Affondamento della piattaforma della BP

L'ennesima crisi ambientale... déjà vu

Il 26 aprile è affondata una piattaforma petrolifera della BP al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico. 11 morti, 17 feriti e una fuoriuscita di petrolio che è tuttora incontrollata.La macchia di greggio si estende per vari chilometri quadrati e cresce al ritmo di 1'000 barili di petrolio al giorno.

L’affondamento della piattaforma petrolifera nel golfo del Messico è solo l’ennesimo dei devastanti disastri ambientali avvenuti negli ultimi mesi. Per non fare sforzi di memoria, ci limitiamo a ricordare che, nel Febbraio di quest’anno, in Italia, il fiume Lambro è stato irreparabilmente inquinato da una fuoriuscita di sostanze tossiche da una ex raffineria.

I disastri ambientali sono all’ordine del giorno nell’attuale sistema, il capitalismo, e non si tratta solo di eventi legati a incidenti, ma anche e soprattutto del risultato degli attuali processi produttivi.

Chi possiede i mezzi di produzione in questa società ha come unico scopo quello di valorizzare il capitale, di accrescere i profitti di un’infima minoranza di persone nel mondo, a qualunque costo e a scapito dell’immensa maggioranza della popolazione mondiale. Anche se questo significa distruggere persone, famiglie, paesi e mettere a rischio l’esistenza stessa della vita in intere regioni del mondo.

Il capitalismo è un sistema distruttivo, oppressivo e violento, che crea crisi a tutti i livelli, da quello economico a quello sociale, fino a quello ambientale. Se vogliamo farla finita con questo scempio della vita, ci dobbiamo dare come obiettivo l'abbattimento di questo sistema ingiusto, dannoso e irrazionale per la grande maggioranza delle persone ovunque esse si trovano.