revisione legge disoccupazione

Una revisione contro i giovani, ma non solo!



La revisione della Legge sull'Assicurazione contro la Disoccupazione (LADI) colpirà tutte le categorie, ma in modo particolare i giovani.
Puntando su luoghi comuni duri a morire (“i giovani non hanno voglia di lavorare”, “preferiscono timbrare piuttosto che lavorare”, “non gli va bene nessun lavoro”, ecc) cercheranno di far passare i peggioramenti proposti. Vediamo, in particolare di cosa si tratta.


art. 16

Con la modifica proposta si vuole rendere “adeguata” per i giovani disoccupati qualsiasi occupazione che viene loro proposta. Finora i giovani al di sotto dei 30 anni potevano rifiutare un lavoro che non tenesse “convenientemente conto delle capacità e dell’attività precedenti” svolte. Cioè un giovane poteva rifiutare un lavoro offerto che fosse dequalificato (e quindi anche malpagato), che gli impedisse di perdere la sue qualifiche, di perdere contatto con la professione imparata, con la formazione scelta, ecc. Con questa modifica ogni lavoro offerto dovrà essere accettato, pena le sanzioni da parte della cassa disoccupati con la perdita dell'indennità giornaliera di disoccupazione.

È chiaro che in questo modo si vuole “mettere al lavoro” a qualsiasi costo (a qualsiasi prezzo – cioè salario) i giovani al di sotto dei trent’anni che, lo ricordiamo, sono circa un terzo di tutti i disoccupati.

art. 27

Attualmente coloro che non hanno versato contributi (perché allo studio, in formazione o in altre attività non direttamente salariate - ad esempio maternità) avevano diritto al pagamento di 260 indennità giornaliere, corrispondenti praticamente ad un anno (sono mediamente poco più di 21 le indennità pagate ogni mese). Ora tale diritto viene abbassato a 90 indennità, praticamente un terzo del diritto precedente.
Tra le varie categorie che entrano in disoccupazione senza aver versato contributi i giovani sono sicuramente quella più importante. Appare allora evidente come questa forte decurtazione del diritto alle indennità voglia, come quella accennata qui sopra all’art. 16, voglia esercitare una pressione fortissima sul "collocamento" a tutti i costi dei giovani disoccupati. Una pressione ad accettare lavori dequalificanti, precari, lontani dalla propria formazione e quindi tali da costituire, sul medio termine, un handicap ad una futura reintegrazione coerente nel mercato del lavoro; una pressione verso professioni con salari più bassi rispetto a quelli nelle professioni di provenienza o di formazione; in sintesi: una tappa ulteriore nel processo di riorganizzazione del mercato del lavoro e del salariato teso ad aumentarne lo sfruttamento e, in corrispondenza, a preservare o aumentare i margini di profitto delle imprese.

Vi sono molti altri articoli e molte altre ragioni per opporsi a questa revisione. Qui abbiamo citato quelli che riguardano in modo particolare i giovani studenti e gli apprendisti che si troveranno senza lavoro appena terminata la formazione. Per tutte queste ragioni vi invitiamo quindi a sostenere il referendum contro la revisione della LADI e, se ne avete già il diritto, a firmare subito il referendum.