27° campeggio giovani della Quarta Internazionale

La lenta impazienza della gioventù

di Aris Martinelli

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Un martello gigante che batte su ingranaggi giganti, questo lo stemma ufficiale del 27° campeggio giovanci internazionale, femminista ed ecologista organizzato dalla Quarta Internazionale e tenutosi dal 24 al 30 Luglio a Perugia. Un modo per simboleggiare la grande e dura lotta che ci attende e che ci accomuna nel tentare di abbattere quel contorto e freddo sistema economico-sociale che è il capitalismo. Un’occasione questa, che ha permesso la discussione, lo scambio e il confronto di esperienze di lotta e a favorito la progettazione di campagne contro la crisi, la guerra, la precarietà, le oppressioni di genere e a favore dell’ambiente, tra i circa 500 giovani partecipanti provenienti da tutto il mondo.

Come ogni anno i giovani del Movimento per il Socialismo vi hanno partecipato con una propria delegazione, dimostrandosi attivi nei molteplici momenti di dibattito che caratterizzavano la giornata.

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Contesto economico e politico in cui si è svolto il Campo

La crisi scoppiata ufficialmente nel 2008 sotto le vesti di crisi finanziari, ha mostrato, qualora ve ne fosse ancora stato bisogno, i suoi legami con la produzione. Lo ha fatto a suon di licenziamenti di salariate e salariati in seguito alle numerose chiusure di stabilimenti produttivi e continua a farlo, attaccando costantemente le condizioni salariali e sociali di milioni di salariate e salariati (giovani ed anziani), inasprendo sempre di più il conflitto sociale. Non è bastato stampare miliardi di banconote per salvare gli istituti bancari corresponsabili dell’attuale crisi economica. In questa seconda fase della crisi il bersaglio prediletto è lo stato sociale, ovvero tutte le conquiste sociali avute grazie alle vittorie del movimento operaio e dei movimenti studenteschi degli anni ’60 e ‘70 (Statuto dei lavoratori, assicurazioni sociali, diritto allo studio, ecc…). Ne sono la dimostrazione le misure di austerità varate, quasi in concomitanza, da gran parte dei governi europei come Grecia, Francia, Spagna, Italia, Germania ecc…

Soppressione di mensilità per i dipendenti pubblici, tagli alle rendite pensionistiche, attacchi alle assicurazioni sociali, aumenti dell’IVA (imposta sui consumi che penalizza soprattutto i bassi redditi) e tagli all’istruzione, sono solo alcuni esempi che ci mostrano come l’offensiva capitalista si sia fatta ancora più spietata. Parallelamente a queste misure economiche i governi adottano politiche di stampo razzista che tendono a disorientare e a dividere la classe operaria, proprio nel momento in cui essa deve cercare l’unificazione per resistere agli attacchi antisociali.

Atti di resistenza, manifestazioni e scioperi generali si stanno diffondendo in tutta Europa (pensiamo soprattutto alla Grecia) nel tentativo di bloccare l’offensiva capitalista, ogni giorno sempre più serrata. La sincronicità delle misure di austerità dei vari governi europei e le politiche volte a dividere i lavoratori e le lavoratrici, ci mostrano come il capitalismo sia organizzato a livello internazionale.

Per questo motivo è necessario unificare le lotte, creare movimenti di massa che comprendano tutti i soggetti oppressi dal capitalismo e promuoverne la solidarietà internazionale.

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L’importanza della gioventù nei processi di trasformazione sociale

Il Campo è rivolto ed organizzato dai giovani, una categoria sociale particolarmente oppressa nel sistema capitalista. Il concetto di gioventù, oggigiorno più che mai, mostra tutta la sua arbitrarietà. La gioventù si costituisce e si sviluppa come una categoria sociale specifica, un’età intermedia tra l’infanzia e il raggiungimento della stabilità economica nella vita professionale e famigliare. I criteri che stabiliscono l’età giovanile variano con il variare dello sviluppo economico e delle condizioni sociali. Basti pensare all’allungamento del periodo di studio rispetto al passato. Oggi molte persone di 25 anni sono giovani studenti, cosa molto rara sino a 30 anni fa. Dunque, è la necessità di formare la mano d’opera che crea la gioventù nel sistema capitalista.

In un momento di crisi come quello in cui viviamo, sono i giovani i primi a farne le spese. I giovani sono meno pagati rispetto ai lavoratori più anziani, sono i più toccati dalla disoccupazione e sono quelli che svolgono i lavoro più precari e subiscono costantemente l’ideologia dominante della classe borghese per mezzo delle istituzioni scolastiche. Anche nella famiglia, concetto cristiano-borghese, riscontriamo un certo tipo di oppressione. Sin da piccoli s’imparano i rapporti autoritari (potere maschile) e si è condizionati in scelte importanti nel corso della propria vita come la decisione sulla formazione da intraprendere, il lavoro da svolgere e l’orientamento sessuale. Inoltre far parte di una famiglia significa pensare innanzi tutto a se stessi, in questo modo la famiglia produce una sorta di individualismo. Inoltre i giovani non possiedono nulla di proprio, né un’abitazione né qualsiasi altro tipo di bene e sono costantemente dipendenti dai loro genitori. Per questo motivo la gioventù è più incline alla mobilitazione per cambiare la società. Non avendo nulla da perdere lo slancio combattivo risulta esser molto più vigoroso di altre categorie sociali. La storia dei movimenti studenteschi ce lo insegna. Le conquiste sociali degli anni ’60 e ’70 partivano proprio dai movimenti studenteschi in grado poi di coinvolgere gli operai e le operaie in un grande movimento di massa. Nelle fasi rivoluzionarie dunque la gioventù gioca un ruolo tattico e d’avanguardia, motore delle resistenze sociali.

Le oppressioni multidimensionali e l’importanza della gioventù nel conflitto sociale sono stati oggetto di dibattito tra i giovani presenti al campo. Grande importanza ha avuto lo spazio donna. In questo luogo sono state numerose le testimonianze di lotta all’oppressione capitalista e la presa di coscienza della propria condizione di soggetto doppiamente oppresso, in quanto salariate e in quanto donne. Pure lo spazio LGBT ha fornito, come ogni anno, un contributo fondamentale nello sradicamento del concetto di genere nelle menti dei presenti. Tutto questo si è svolto in un ambiente totalmente autogestito (coordinamento dei dibattiti, sicurezza e igiene del campo ecc…), per dimostrare che un altro mondo basato su valori completamente opposti è possibile e sostenibile.

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Dare una prospettiva politica ai movimenti sociali

Dalle numerose testimonianze di lotta nei vari paesi, come in Italia contro la privatizzazione dell’acqua, in Grecia contro le misure d’austerità del governo socialista, in Danimarca con la lotta antinucleare, le varie battaglie dei sans-papier in Francia, ecc., è emersa una necessità fondamentale per la stessa definizione di un movimento rivoluzionario del XXI secolo che parta dalla consapevolezza di una mutazione nella concezione di classe operaia e da un’analisi delle diverse soggettività oppresse dal sistema capitalista. Oggi le vittime del sistema capitalista sono i salariati e le salariate, le donne, i giovani, gli studenti, i migranti, gli omosessuali, le lesbiche e i trans. Sono molteplici categorie sociali ad essere discriminate e sfruttate dalle logiche patriarcali, sessiste e di mercato. I movimenti rivoluzionari non devono chiudersi nel settarismo, ma bensì allargare l’ambito di discussione e di lotta a tutte queste categorie e dare una prospettiva politica alle resistenze dei vari movimenti sociali nel mondo, promuovendo il punto di vista anticapitalista. La rivoluzione non si fa più solo con gli operai come siamo abituati a pensarli, ma con una serie di soggetti sociali che vivono diverse oppressioni tra loro legate in modi diversi.

Inoltre, di fronte all’organizzazione internazionale del capitalismo, la risposta di chi ne subisce le conseguenze non può non essere altrettanto internazionale. Pensare globalmente e agire localmente, questa la metodologia imprescindibile per un movimento rivoluzionario del XXI secolo.

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Arrivederci all’anno prossimo!

Il forum serale di chiusura di venerdì 30 Luglio ci ha dato l’occasione di stilare un bilancio positivo dei 6 giorni di campeggio. Essere rivoluzionari senza rivoluzione, oggi in particolar modo, non è cosa facile. Una buona dose di fiducia però il Campo ce l’ha trasmessa. Il rafforzamento dell’organizzazione internazionale è cosa fondamentale per i prossimi anni. Perseverare nella militanza anche in tempi difficili è altrettanto importante per preparare i momenti rivoluzionari. La lenta impazienza che ci ha insegnato Daniel Bensaïd, militante rivoluzionario da poco scomparso a cui è stato dedicato il campo di quest’anno, deve essere d’esempio per tutti i giovani che non ci stanno a vivere passivamente di fronte agli scempi che da troppi anni ci presenta la società capitalista. Dopo aver salutato i compagni e le compagne presenti, augurando loro un fortunato anno di militanza, ci siamo dati appuntamento all’anno prossimo in terra francese, salutando Daniel cantando l’Internazionale.