Un primo bilancio della campagna Ladi

di Dario Borsari

La campagna del referendum sulla revisione della legge contro la disoccupazione (LADI) è praticamente terminata e domenica prossima la popolazione si esprimerà sulla discussa votazione.

Avendo ascoltato i diversi dibattici e letto molti articoli sulla tematica, come giovani possiamo esprimere le seguenti considerazioni.

a

1) Innanzitutto è sconfortante come i fautori della revisione hanno difeso tutte le misure che andranno a modificare l'assicurazione sociale usando l'arma del ricatto. In quasi tutte le loro argomentazioni veniva ribadito che in caso di bocciatura della revisione il Consiglio federale, avendone la competenza, sarà obbligato ad aumentare i prelievi salariali dello 0.5% invece che dello 0.2% proposto dal parlamento per risanare il deficit dell'assicurazione.

Il motivo è dovuto al raggiungimento del limite dell'indebitamento fissato nella legge dell'assicurazione al 2.5 per cento della somma dei salari soggetti a contribuzione.

Una legge, creata da questo parlamento, che viene strumentalizzata per far passare una revisione che colpisce soprattutto i giovani sotto i 30 anni, una delle categorie più toccate dalle condizioni di mercato e che raggiunge il 30% del totale dei disoccupati.

Si capisce subito che il senso della democrazia viene annullato da questo ricatto in mano ai promotori che inducono i lavoratori e le lavoratrici ad accettare misure che spingono categorie come i giovani ad adeguarsi a qualsiasi lavoro e condizione salariale, per evitare che il salario di chi lavora venga diminuito maggiormente.

a

2) Per quanto riguarda le misure che toccano i giovani, la linea comune è quella di considerare un giovane come un costo per l'assicurazione, che deve essere scaricato perchè troppo oneroso. Infatti, stando a quanto affermano i sostenitori, far parte della categoria dei disoccupati sarebbe una scelta dei giovani, non incentivati a trovare un'occupazione!

Forse queste persone hanno dimenticato che da anni è sempre più difficile trovare un'occupazione? Magari non hanno considerato che la crisi economica e le sue conseguenze hanno permesso il licenziamento di molti lavoratori aumentando la disoccupazione e bloccato la creazione di posti di lavoro?

Senza dubbio sono domande che i promotori non prendono minimamente in considerazione perchè le loro condizioni sociali fanno sì che per loro il rischio di disoccupazione è nullo.

Le misure della revisione sono proprio mirate per spingere alla precarietà e alla flessibilità, dunque a un’ulteriore deregolamentazione di un mercato del lavoro già tra i più carenti regole. Se vinceranno i suoi fautori, ai giovani che hanno finito il loro percorso di studi sarà imposto un periodo di attesa di sei mesi prima di percepire le indennità giornaliere. Questi mesi corrispondono esattamente, dati delle statistiche federali alla mano, al periodo che un giovane impiega a trovare un posto di lavoro. Una coincidenza?

Un altro aspetto molto discusso della revisione è quello dell’occupazione adeguata. In partica, si vorrebbe permettere di collocare ogni giovane, qualunque sia stato il suo percorso formativo, in qualsiasi tipo di lavoro. Una volta di più il discorso è caduto sull'utilità per i giovani di fare esperienze lavorative. Finiti gli studi universitari, i giovani dovrebbero essere ben contenti di fare qualsiasi lavoro, indipendentzemente dalla professione per cui hanno studiato, fin tanto che il mercato lo vorrà. Se questi giovani molto qualificati, che magari per anni hanno fatto queste attività per finanziarsi i propri studi, prenderanno il posto a quei giovani meno qualificati che hanno molte più difficoltà a trovare una sistemazione, dove andranno a finire questi ultimi? Pelli lo ha detto bene: saranno le famiglie a dover prendersi carico dei costi dei loro figli. Costi che alcune famiglie abbienti non avranno problemi a sopportare. Ma per la maggioranza delle famiglie sarà un ulteriore problema che eroderà il potere d'acquisto e renderà sempre più difficile l'arrivo a fine mese.

a

3) L'ultimo aspetto che assolutamente deve essere ridiscusso è la campagna o presunta tale che i principali referendisti hanno tentato di mettere in atto per mostrare i reali obiettivi di questa revisione e le conseguenze che implicherà.

Sindacati e Ps, considerati i principali contrari, hanno continuato a portare avanti una politica di annunci e proclami sull'onda del successo di marzo sulla votazione LPP, totalmente vuota di contenuti, e non hanno toccato i punti salienti della votazione.

Il loro discorso è sempre stato incentrato sulla necessità di risanare l'assicurazione sociale, tant’è che lo scontro tra le due parti è stato sul modo con cui si vuole ridurre il debito dell'assicurazione, senza entrare nel merito degi interessi materiali reali di chi ne sarebbe colpito. Un terreno, quello della discusisone “tecnica”, ideale per i promotori, che hanno saputo difendere la revisione contro i referendisti, i quali che hanno insistito su argomentazioni puramente propagandistiche e incentrate su un’ottica puramente elettorale: bonus dei manager non tassati, salari milionari che contribuiscono minimamente alle casse e via dicendo.

Tutti punti che in questi momenti di crisi possono avere un impatto mediatico, ma che sono marginali al reale problema della disoccupazione.

Non c'è bisogno di essere speciacialisti per capire che, se l'assicurazione accumula deficit e debiti da anni, questo è dovuto all'aumento della disoccupazione! Infatti, guardando i dati è evidente che da ormai dieci anni il tasso disoccupazione, a fasi alterne, è in aumento e difficilemente nei prossimi anni diminuirà riassorbendo la massa di persone rimaste fuori dal mercato del lavoro che sfuggono alle statistiche della disoccupazione.

Un altro aspetto evidente è l'intenzione di aumentare la concorrenza tra i lavoratori. Un aspetto trascurato dai referendisti, ma essenziale per i promotori, il cui obbiettivo è stato di convogliare l'opinione pubblica contro chi perde un lavoro o non lo trova perchè approfitterebbe dei soldi dei contribuenti attivi. Agendo in questo modo hanno isolato questa categoria di persone che saranno ancora di più costrette ad adeguarsi a qualsiasi tipo e condizione di lavoro e remunerazione. L'inganno di questa propaganda che è stato mascherato ai lavoratori attivi è che molti di essi vedranno peggiorare le proprie condizioni di lavoro, proprio per effetto delle nuove norme della LADI. Il motivo? Semplicemente perchè per un datore di lavoro è più redditizio assumere una persona che è disposta a ricevere un salario inferiore. E questo darà al padronato una posizione di forza ancora più favorevole nei confronti dei salariati. Il dumping salariale sarà ancora di più forte e questo non sarà altro che la logica conseguenza e l'obiettivo di questa revisione.

Tutto ciò non è stato detto e non sono state organizzate minimante manifestazioni contro questa revisione molto grave.

a

4) Per risolvere il problema della disoccupazione e con esso quello del debito dell'assicurazione urge una risposta occupazionale con la creazione di nuovi posti di lavoro.

Politiche di promozione di posti di lavoro nelle aziende e nelle amministrazioni pubbliche darebbero una prospettiva futura alle persone e hai giovani che si apprestano ad entrare nel mercato del lavoro. Tutto ciò è possibile, perchè i soldi ci sono, ma perché misure di questo genere siano messe in pratica, bisogna staccarsi chiaramente dalle attuali politiche di liberalizzazione e privatizzazione.

La continua diminuzione dei posti di lavoro nell'amministrazioni pubbliche, nelle aziende pubbliche (posta, banca stato, ffs...) è una delle conseguenze distruttive (di capiale, anche di quello umano, come si usa chiamare i salariati negli ambienti economici) che questa visione di società, totalmene inchinata di fronte alla volontà dei grandi capitalisti, porta con sé e a cui dobbiamo avere la forza di dire un secco No.

Per questi motivi bisogna continuare a lottare contro questa revisione, se dovesse passare il sì, e la logica che ha portato a concepirla, anche dopo la votazione e cominciare a rivendicare una reale soluzione del problema della disoccuzpazione, perchè il nostro futuro deve essere nelle nostre mani e non deciso da poche persone che rappresentano una ristretta élite.