Il 4 dicembre manifestiamo contro l’Intolleranza!

La vicenda del Grotto Pasinetti, il “Paso”, non nasce dal nulla. La decisione del Comune di Gorduno di rendere la vita impossibile a uno dei luoghi storici dello svago nel Bellinzonese, si iscrive in un più ampio disegno economico e sociale, che tende a ridisegnare le città e i luoghi che le caratterizzano, un po’ dappertutto in Ticino, ma non solo.

L’argomento dei rumori molesti e degli schiamazzi notturni, che sarebbero denunciati da residenti sempre meno tolleranti e sempre più preoccupati per la quiete dei loro praticelli, altro non è che una scusa. La stessa scusa usata in tutti i centri cittadini del Cantone, da Chiasso a Biasca, per irrigidire le leggi che regolano le aperture dei locali o per applicare quelle già esistenti in modo sempre più restrittivo.

Questo disegno, viene da lontano. Da diversi anni si susseguono chiusure di locali dove in particolare si riuniscono i giovani. Non passa sera che non avvenga una retata o un controllo della polizia in qualcuno di questi locali, che, tra l’altro, sono sempre meno. Le accuse mosse ai responsabili e ai proprietari dei locali sono sempre le stesse: musica troppo alta e schiamazzi che disturberebbero il sonno dei bravi cittadini durante i fine settimana e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni.

Su quest’ultima questione, vale la pena di fare un paio di osservazioni in più: in questo paese una persona è abbastanza grande per essere sfruttata su un luogo di lavoro a partire da 15-16 anni (gli apprendisti e gli studenti che lavorano) ma la legge gli proibisce di farsi servire una birra in un locale? Strano davvero. Inoltre, spesso i giovani trovano altre vie per l’acquisto di alcolici, come i rivenditori delle stazioni di benzina, che rispondendo a interessi economici di altro tipo, possono sopportare anche la pressione di qualche sporadica visita della polizia…

L’attacco continuo ai luoghi d’incontro dei giovani, hanno varie conseguenze: la prima è la criminalizzazione dei giovani e delle loro culture di riferimento. Si identifica il giovane come una categoria potenzialmente pericolosa, che trasgredisce le “buone regole della società dei grandi” e che, sostanzialmente, è fastidiosa dal momento in cui sveste i panni dello studente o, meglio ancora, dell’apprendista super-sfruttato, per entrare in quelli di un produttore e fruitore di cultura.

Sicuramente, questo tipo di attacco risponde anche a precisi interessi economici, tra cui quello dei grandi centri commerciali e del divertimento, che sorgono nelle periferie e dove si pretende di riversare la massa degli “espulsi dalle città”. Il duplice risultato cercato sarebbe una maggior “tranquillità” degli abitati e una maggior concentrazione di clienti in aree in cui sono stati investiti milioni di franchi per creare centri commerciali, in cui si vende di tutto, dai vestiti e il cibo, allo svago di ogni tipo, rigorosamente standardizzato per la massa.

In realtà, si ottengono una serie di effetti collaterali spaventosi e contro cui riteniamo doveroso batterci. Anzitutto, le nostre città stanno diventando sempre più impersonali e fredde, somigliano sempre di più a scenari buoni per le fotografie dei turisti, ma poco vissute e dunque sempre meno interessanti anche per questi ultimi, che dopo una certa ora vagano disperati alla ricerca di qualche locale rimasto aperto.

Inoltre, assistiamo a un ulteriore passo in direzione di un’alienazione sempre più dannosa per i giovani, che hanno sempre meno spazi dove esprimere una socialità più spontanea e legata a culture di riferimento e modi di vita co-inventati e partecipati. Questo in cambio di centri del divertimento “forzato”, sempre più anonimi e slegati dai luoghi del vissuto, sempre più standard e che al posto di adeguarsi alla misura di chi li frequenta, obbliga i fruitori ad adeguarsi a parametri imposti dall’alto.

Noi riteniamo che un altro divertimento sia necessario e che questo non possa essere espulso dai luoghi del vissuto, dagli abitati per essere trasferito nelle “fabbriche del divertimento”, il Paso noi lo difendiamo perché rappresenta un luogo che si è modellato negli anni sulla base dei gusti di chi lo ha frequentato e non solo di chi lo ha posseduto e gestito. Lo difendiamo inoltre perché abbiamo il diritto di scegliere dove andare a spendere i nostri soldi dopo una lunga settimana di lavoro o di studio.

La manifestazione per il Paso, che è soprattutto una “Manifestazione contro l’intolleranza”, è un passo avanti nella presa di coscienza di quanto ci stanno facendo e del mondo nel quale vogliono rinchiuderci, come brave pecorelle bianche. Continuiamo questo cammino e riprendiamoci i luoghi della nostra socialità!


1° dicembre 2010

Leonardo Da Col