26° campeggio internazionale rivoluzionario, femminista, ecologista



Durante l’ultima settimana di luglio, in Grecia, a Molossi-Igoumenitsa, si è svolto il 26° campeggio internazionale rivoluzionario ecologista. Quasi 500 giovani, provenienti da tutto il mondo si sono ritrovati per discutere dell’anno politico trascorso e delle lotte che li hanno visti partecipare.

Scegliere dove fare il campo quest’anno, sulla base delle mobilitazini trascorse, non era scontato. La Francia? Dove oltre alla nascita del Nuovo partito Anticapitalista, ci sono state numerose mobilitazioni, da quella vittoriosa nelle Antille a quella nelle università, che ha visto anche i professori negli inediti panni dei contestatori?

Lo Stato spagnolo o l’Italia? Entrambi attraversati da forti movimenti di opposizione studentesca?

Alla fine la scelta è caduta sulla Grecia, che ha visto, oltre ad altri momenti di forte mobilitazione, un mese di lotta in cui studenti e lavoratori hanno messo a dura prova il governo, con occupazioni delle università e persino delle sedi sindacali, con assalti ai commissariati e barricate contro la polizia.

Abbiamo trascorso sette giorni intensi, carichi di dibattiti e confronti politici, di approfondimenti e, ovviamente, di divertimento.

Workshop tematici, momenti di formazione e meeting occupano gran parte delle giornate al campo. Ogni giorno si è affrontato un tema particolare. Si è discusso del femminismo e delle sue battaglie e rivendicazioni di spazio, non solo nella società, ma anche nelle organizzazioni della sinistra anticapitalista; della relazione tra l’oppressione di genere nei confronti degli orientamenti sessuali considerati “non compatibili” con la società attuale e le altre oppressioni. Non potevano mancare le lotte giovanili, con discussioni con alcuni dei compagni che hanno animato i collettivi del movimento “Onda Anomala” in Italia, i movimenti universitari in Grecia e Stato Spagnolo e le mobilitazioni studentesche in Francia. Abbiamo potuto discutere del mese di mobilitazioni seguite all’assassinio del giovane Alexandros Grigoropulos ad Atene e nelle altre città. Si è discusso di Imperialismo e di lotte antimperialiste, Palestina, Iraq, Afganistan, Venezuela. Si è poi affrontato l’importante dibattito sull’avanzata delle destre nazionaliste con particolare riferimento all’Europa, del razzismo istituzionale della “fortezza europea” e della legittimazione che questo porta ai vari gruppi presenti in europa, che porta sempre più spesso ad azioni violente, come mostra il caso italiano. Si è discusso anche della crisi ecologica e delle possibili alternative, di esempi di resistenza allo scempio dei territori, ecc.


Grande protagonista della riflessione di questo campo è stata, purtroppo la crisi, che sta spingendo all’estremo le dinamiche di oppressione di classe e le altre oppressioni specifiche del capitalismo, riducendo gli spazi delle libertà. La consapevolezza della sempre maggiore integrazione europea nel portare avanti le politiche antisociali della borghesia e nel rafforzare tutte le oppressioni, imperialismo, razzismo, maschilismo, autoritarismo in generale, spinge la sinistra anticapitalista europea ad organizzarsi su scala continentale. Ci siamo dunque ripetuti l’impegno a costruire una sinistra europea che sia all’altezza delle dure sfide del futuro.

Il campo, come sempre, è un’ottima occasione per conoscere compagni da tutto il mondo, per avere notizie di prima mano sugli avvenimenti che sempre meno spesso si leggono sui giornali e non percé non accadono, ma sempliceente perché la maggior parte dei media preferisce tacere sulle resistenze che continuamente scoppiano contro questo sistema ingiusto ed oppressivo.

Per i giovani del Movimento per il socialismo, quasi tutti alla loro prima esperienza, è stato un bel viaggio di scoperta nelle diverse facce della resitenza al capitalismo e del tentativo di superarlo per costruire un altro mondo necessario.

Il forum conclusivo di venerdì, animato da numerosi cori rivoluzionari, ha chiuso ufficialmente la 26° edizione del Campeggio internazionale rivoluzionario femminista e ecologista. Un momento di forte emozione, come del resto ogni singolo giorno trascorso al campo, che resterà per sempre nei nostri cuori e che fungerà da bussola per le nostre prossime attività di militanza politica. Torniamo in Svizzera, con la consapevolezza di non essere i soli a batterci per una società migliore, anticapitalista, rispettosa dell’ambiente, dove chi lavora decide del proprio destino e dove esiste realmente un futuro per tutti.

L’anno prossimo non potremo mancare all’appuntamento, che si terrà in Italia, dove continueremo a scambiarci le nostre esperienze di lotta, speriamo sempre più numerose e vincenti.

"Hic Sunt Leones": Cosa Ci Dice La Vittoria Dell'innse

di Roberto Firenze
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Una storia di protagonismo e coscienza di classe di un gruppo di lavoratori combattivi. E anche un'esperienza di unità di militanti politici, sindacali e associativi che andrà certamente ripetuta. A partire dal coordinamento delle aziende in crisi.

I lavoratori della INNSE hanno vinto. Dopo 14 mesi di lotta, tre mesi di autogestione, tre sgomberi, l’ultimo il 2 agosto scorso, un presidio permanente prima dentro la fabbrica - o quello che ne rimane - poi all’esterno, fino alla iniziativa clamorosa della “occupazione” del carroponte alto 12 metri all’interno del capannone con i macchinari svenduti da padron Genta; un gruppo di lavoratori coraggiosi e testardi e una Rsu decisa e combattiva hanno piegato ,insieme all’ottusità e alla violenza di un padrone rottamatore, il silenzio complice – fino all’ultimo minuto possibile - delle istituzioni locali e la complicità effettiva – con il padrone - della destra leghista lombarda, quella di Castelli, Lunardi e Maroni.
L’accordo raggiunto nella notte tra l’11 e il 12 agosto stabilisce da una parte l’acquisizione dell’area dove è ancora insediato il sito produttivo da parte di Camozzi, grande industriale bergamasco che produce macchine utensili e che ha recentemente allargato le proprie attività negli Stati Uniti; e dall’altra un accordo sindacale che garantisce la riassunzione di tutti i 49 lavoratori da parte del nuovo proprietario, un piano industriale che prevede possibilità di sviluppo occupazionale - come avevano sempre sostenuto i lavoratori dell’INNSE - la riapertura dello stabilimento il primo di ottobre,un periodo di cassa integrazione straordinaria nella fase di verifica del piano industriale e di riattivazione della produzione, l’accesso alla pensione per alcuni lavoratori in mobilità che hanno i requisiti necessari soltanto su base volontaria.
Gli ultimi scogli prima della conclusione sono stati la “monetizzazione” crescente da parte di padron Genta, poi risoltasi di fronte ad un ultimatum di Camozzi, sostenuto da un prefetto irritato di fronte all’atteggiamento da “rialzista” al tavolo di trattativa da parte del “rottamatore” leghista; e un rischio di utilizzo da parte di Camozzi – il cui consulente aziendale al tavolo era un certo Maurizio Zipponi… - del passaggio dalla mobilità alla pensione per alcuni lavoratori tra i più combattivi dell’ INNSE non su base volontaria e come modalità per effettuare una “scrematura”al momento dell’acquisizione nel gruppo di operai che ha resistito per 14 mesi .
Ma i lavoratori della INNSE a partire dai cinque “gruisti” hanno definito con chiarezza, nel momento cruciale,incontrando la delegazione Fiom che stava seduta al tavolo in Prefettura, quali erano le loro proposte e le loro condizioni per siglare un accordo positivo e scendere così dal carroponte.
La lotta della INNSE al di là del numero di operai coinvolti e delle dimensioni di quell’azienda,un “residuo” di quella che era in altri tempi la Innocenti Sant’Eustachio di Milano, ha avuto nell’ultima fase un impatto molto forte su una città stordita dal caldo di agosto e dall’opprimente egemonia leghista berlusconiana, aggravata da una sinistra socialmente sradicata e priva di una qualunque capacità di iniziativa e di risposta significativa.
Un impatto tanto più importante in una realtà, quella di Milano e provincia letteralmente devastata nell’ultimo anno da una ondata di Cassa Integrazione con pochi precedenti e con moltissime aziende che stanno chiudendo e stanno licenziando - e per questo sono presidiate dai lavoratori: la LARES, la Metalli Preziosi,l’Ercole Marelli, la Nokia Siemens e tante altre.
Lo sgombero del 2 agosto,improvviso e brutale è stato come una scossa su un pezzo di sinistra che ancora abita in questa città intorpidita dall’egoismo sociale dominante.
Il presidio che già era presente all’INNSE ha visto affluire dal mattino prima decine, poi alcune centinaia di giovani, di militanti sindacali e delegati - della Fiom prevalentemente, ma anche di sindacati di base-militanti della sinistra e dei Centri sociali,studenti…
Il presidio è diventato una Assemblea aperta e permanente che discuteva della lotta in corso e di tante altre cose… Il presidio era assolutamente unitario, si beveva,si mangiava, e si discuteva e litigava… ma quando c’era da fronteggiare la polizia e i carabinieri che militarizzavano tutta la zona la risposta era di tutti e tutti insieme. Alla INNSE- non so se era giusto o sbagliato,ma era così - non c’erano banchetti di partito con le loro bandiere, ma bandiere sindacali della Fiom, striscioni di Rsu, di centri sociali e tante bandiere della Rsu INNSE.
Le decisioni erano prese dagli operai dell’INNSE insieme alla delegazione Fiom e poi trasmesse all’intero Presidio. L’iniziativa di entrare nella notte del 4 agosto per occupare il carroponte e drammatizzare la vicenda, seguita dallo sciopero di due ore proclamato sul piano provinciale dalla Fiom, ha rilanciato ulteriormente la mobilitazione intorno alla INNSE e ha conquistato a quella lotta una visibilità nazionale importante.
Il presidio diventava notte e giorno un appuntamento per centinaia di persone, un momento di solidarietà e partecipazione alla vicenda di un gruppo di operai dignitosi e combattivi che era vissuta come un’occasione per dire “basta”, dobbiamo tornare a lottare e a vincere. Il presidio diventava anche un momento di socialità in un pezzo di città desertificata dalla deindustrializzazione; dal Presidio si partiva per compiere piccole azioni di disturbo del traffico, di mobilitazione davanti alla Prefettura o davanti alla stazione ferroviaria di Lambrate. La solidarietà nei confronti di quegli operai testardi, che non si volevano rassegnare a scomparire, era visibile in quella zona, in centro e in tanti luoghi di lavoro dove si tornava a guardare con una certa attenzione ad una esperienza di lotta che forse poteva vincere e forse poteva dire qualcosa a tanti di più.
E quella lotta ha vinto; la sera dell’11 agosto via Rubattino, cimitero industriale, periferia squallida, polverosa e degradata, ha visto una festa popolare con fumogeni, mortaretti e cori da stadio che hanno salutato i “cinque gruisti” nel momento della loro uscita dall’azienda. Quella sera uno striscione è stato preparato e fa bella mostra di se’ davanti alla fabbrica, dice: “Hic sunt leones”.
Non è solo la retorica di chi ha vinto dopo anni di legnate sulle spalle.
E’ un modo “popolare” e magari un po’ enfatico di sottolineare uno degli ingredienti di questa esperienza di lotta: la combattività e la tenacia, insieme alla lucidità e alla capacità di iniziativa di un piccolo gruppo di operai e delegati sindacali Fiom, con una loro forte radicalità e una altrettanto - magari discutibile…- loro “politicità”.
Questo per dire che quegli operai hanno vinto perché esprimevano una loro soggettività di classe che gli ha permesso di resistere per 14 mesi, quasi da soli, con il sostegno di gruppi di amici e di giovani solidali con la loro lotta. Da questo punto di vista il ruolo della Fiom, a cui sono iscritti e il cui sostegno hanno sempre rivendicato, c’è stato ma è arrivato tardi, ha fatto un salto importante sull’onda della drammatizzazione determinata dall’ultimo sgombero e di una consapevolezza che nel gruppo dirigente locale e, credo, nazionale della Fiom si è a quel punto fatta strada: alla INNSE non si poteva perdere. Perché era concretamente possibile vincere la partita con il padrone e perché vincere lì, con la contraddittorietà di un accordo il cui percorso di applicazione non sarà indolore - perché padron Camozzi non è un benefattore - ma che comunque mantiene occupazione e attività produttiva, voleva dire poter ripartire a settembre, nel conflitto sociale che si produrrà, con uno stato d’animo diverso.
La INNSE ci dice anche alcune altre cose, che riassumo qui brevemente, ma che meriterebbero qualche minuto di riflessione.
Ci dice di un capitalismo milanese proiettato sulla speculazione sulle aree urbane di quella “città metropolitana” in vista dell’Expo 2015 e che,per fare profitti - forse - con il mattone sceglie di sacrificare una “nicchia produttiva” ancora importante per i propri assetti in questo territorio come quella delle macchine utensili.
Ci dice di una lotta che vince proprio perché radicale nelle sue forme di iniziativa e chiarissima nei suoi obiettivi.
Ci dice di operai che sono arrivati ad occupare una fabbrica e per tre mesi - prima dello sgombero iniziale - l’hanno fatta funzionare in autogestione, hanno trovato ordinativi e hanno gestito fornitori. Vuoi vedere che forse gli operai possono lavorare e produrre SENZA PADRONE?
Ci dice di giovani militanti con le loro “strane“ aggregazioni e abitudini che hanno fatto picchetti all’alba e hanno riscoperto che si può lottare per difendere una fabbrica. Vuoi vedere che “l’unità operai-studenti-tutti gli altri che volete voi” è ancora praticabile?
Ci dice di una lotta che ha scoperto strade per affermare i propri obiettivi che sembravano dimenticate: per esempio rivendicando la possibilita’ per gli Enti locali di REQUISIRE un’area e intervenire sulla sua destinazione d’uso…
La lotta dell’INNSE ci dice anche come potrebbe essere affrontato l’autunno che arriva: con il coordinamento delle aziende in crisi, per definire una piattaforma comune, degli obiettivi e delle modalità di azione condivisa. Ci dice del legame, nella crisi, tra difesa del posto di lavoro e necessità di intervenire sugli assetti proprietari con proposte di riorganizzazione della produzione in funzione delle esigenze operaie e non del profitto aziendale.
Ci dice quindi del valore dell’unità d’azione tra militanti sindacali, politici e associativi senza “retropensieri” e settarismi,ciascuno con la propria appartenenza valorizzare ma disponibili a mettere al centro delle proprie preoccupazioni, in quel momento, le ragioni di quella lotta. E ci parla del valore delle assemblee generali in cui si discute e si decide. Perchè in fondo quel Presidio a questo assomigliava, ad una istanza di democrazia partecipativa in cui erano loro,gli operai coinvolti, e non altri, a decidere…
Vuoi vedere che si potrebbe fare anche da qualche altra parte?

Roberto Firenze un testimone di una vicenda importante, quella che in altri anni si sarebbe chiamata “una storia operaia”.

Milano 12 agosto 2009.

*L'articolo è tratto dal sito di Sinistra Critica