Revisione legge disoccupazione

I giovani sotto tiro*

La revisione della Legge sull'assicurazione contro la disoccupazione (LADI), approvata nei giorni scorsi, dal Parlamento federale, deve essere combattuta. Da più parti è stato annunciato il referendum che le modifiche approvate all'ultimo momento dalle Camere (per rendere "meno dura" la riforma e dare maggior ciance al progetto di fronte ad un eventuale referendum) non privano certo della sua ragione di essere.

Con le misure approvate saranno soprattutto i giovani e i lavoratori più anziani ad essere ulteriormente fragilizzati su un mercato del lavoro che in questa direzione va già da molto tempo.

Le riflessioni che seguono vogliono concentrarsi soprattutto sul rapporto tra giovani, mercato del lavoro e assicurazione disoccupazione. Anche perché in occasione delle votazione sul referendum non vi sono dubbi che i favorevoli alla riforma punteranno proprio su questo punto, cercando di giustificare una modifica della legge che renda meno "attrattivo" per i giovani il ricorso all'assicurazione disoccupazione.

La logica che sta dietro alle modifiche di legge che riguardano i giovani è quella della dissuasione. Si suppone che un giovane, avendo a disposizione meno indennità giornaliere, entrerebbe o rientrerebbe più rapidamente nel mercato del lavoro e con meno pretese. Questa logica, un po' ottocentesca, si scontra con una serie di fattori ai quali vogliamo brevemente accennare.

La crisi occupazionale degli ultimi 15 anni

Dal 2000 la disoccupazione ha ricominciato a salire, come sintomo di una crisi che non si può certo far coincidere solo con la crisi finanziaria in atto da metà del 2007. Negli ultimi 10-15 anni abbiamo assistito a continui aumenti dei livelli di stabilizzazione della disoccupazione al momento delle diverse riprese congiunturali. Dopo il ciclo recessivo, al momento della "ripresa", l'offerta di nuovi posti di lavoro non è mai stata in grado di riassorbire la perdita di posti di lavoro. In pratica la media dei lavoratori disoccupati ha continuato a crescere nonostante i periodici annunci dei giornali di diminuzione del tasso (sarebbe meglio parlare di parziali recuperi di posti di lavoro).

Durante le crisi economiche, la tendenza delle aziende è quella di risparmiare, diminuendo i costi. Il che ha immediate e dirette ripercussioni sulla formazione di nuovi lavoratori; è questa la spiegazione principale che ha visto negli ultimi anni un aumento sistematico dei giovani disoccupati, sia la momento della scelta del posto di tirocinio che la momento di entrare definitivamente nel mercato del lavoro.

E' questo d'altronde un tratto saliente dell'evoluzione del mercato del lavoro: oggi quasi un terzo dei disoccupati ha infatti meno di 30 anni.

La precarizzazione del mercato del lavoro

Il mercato del lavoro è cambiato. I lavori a "tempo indeterminato" e "fissi" sono sempre meno e stanno lasciando sempre più il posto a lavori cosiddetti "atipici", a tempo determinato, a progetto. La parola d'ordine è "flessibilità", che fa rima con precarietà.

Oggi il lavoro porta con sé sempre più spesso periodi di disoccupazione, che corrispondono ai momenti di calo della domanda nei settori di attività. La cosiddetta razionalizzazione aziendale porta spesso a espellere e riassumere lavoratori a dipendenza della mole di lavoro, per mantenere sempre alti e costanti il tasso di sfruttamento e i ritmi di lavoro.

Normale quindi che gli ultimi arrivati sul mercato del lavoro - i giovani - siano le vittime principali di questa degradazione del mercato del lavoro. Per i giovani la prospettiva è sempre più quella di una "precarietà permanente" cumulata con periodi di disoccupazione tra un lavoro e l'altro.

Il declino della formazione professionale e la rarefazione dei posti di tirocinio

In Svizzera un terzo degli apprendisti è formato in azienda. Le aziende tendono a vedere in questi giovani in formazione mano d'opera a basso costo e altamente redditizia. Alla fine dell'apprendistato, però, i giovani salariati sono lasciati a casa, perché nessuno è disposto a pagare salari più elevati di quelli miseri versati durante l'apprendistato. Con questo anche la possibilità di acquisire la poi tanto richiesta "esperienza" tende a venir meno.

Né appare di grande utilità l'azione intrapresa dal governo per "piazzare" ad ogni costo tutti i giovani in cerca di un posto di tirocinio. Molto spesso la scelta avviene "perché non c'è altro", in ogni caso lontana dagli orientamenti e dalle predilezioni del giovane. La conseguenza è spesso una interruzione del tirocinio; oppure, alla fine dello stesso, la rinuncia volontaria da parte del giovane lavoratore a proseguire nella stessa attività imparata.

L'allargamento del mercato del lavoro

La cosiddetta "libera circolazione" sta sempre più dimostrando quel che in realtà è: la liberalizzazione del mercato del lavoro, attraverso l'abolizione di quei controlli (insufficienti per la verità) sulle condizioni di lavoro dei lavoratori in arrivo sul mercato del lavoro dall'estero (in particolare i lavoratori frontalieri).

Il risultato è che oggi un lavoratore frontaliere, in un settore - e sono la maggioranza - non soggetto ad alcuna norma salariale (salario minimo legale o contrattuale) costa più o meno come un giovane lavoratore all'ultimo anno di tirocinio o nei primi anni di attività.

Abbiamo bisogno di ben altro!

Alla luce di questi aspetti che caratterizzano e influenzano la disoccupazione, appare chiaro che non si tratta di punire i disoccupati, ed in particolare i giovani, considerati persone pigre e senza voglia di lavorare, ma di combattere le cause profonde della crisi e si suoi riflessi sull'occupazione.

Anzitutto, come abbiamo detto più volte, si dovrebbe agire in modo anticiclico, non diminuendo gli impieghi pubblici con il pretesto di risparmiare, ma ampliando la possibilità di lavorare nel settore pubblico, dove, a dispetto di chi afferma il contrario, molte attività dovrebbero essere potenziate per un miglior funzionamento dello stesso servizio pubblico.

In particolare, nell'ambito dell'offerta di posti di tirocinio, il Cantone ed il comuni più importanti potrebbero facilmente svolgere un ruolo decisivo raddoppiando o triplicando il numero dei posti di apprendistato offerti.

Infine va affrontata la situazione di misera sociale e culturale nella quale, anche a seguito di revisione della LADI come quella prevista, i giovani tendono sempre più a trovarsi. Per questo va rilanciata la questione del potenziamento del salario sociale. In questo ambito vanno il potenziamento delle borse di studio, l'accesso gratuito ai trasporti e alle attività di tipo culturale, nonché agli spettacoli.

Per tutte queste ragioni il referendum contro la LADI dovrà vederci impegnati al massimo. Bloccare questa riforma (e non sarà una passeggiata, come molti credono, "dopati" dalla relativa facilità del successo del referendum contro il taglio alle rendite del secondo pilastro) è un primo passo per rispondere alla politica di discriminazione contro i giovani che padronato e partiti borghesi tendono a sviluppare sempre più.

*Questo testo è la sintesi di un discussione tenutasi in seno al gruppo giovani dell'MPS Ticino.