esprit)

>>Atelier 6 I processi di autorganizzazione, pur limitati, in occasione delle mobilitazioni e delle lotte e esperienze di occupazione di imprese
Introduzione di :
Un rappresentante di SUD Chimica: Raffineria Total di Dunkerque, Francia
Un rappresentante della CGT dell’impresa Continental Clairoix, Francia
Gianni Frizzo, portavoce dei lavoratori delle Officine di Bellinzona, Svizzera
Un rappresentante della FIOM attivo alla Fiat di Pomigliano, Italia
Raul Navas Gonzales, militante del settore della posta, membro della CGT (« sindacalismo libertario »), Spagna

>> Atelier 7 La questione della «salute al lavoro» e la rimessa in questione delle norme del lavoro imposte dalla politica di modernizzazione del capitale (messa in concorrenza) e le forme che questa prende (catena produttiva, lavoro in continuo, subappalto)
Introduzione di :
Un membro della commissione nazionale Salute e Lavoro di Solidaires, Francia
Vincent Duse, del CHSCT (Comitato di Igiene, Sicurezza e Condizioni di lavoro) di Peugeot Mulhouse, Francia
Dante De Angelis, macchinista ferroviere, delegato alla sicurezza, Italia

>> Atelier 8Di fronte alle privatizzazioni, che risposte? Discussioni sulla questione delle privatizzazioni in corso nelle poste, ferrovie,…
Introduzioni di :
Un rappresentante di SUD PTT, Francia
Un rappresentante di SUD Rail, , Francia
Michel Husson, , economista, membro del consiglio scientifico di Attac e della Fondazione Copernico, Francia.
Pino Sergi, membro del comitato di sostegno alle Officine di Bellinzona, Svizzera

>> Atelier 9 La congiunzione, possibile o meno, della mobilitazione dei salariati e della gioventù studentesca,
Introduzione di :
Membri del movimento liceale a Marsiglia e a Parigi, Francia
Un membro di SUD Studenti, Francia
Da confermare studenti irlandesi, inglesi e italiani

Domenica 23 gennaio, 13.30-16.30 (sale Centro L’Esprit)

Sessione conclusiva

Sulla base delle discussioni e dei dibattiti negli atelier, ci saranno alcune introduzioni sintetiche e sarà aperto il dibattito. A fronte della cosiddetta crisi del debito in Europa, una breve dichiarazione che indichi l’attualità del tema dell’abolizione del debito pubblico sarà presentata il sabato e sottoposta alla discussione nella sessione conclusiva. Allo stesso modo, una « mozione » che indichi le possibilità di continuare i contatti stabiliti sarà sottoposta all’assemblea.