campo internazionale 2009

26º campo internazionale di giovani rivoluzionari

Dal 25 al 31 luglio

I campi internazionali di giovani rivoluzionari sono una settimana di dibattiti organizzati dai giovani della IV Internazionale di tutto il mondo. Ogni edizione è diversa, ma il suo spirito è simile: offrire uno spazio di incontro e convivenza per tutti coloro che vogliono cambiare il mondo. Un sistema di traduzione permette di scambiare esperienze tra i diversi paesi presenti. Dibattiti, commissioni, forum, formazione e feste hanno luogo tutti i giorni. Quest’anno si terrà a Igoumenitsa (Grecia). Ogni edizione dei campi ha luogo in un paese diverso a rotazione. Le ultime edizioni sono state organizzate in Francia, Portogallo, Italia, Francia e Stato spagnolo.

Obiettivo: cambiare il mondo



Le mobilitazioni quest’anno sono state importanti: dallo Stato spagnolo (per esempio contro l’applicazione della riforma di Bologna, contro la crisi, ecc.) alla Francia, contro la precarietà lavorativa, dall’Italia, con il movimento dell’Onda e lo sciopero generale, alla Grecia, con la rivolta di novembre…
Lo scopo è dunque quello di dibattere di tutte queste mobilitazioni per vedere quali prospettive di futuro potremo dar loro per continuare a resistere e a indebolire le classi dominanti dei nostri paesi.

Discuteremo anche della realtà politica di molti paesi del mondo, come il Venezuela, la Bolivia, l’Iraq, il Libano, la Costa d’Avorio, ecc. L’obiettivo di questi campi è quello di condividere in un ambiente piacevole le nostre lotte e vedere come conquistare vittorie, organizzando per esempio mobilitazioni su scala internazionale.

Dietro queste lotte sta il nostro desiderio di cambiare società. Per questo è necessario, non solo trasmetterci esperienze di lotte, ma anche chiederci come possiamo finirla con il capitalismo e come costruire una società più giusta.

Qual è il ruolo dei lavoratori e dei giovani? Qual è il ruolo dello stato e come combatterlo? Tutta una serie di domande che ci poniamo e a cui cerchiamo di dare tutti/e assieme una risposta.

Programma


Il programma del campo è diviso in differenti assi tematici, di modo che ogni giorno è dedicato a un grande tema: crisi, imperialismo e internazionalismo, lotte sociali della gioventù, femminismo e liberazione lgbt, strategia rivoluzionaria per cambiare il mondo. Ogni giorno si realizzano diverse attività su questi grandi temi: forum, workshop e formazione. I Forum sono assemblee plenarie in cui intervengono diversi oratori di vari paesi e momenti di incontro di tutti/e i/le partecipanti del campo. I workshop sono attività più ristrette, realizzate simultaneamente, dove si trattano e si discutono vari temi in modo più approfondito, e permettono il dibattito e lo scambio di opinioni tra i partecipanti. La formazione è un momento in cui si introduce il tema trattato in ogni sessione (imperialismo, gioventù e classe salariata, oppressione delle donne, movimenti sociali e partiti politici, rivoluzione e contropotere, ecc).


Attività ludiche, alternative e demercificate

Al campo ci sono anche attività di svago, feste e di ozio alternativo e demercificato. Ogni notte c’è una festa, con un contenuto, un tema e uno stile differenti, incluse una festa non mista di/per sole donne e una festa LGBT (aperta a tutti/e). Ci sono anche momenti liberi, con la possibilità di fare escursioni nei dintorni del campo, e attività culturali come passi di video e film.

Commissioni permanenti



Durante tutta la settimana ci sarà uno spazio dedicato alle commissioni permanenti specifiche di vari movimenti (studentesco, solidarietà internazionale, giovani lavoratori, ecologia, ecc.) nelle quali gli attivisti di questi rispettivi movimenti sociali si scambieranno esperienze e cercheranno di coordinare le risposte su scala internazionale.

Spazi tematici 



Nel campo ci sono uno spazio specifico di donne e uno spazio lgbt, con attività e dibattiti propri.

Autogestione e sostenibilità



Il funzionamento del campo è completamente autogestito dai partecipanti. L’obiettivo è di tentare a funzionare come vorremmo che funzionasse una società alternativa a quella attuale e costruire esperienze di convivenza e di organizzazione alternative. Le diverse attività (pulizia, sicurezza, turno del bar, ecc.) si svolgono a rotazione con gruppi di volontari. Ogni giorno ci sono riunioni delle diverse delegazioni che partecipano, e riunioni di coordinamento generale del campo, per fare un bilancio delle attività giornaliere. Il campo è organizzato con criteri sostenibili, per non recare danno all’ecosistema. Il mangiare del campo include menu vegetariani e non.

Più info

Prezzo: 130 €. (iscrizione: tutto incluso) + trasporto (ca 200 €).
Pasti: inclusi (c’è anche cucina vegetariana), portare un bicchiere, piatto e posate.

Alloggio: portare la tenda, sacco a pelo, materasso, lampada tascabile.
Il campeggio è completamente equipaggiato con tutte le comodità e ha numerose zone all’ombra. Per maggiori informazioni sul programma, l’iscrizione o altro, contattaci:

mail: rivoluzione@bluewin.ch

tel: 076/489.55.50 (Leonardo)

Indirizzo postale: MPS, CP 2320, 6501 Bellinzona

Nonostante i sindacati, discreta la partecipazione al primo maggio

Eravamo circa mille alla fine (1500 per la rsi). Distanti dagli ottomila dell’anno scorso, ma comunque meglio delle precedenti edizioni, in cui si contavano intorno alle 500 persone.

Nonostante l’inerzia delle burocrazie sindacali, le uniche in tutta Europa che non hanno ancora convocato una manifestazione contro la crisi e le crescenti politiche di austerità portate avanti dal padronato, la manifestazione ha avuto una discreta partecipazione.


I movimenti studenteschi in Italia e Francia


La crisi economica attuale è soltanto l’ultima di una lunga serie a cui il sistema capitalista ci ha abituato. Il Capitalismo, nato sotto la logica del profitto e del mercato, ha dato il via a processi di privatizzazione in vari ambiti (salute, istruzione, trasposti, energia ecc…) e continua a violare la carta dei diritti umani: il tutto sotto ai nostri occhi.

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corteo I maggio

Nonostante i sindacati, discreta la partecipazione al corteo del primo maggio

Eravamo circa mille alla fine (1500 per la rsi). Distanti dagli ottomila dell’anno scorso, ma comunque meglio delle precedenti edizioni, in cui si contavano intorno alle 500 persone.

Nonostante l’inerzia delle burocrazie sindacali, le uniche in tutta Europa che non hanno ancora convocato una manifestazione contro la crisi e le crescenti politiche di austerità portate avanti dal padronato, la manifestazione ha avuto una discreta partecipazione. Spiccava in particolare un discreto numero giovani, superiore a quello delle precedenti manifestazioni (eccezion fatta, come sempre per la manifestazione dell’anno scorso), sicuramente più attratti dai gruppi musicali invitati al concerto, che non dai discorsi di Ambrosetti e co.

La differenza di numero tra i partecipanti dell’anno scorso e quella di quest anno, non si spiega, né con la “paura” di eventuali ritorsioni, come ha abbozzato a pretesto qualche sindacalista, né con la collocazione geografica, Lugano, che, essendo la capitale finanziaria del cantone, avrebbe una popolazione salariata meno disponibile alla lotta.

In realtà, il divario si spiega, e qui dispiace ma dobbiamo ripeterci per l’ennesima volta, con il diverso contesto sociale che si è venuto a creare l’anno scorso. Il primo maggio 2008 seguiva di poco la storica vittoria degli operai delle Officine, che aveva visto una lotta portata avanti dagli operai in prima persona e che aveva coinvolto velocemente ampi strati della popolazione ticinese. Questo clima di mobilitazione sociale, aveva permesso di celebrare una festa dei lavoratori lontana dalla routine autoincensatoria dei sindacati, imponendo ai vertici delle burocrazie il protagonismo dei salariati stessi e dei movimenti sociali.

Quest anno, nonostante la crisi stia mettendo in ginocchio centinaia di famiglie che vedono i propri membri esclusi dal lavoro, gli apparati sindacali non hanno mosso un dito, limitandosi a dire che sono necessari… un maggior aiuto da parte dello stato alle imprese e una maggior facilità, sempre per le imprese, di mandare gli operai in disoccupazione parziale! Sono fioccate poi iniziative che fanno tremare le ginocchia al padronato: le petizioni! Non una mobilitazione seria, che chiamasse chi la crisi la sta pagando a riprendersi gli spazi della propria dignità, niente scioperi, niente manifestazioni. Petizioni. Sconsolante, anche perché queste sono fine a sé stesse e non costituiscono uno strumento, come dovrebbero essere, per lanciare un dibattito che sia in grado di costruire poi un percorso di lotta, ma vengono usate per un lavoro da “gruppo di pressione” tutto volto alle istituzioni.

Nonostante questo, come detto, in piazza c’erano almeno mille persone. Questo avrebbe dovuto dire ai dirigenti sindacali di una disponibilità, seppur limitata ad uno “zoccolo duro”, a muoversi in difesa dei propri diritti da parte dei lavoratori. Ci si sarebbe dunque aspettati di sentire discorsi combattivi. Dal palco, invece, non si è sentita pronunciare una sola volta l’unica parola che i salariati attendono: sciopero. Parola completamente scomparsa dai discorsi, proprio in un periodo in cui i lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo sull’altare del neoliberismo e del capitalismo, tanto criticati a parole, così poco contrastati sul piano dell’iniziativa. Inesistente sul palco di Lugano anche qualsiasi riferimento alla mobilitazione delle Officine e al ruolo di forza motrice che hanno assunto in quel frangente gli operai. Il sindacato vuole mantenere un controllo totale sulle forme di quel dissenso che comincia a farsi sentire anche in Svizzera. Non c’è spazio per i lavoratori, se non in termini di coreografia per dare un po’ di colore ai discorsi di rito, che ormai più nessuno ascolta.

I militanti che credono dunque che la situazione dei salariati e della popolazione possono migliorare solo attraverso la lotta, sono rimasti a bocca asciutta, dovendosi accontentare di un “la pace del lavoro ha fatto il suo tempo”. Grazie. Cosa propongono in cambio questi signori? Noi un’idea di come si potrebbe fare, ce l’abbiamo. Ce l’hanno raccontato i compagni venuti in visita da noi da Francia e Italia. Dobbiamo stimolare e sostenere l’auto-organizzazione di chi non è più disposto a sopportare questo sistema iniquo, che privatizza i profitti e collettivizza le perdite, facendo da motore e da sponda alle mobilitazioni e alle resistenze che chi subisce quotidianamente questo sistema vorrebbe sviluppare, ma che non fa, perché altri hanno già deciso per loro che questo è inopportuno. Di ben altro sindacalismo ci sarebbe bisogno in questi tempi duri…