Ueli Maurer in Israele

Una visita poco neutrale

In questi giorni il ministro svizzero della difesa si è recato in visita nello Stato di Israele. Un viaggio che, stando a quanto da lui più volte dichiarato, non avrebbe avuto nussuno scopo economico. In pratica, si sarebbe trattato di un semplice “scambio di idee” con il suo omologo israeliano, Ehud Barak.

Visto che la Svizzera si autodefinsce una nazione neutrale e democratica, estranea dunque anche al conflitto isrealo-palestinese, il viaggio del ministro richiede un'analisi più precisa dei legami che sussistono tra i due paesi, visto che quest’ultimi sono molto diversi rispetto a quanto si vuole far credere.

Innanzittutto, quella di Ueli Maurer, non è una visita casuale. Questo incontro si iscrive nella continuità dei buoni rapporti di collaboarzione che i due paesi portano avanti da molto tempo. Buoni rapporti, lo ricordiamo, anche sul piano militare, che comportano collaborazione scientifica e flussi di esportazione di armi, che dalla Svizzera ogni anno raggiungono lo stato del Medio Oriente.

Tenuto conto di queste premesse, è evidente che, essendosi trattato di un incontro tra ministri della difesa ed essendo stato improntato alla massima cordialità, da entrambe le parti ci sia la volontà di consolidare e pianificare i futuri contratti bellici. Se da un lato il ministro svizzero, rappresentante della lobby delle armi, vede in Israele uno sbocco per l'industria armamentaria, dall'altra parte Israele vede nell'alta tecnologia Svizzera una grande possibilità per perfezionare e rendere più efficiente il proprio esercito.

Chiarito lo scopo della visita, è d'obbligo mostrare di che pasta è fatto il paese con cui la Svizzera ha stretti contatti militari ed economici e che è considerato, da tutto il Consiglio Federale (dunque anche la cosiddetta “sinistra istituzionale”), un paese amico.

Paese amico che da anni continua aggressivamente una guerra contro il popolo palestinese.

Ci vorrebbero pagine e pagine per fare anche solo una lista di tutti gli attacchi dell’esercito isreliano ai danni della popolazione civile nella striscia di Gaza.

Ci limitiamo, per modo di dire, a ricordare la sanguinosa aggressione dell'inverno 2008/2009, che ha visto i soldati israeliani sparare anche contro le ambulanze delle organizzazioni umanitarie e le scuole gestite dall'ONU, provocando 1400 vittime, e che aveva portato migliaia di persone in tutto il mondo a manifestare nelle piazze il loro orrore verso una tale vile aggressione.

Più recentemente, tutti hanno visto la brutalità di Israele nel portare avanti la politica di blocco delle navi umanitarie, fino ad arrivare all’uso della forza per fermare 700 attivisti di vari paesi che su una nave turca, stavano trasportando tonnellate di aiuti umanitari. Tutto questo è avvenuto senza nemmeno sentire il bisogno di celare la spocchiosa arroganza e la violenza gratuita dei soldati nei confronti di cittadini con cui Israele intrattiene ottimi rapporti diplomatici.

Infine, come non citare tra i misfatti dell’imperialismo Israeliano la continua politica di costruzione degli insediamenti su territorio formalmente palestinese, cosa che rendono impossibile la nascita di uno stato palestinese e che mantiene i palestinesi in un costante stato di precarietà e rischio di perdere la propria casa per far spazio ai coloni provenienti da Israele?

Lo Stato di Israele è imperialista, razzista e genocida. Bisogna condannare tutti i legami che la Svizzera, che in maniera ipocrita si autodefinisce neutrale, continua a mantenere e sviluppare con questo. Attraverso il commercio di armi, la collaboarzione tecnologica e tutti i rapporti commerciali, anche in campo alimentare, non si fa altro che contribuire attivamente all'oppressione e al massacro quotidiano di migliaia di persone che vivono nella miseria più totale.

Chiunque voglia definirsi anche solo un sostenitore della neutralità svizzera e della sua democrazia (per quel che vale), dovrebbe denunciare come scandalose e lottare contro queste politiche ed esprimere solidarietà al popolo palestinese!