Perché Che Guevara?

Diverse persone, non tutte con intenti amichevoli, ci hanno chiesto perché abbiamo scelto il Comandante Ernesto Che Guevara per rappresentarci. In generale, la maggior parte delle domande può essere riassunta così.

1- Perché un movimento “trotskista” ha scelto l’effige del Che e non una più facilmente riconducibile alla tradizione trotskista? In fondo il Comandante non ha mai fatto parte del movimento trotskista, né ha mai dichiarato simpatia per le idee di Trotsky.

In primo luogo una precisazione: definirci trotskisti è un po’ riduttivo, ma non è questo il tema che vogliamo trattare qui.
Qui teniamo semplicemente a ribadire che nessuno di noi dice che Ernesto Guevara De La Serna sia mai stato trotskista, tutt’altro! Noi abbiamo lo abbiamo scelto perché lui, meglio di chiunque altro, incorpora le qualità del rivoluzionario. Per noi, il Che rappresenta la chiara volontà rivoluzionaria, la totale dedizione alla causa di un mondo più giusto e libero da ogni oppressione. A lui va la nostra più totale ammirazione, proprio perché ha saputo mantenere l’indipendenza dalla nefasta influenza dello stalinismo in tutte le sue varianti, pur non essendo trotskista e non avendo mai aderito a nessuna opposizione di sinistra.

2- Ma Che Guevara non era un fervente ammiratore di Stalin? Sono innumerevoli gli episodi e le citazioni che lo attesterebbero…

In realtà, se è vero che Che Guevara in un primo tempo era un ammiratore di Stalin e dell’Unione Sovietica, ha subito capito, giunto a capo del Ministero dell’industria cubano, che il ruolo dell’Unione Sovietica e dello stalinismo era profondamente negativo e frenante per l’ascesa rivoluzionaria mondiale. Che Guevara si è opposto all’imposizione a Cuba del modello economico e commerciale vigente nel blocco sovietico, che prevedeva, tra l’altro, la monocoltura della canna da zucchero, poi introdotta con le conseguenze disastrose ora sotto gli occhi di tutti. Lui aveva capito che i paesi che entravano nella sfera d’influenza dell’Unione Sovietica, lo facevano con un semplice ruolo di gregario, erano cioè messi al servizio, dell’Unione Sovietica, a scapito di uno sviluppo indipendente.

3- E la Cina di Mao?

Che Guevara, tentando di smarcarsi dalla dipendenza dall’Unione Sovietica, ha provato a volgere lo sguardo verso la Cina, da dove venivano segnali che sembravano più favorevoli. La Cina sembrava offrire un aiuto a titolo gratuito a una Cuba accerchiata da un pesante embargo. In realtà, nemmeno la Cina pensava a un rapporto commerciale paritario e, inoltre, si guardava bene dal mettere scompiglio nell'equilibrio tra i paesi sotto l'influenza capitalista e gli altri...

4- Ma allora come la mettiamo con le affermazioni entusiaste del Che su diversi paesi “socialisti”?

Dopo diversi viaggi in vari paese del blocco sovietico e in Cina, Che Guevara ha sviluppato un pensiero critico su questi, in particolare per la mancanza di aiuti che davano ai paesi che si stavano liberando dall’imperialismo e per il piano di disuguaglianza su cui si basavano gli scambi commerciali tra l’URSS e i paesi che entravano nella sua orbita d’influenza. Stessa cosa dicasi per la Cina.
Sul suo rapporto con tutti gli stati del cosiddetto “socialismo reale”, ci limitiamo a una citazione che può spiegarci meglio quale fosse la posizione che andava maturando il Che durante il periodo in cui è stato Ministro dell’industria cubana:

“Non c’è altra definizione di socialismo valida per noi oltre l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Finché ciò non accade, ci si trova nel periodo di costruzione della società socialista e, se invece di verificarsi questo fenomeno, l’impegno nell’eliminazione dello sfruttamento ristagna o addirittura arretra, non si può neppure parlare di costruzione del socialismo”(Discorso di Algeri, 24 febbraio 1965).

5- Ma allora quali caratteristiche del Che lo rendono non assimilabile allo stalinismo?

Un aspetto su tutti distingue profondamente il pensiero e l’azione di Che Guevara dallo stalinismo (o meglio dagli stalinismi): l’internazionalismo militante e praticato. Il reale sforzo internazionalista di Che Guevara, lo accomuna, alla generazione rivoluzionaria di Lenin, Trotsky, Rosa Luxemburg, Gramsci, Nin, ecc. nonostante i decenni di distanza e l’ignoranza dei dibattiti degli anni precedenti l’egemonia di Stalin in URSS, dovuta all’operazione di copertura della storia effettuata da tutti i Partiti comunisti al servizio di Stalin.

Per gli stalinisti era ormai acquisita da decenni la teoria del “socialismo in un solo paese”, che poneva l’Unione Sovietica al centro di tutte le strategie dei partiti comunisti di tutto il mondo, spesso a scapito delle economie di interi paesi sotto l’influenza sovietica e dei lavoratori e militanti dei partiti comunisti di tutto il mondo (spesso mandati a morire come carne da macello o sacrificati sull’altare degli equilibri internazionali). Che Guevara ha, dal canto suo sempre sostenuto la necessità di creare un movimento rivoluzionario internazionale, in grado di battere definitivamente l’imperialismo e il capitalismo.

Da Ministro della Cuba rivoluzionaria, Che Guevara ha sostenuto vari movimenti di liberazione nazionale e rivoluzionari contribuendo al loro addestramento e al loro equipaggiamento. Da guerrigliero, lasciato l’incarico ministeriale, ha combattuto in vari fronti dell’antimperialismo: dall’Africa alla Bolivia, dove è stato assassinato, incarnando al contempo l’esempio rivoluzionario e l’impegno solidale dell’internazionalismo militante.

In definitiva, di fronte a tale esempio, non pretendiamo di reclamare a nessuna corrente un personaggio complesso e, tra l’altro, morto nel pieno della sua evoluzione intellettuale come il Che. Semmai siamo noi che ci definiamo suoi ammiratori. Per la sua ricerca della verità e per la sua apertura mentale, che lo ha portato a prendere le distanze dallo stalinismo, senza necessariamente aderire a un’altra corrente, pur entrando a pieno titolo nel filone dei penastori originali che dalla fine del 1800 agli anni Trenta del 1900 hanno arricchito il marxismo. Per il suo internazionalismo, per la sua fermezza rivoluzionaria, per la reale unità di pensiero ed azione, che chiamiamo prassi rivoluzionaria. Per questo ci piacerebbe poter un giorno essere definiti dei guevaristi!