Crisi sociale e politica in Europa

I movimenti studenteschi in Italia e Francia

La crisi economica attuale è soltanto l’ultima di una lunga serie a cui il sistema capitalista ci ha abituato. Il Capitalismo, nato sotto la logica del profitto e del mercato, ha dato il via a processi di privatizzazione in vari ambiti (salute, istruzione, trasposti, energia ecc…) e continua a violare la carta dei diritti umani: il tutto sotto ai nostri occhi.

Nei momenti di crisi economica, è particolarmente sconsigliabile tagliare sui settori della formazione; considerati assolutamente necessari per il funzionamento di una società, delle sue istituzione e della sua economia. Nonostante questo, da anni assistiamo all’attuazione, da parte dei governi degli stati europei, di misure di risparmio nell’istruzione. Queste misure, prese nel loro insieme, portano ad un abbassamento dell’offerta e della qualità della formazione.

In molti, in tutta Europa e in tutto il mondo, esprimono il rifiuto di queste politiche padronali e governative e prendono parte alla lotta per un altro tipo di società.

Giovedì 23 aprile, il Movimento per il socialismo ha organizzato un incontro di discussione incentrato sulla situazione del movimento studentesco in Francia e in Italia.

Durante la serata sono intervenuti Corrado D’Ambra, studente e militante di Sinistra Critica, partecipante al movimento studentesco italiano dello scorso autunno e Francesco Sergi, studente e militante al Nouveau Parti Anticapitaliste.


La situazione Italiana

Ha scelto di chiamarsi “Onda Anomala” il movimento di studenti universitari e di scuola media superiore nato negli atenei e nelle scuole superiori italiani nell’autunno del 2008.

La nascita del movimento studentesco è legata all’approvazione della “Riforma Gelmini” (Legge n°133 del 6 agosto e Legge n°169 del 29 ottobre).

In sostanza la riforma riguarda:

  • Taglio di 1.441,5 milioni di € al fondo di finanziamento ordinario (fondo statale che costituisce la fonte di maggiori entrate per le università italiane) nel quinquennio 2009/2013
  • Blocco del personale universitario per il triennio 2009-2011
  • Possibilità di trasformazione per le università in fondazioni private

Tutte queste misure riducono le università italiana in condizioni ulteriormente precarie e mettono a rischio la sopravvivenza delle università pubbliche. Università e scuole superiori privatizzate significa tasse d’iscrizione più elevate, dove solo le famiglie con reddito medio-alto (una minoranza in Italia) potranno far studiare i propri figli.

Il tutto si colloca in una situazione lavorativa altrettanto critica: il ricorso alla cassa d’integrazione è sempre più frequente, nell’ultimo decennio la percentuale di italiani che ricorre ad un contratto a tempo determinato o al lavoro ridotto è salita al 70%, mentre è risaputo che il 90% dei laureati in Italia non trova un impiego nel proprio settore di studi.

L’opposizione a tutte queste tendenze è pressoché inesistente. I sindacati italiani non garantiscono un’opposizione valida alle logiche padronali, anzi, è sempre maggiore il divario tra lavoratori ed apparato sindacale, che tende a privatizzare il suo servizio.

È in questo panorama sconcertante che il “movimento dell’onda” ha mobilitato per molte settimane in difesa della scuola pubblica, centinaia di migliaia di studenti, di professori, di genitori e di lavoratori. Tutto ha inizio il 6 ottobre 2008, quando il polo scientifico dell'Università degli Studi di Firenze viene occupato dagli studenti in seguito ad un'assemblea straordinaria, dando inizio alle mobilitazioni studentesche a Firenze e in Italia. A partire da questa data in tutta Italia il movimento studentesco inizia a prendere parte alla lotta: Roma, Napoli, Milano, Palermo, Torino… sono solo alcune città dove migliaia di studenti si sono mobilitati nelle strade e nelle piazze per rivendicare il loro diritto ad un futuro migliore.

Da notare la risposta alle continue manifestazioni studentesche da parte del Governo italiano. Il 18 marzo 2009 a Roma un notevole spiegamento di forze dell'ordine presidia ogni ingresso dell'università La Sapienza e impedisce agli studenti di uscire in corteo dall'area universitaria. In seguito alle cariche di Polizia e Carabinieri in piazzale Aldo Moro si verificano scontri nelle altre uscite della Città Universitaria dove gli studenti reagiranno alle manganellate con lancio di pietre e scarpe. Dopo questi episodi il Ministro Renato Brunetta ha definito gli studenti dell'Onda "Guerriglieri" e ha esortato a trattarli come tali.

Il movimento studentesco in Italia, ha dunque reagito da catalizzatore, dando il via a movimenti multidimensionali che per oltre sei mesi hanno messo in crisi il Governo italiano. Il “movimento dell’onda” ha convocato un’assemblea studentesca generale a Roma, con l’intento di unire le forze studentesche in un movimento nazionale per meglio affrontare le sfide di resistenza che si delineano all’orizzonte. Purtroppo, per dissensi interni sulle modalità d’azione, il progetto di un movimento studentesco nazionale è per ora fallito.

Tuttavia gli studenti di tutta Italia non si danno per vinti e sono pronti ad appoggiare qualsiasi lotta che si batta per un futuro migliore.


La situazione francese

In Francia assistiamo da tempo a un numero impressionante di masse che si mobilitano per protestare contro i continui licenziamenti, gli attacchi all’istruzione e le condizioni di esistenza precarie. Due grandi giornate di sciopero generale, il 29 gennaio e il 19 marzo, hanno portato oltre 2.5 milioni (il 29) e 3 milioni (il 19) di persone in piazza, mentre nelle imprese pubbliche e private i tassi di sciopero sono stati altissimi. Nel frattempo, lo sciopero congiunto di professori, studenti e personale blocca le università francesi d’oltremare della Guadalupa e della Martinica, dopo settimane di sciopero generale a oltranza, ha ottenuto grandi vittorie, con aumenti salariali di 300 euro per tutti. L’elenco degli scioperi si allunga: Continental, Renault, Toyota, Gaz de France, Suez, la Poste, Peugeot, Veolia, KFC, Fnac,… bisognerebbe continuare fino a nominare, secondo stime sindacali, oltre la metà di tutte le imprese attive sul territorio.

La profonda tradizione di lotte sociali, contrariamente al caso italiano, permette alla Francia di offrire una degna resistenza alle ingiustizie del Capitalismo.

Anche in Francia, la presenza di movimenti studenteschi locali, ha permesso un’enorme mobilitazione nelle piazze francesi.

Le rivendicazioni degli studenti francesi ricalcano, a grandi linee, quelle italiane. In sostanza, Professori, Ricercatori e studenti si oppongono alla legge LRU, anche detta “Legge sulle Autonomie”, approvata nell’autunno del 2007 dal Ministro dell’Istruzione del governo di destra, Valerie Pécresse.

La LRU, dettata anche lei dal processo di Bologna, ha molto a che vedere con la cosiddetta «Riforma Gelmini»: anch'essa prevede una riduzione dei finanziamenti e delle assunzioni, e la possibilità di trasformare lo statuto delle Università. Nell’arco di 5 anni tutte le università francesi potrebbero domandare l’autonomia, ovvero la gestione delle loro risorse umane e finanziarie, e diventare le proprietarie dei beni immobiliari.

I manifestanti, sostenuti dai sindacati, chiedono il ritiro del decreto che modifica lo statuto di insegnanti e ricercatori e della riforma sugli insegnanti di primo e secondo livello e si oppongono allo “smantellamento” dei maggiori istituti di ricerca. Vengono rivendicati inoltre una maggiore attenzione al servizio pubblico e il ripristino dei 1.030 posti soppressi per il 2009.

Nel frattempo è attesa, in tutta Francia, una grande giornata di sciopero Venerdì 1 maggio che vedrà untiti studenti, ricercatori, professori e lavoratori per protestare contro le dinamiche del governo Sarkozy.


Verso quale direzione?

Le continue manifestazioni in tutta Europa (Francia, Italia, Grecia, Stato spagnolo,…) evidenziano una profonda contestazione per le condizioni esistenziali, imposte da una miserabile politica istituzionale, con cui la maggior parte della popolazione deve convivere.

Per non disperdere queste forze, crediamo sia necessario creare una sinistra radicale e politica di classe, che sappia essere a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano; una sinistra alternativa alle direzioni sindacali tradizionali, deboli e ribassiste e anche alternativa agli apparati sbandati della “sinistra” “socialdemocratica” (ne sono esempio il PD italiano e il PS francese).

Questa sinistra va costruita, prendendo spunto dal Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA) nato a gennaio in Francia, che rappresenta un’esperienza esemplare nella pratica, inedita nell’ampiezza. 


Crisi economica, crisi sociale e prospettive politiche in Europa


Giovedì 23 aprile - ore 20.30
Bellinzona - Rist. Casa del Popolo

interverranno:
- Daniele D'Ambra, studente e militante di Sinistra Critica, co-autore de "L'onda anomala -
alla ricerca dell'autopolitica" sul movimento studentesco italiano dello scorso autunno
- Francesco Sergi, studente e militante al Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA)
Organizza il Movimento per il socialismo



La risposta dei governi alla crisi

Soldi ai padroni, botte a chi si oppone

Da mesi gli studenti dello stato spagnolo stanno mobilitandosi contro l’applicazione della controriforma di Bologna. Settimana scorsa, la polizia antisommossa ha violentemente attaccato un gruppo di studenti nel rettorato dell’Università di Barcellona per interromperne l’occupazione(1). Diversi i feriti e i fermati. Non contenti della dimostrazione di cotanta “democrazia”, i poliziotti hanno caricato anche la manifestazione di protesta contro la repressione organizzata il giorno dopo (2).

Stessa storia in Italia. Solo che assieme alle cariche della polizia, come da tradizione in Italia si contano le aggressioni squadriste, che avvengono nella più totale impunità, quando non con l’aperta copertura della polizia. Ultimo episodio in ordine di tempo (troppo lungo farne un elenco, dai fatti di Bergamo alle decine di aggressioni di matrice razzista e fascista, dalla legalizzazione delle ronde all’accettazione dei nuovi pogrom), le cariche della polizia e della Guardia di finanza contro gli studenti dell’Università La Sapienza per impedir loro di partecipare allo sciopero del 18 marzo al fianco dei lavoratori (3).

La Francia non rimane certo indietro, durante l’esemplare sciopero generale delle Antille francesi (3), i DOM (dipartimenti di oltre-mare), non sono mancati gli scontri. E neanche il morto, guarda caso un sindacalista, Jaques Bino, ucciso da una “pallottola vagante” (chi avrà mai fatto “vagare” una pallottola in direzione di un sindacalista?).

Ci limitiamo alla cronaca degli ultimi mesi, accennando solo brevemente altri esempi lampanti, come l’assassinio del giovane Alexis Grigoropulos, che ha dato vita alla rivolta della gioventù e dei salariati greci (5), l’infame aggressione della polizia ai danni degli operai della INNSE di Milano, mentre stavano solo tentando di difendere il loro posto di lavoro(6).

Appare chiaro che gli stati, qualunque sia il colore dei governi attualmente in carica, dallo stato spagnolo, governato dal partito socialista PSOE, all’Italia e alla Francia, con governi di destra, la risposta della crisi è una sola: soldi a banchieri e industriali per coprire i disastrosi risultati della gestione di questo sistema iniquo, disoccupazione, povertà, repressione e botte per gli stranieri, i salariati e gli studenti chiamati a pagarne i costi.

La Svizzera, non è da meno in questa triste classifica di violazione dei diritti democratici. Sebbene non si sia reso necessario finora nessun intervento di forza, il Consiglio federale sta affilando le sue armi: la legge anti-hooligan ne è un esempio lampante (7). Anche da noi dunque, mentre lo stato regala milioni e milioni ai banditi, si prepara a colpire con la sua pesante mano repressiva chi, giustamente, deciderà di non piegarsi agli interessi dei soliti (pochissimi) noti, e di non accettare più le regole di questo gioco, in cui si sa già in anticipo chi ci perderà comunque.

La via per uscire da questo circolo vizioso, ce la mostrano le mobilitazioni che stanno scuotendo diverse parti d’Europa e non solo. Le Antille francesi hanno dato l’esempio, come da noi le Officine, solo una lotta con chiare rivendicazioni non negoziabili, un radicale rifiuto delle solite logiche concertative e una direzione che risponde passo per passo alla base, può vincere.

Ciclo di lettura e discussione

Marx e la crisi del capitalismo

Il capitalismo è in crisi. Ormai nessuno osa metterlo in dubbio. E non si tratta di una crisi particolare, passeggera, relativa al solo settore finanziario che avrebbe commesso "eccesso" o "errori".
No, il capitalismo, come ormai regolarmente nella sua storia, conosce delle crisi: profonde, violente, distruttive che arrivano a mettere in discussione l'interno sistema. Non vuole dire che si autodistruggerà.
Vuole dire invece che a subirne le conseguenze sono milioni di uomini e donne: che possono contare, nel migliore dei casi, sul proprio salario o sulla propria pensione; o che vedranno la loro già difficili condizione di misera peggiorare ancora di più.
Il capitalismo è un sistema fallimentare: dopo secoli di dominio, questo sistema economico e sociale ancora non è capace di garantire a tutti gli uomini e le donne del mondo un'esistenza. Né, tantomeno, un'esistenza dignitosa. Cibo, acqua, casa, pace, salute, istruzione: nessuno di questi bisogni elementari è ad oggi garantito a tutti . Ad attirare la nostra attenzione sulle profonde contraddizioni del sistema capitalistico, a prospettare la necessità di sostituire questo sistema con un altro fondato non più sul profitto, ma sul soddisfacimento dei bisogni umani è stato Karl Marx con la sua opera e la sua attività.
Oggi più che mai appare necessario ritornare alle sue analisi, alla sua visione del divenire della nostra società; non certo per seguire alla lettera quello che egli ha scritto, ma per capire le linee di fondo dello sviluppo del capitalismo, presentate in alcune delle sue opere e oggi straordinariamente ancora valide.
Abbiamo quindi pensato di leggere e discutere assieme una delle opera più celebri di Marx, il Manifesto del partito comunista. Sarà un'occasione non solo per leggere e commentare uno dei testi più letti al mondo; ma per interrogarci sui suoi aspetti ancora attuali, sulla crisi del capitalismo e sulla lotta di classe.
Questi incontri sono aperti a tutte le persone interessate. Vi aspettiamo!

Gli incontri avranno luogo con il seguente programma:
- Giovedì 26 marzo, ore 20.30
- Giovedì 2 aprile, ore 20.30
- Giovedì 9 aprile, ore 20.30
a LUGANO - Centro evangelico riformato - via Landriani 10

Per ragioni organizzative chi fosse interessato a partecipare a queste serate è
pregato di annunciarsi scrivendo a: rivoluzione@bluewin.ch

Vittoria dello sciopero generale in Guadalupa

Aumenti salariali di 200 euro al mese!

di Francesco Sergi

Duecento euro di aumento mensile per tutti i salariati, la soddisfazione di altre centosessantuno rivendicazioni tra le più disparate (dal prezzo della baguette alle riduzioni sui mezzi pubblici): tutto ciò ottenuto grazie a quarantaquattro giorni di sciopero generale.

Sono i numeri di una vittoria importante, la prima per un movimento sociale generalizzato nel contesto della inedita crisi economica. La dimostrazione di come l’unità dei lavoratori, la convergenza delle lotte dei differenti settori, un’organizzazione democratica della mobilitazione, un programma di rivendicazioni chiare e non negoziabili, possano piegare il padronato e far prevalere i bisogni di decine di migliaia di salariate e salariati sui profitti di pochi.

Una vittoria innegabile, in una piccola isola francese delle Antille, che potrà dare coraggio, speranza ed esempio a milioni di salariate e salariati!

Soltanto un’isola?

Tutto accade in Guadalupa, isola delle Antille, dipartimento francese d’oltremare (DOM). Circa 400mila abitanti, in maggioranza mulatti discendenti degli schiavi ivi deportati all’epoca in cui quest’isola costituiva una delle molte colonie francesi dei Caraibi. Una minoranza di discendenti dei coloni francesi, i cosiddetti “beket”, controlla tutt’oggi la maggior parte delle ricchezze e delle attività dell’isola. I beket formano una comunità chiusa, con stretti legami di parentela, andando così a costituire, di fatto, un unico monopolio di natura familiare in molti settori economici, in particolare nel primario. L’influenza dei beket è sì forte in Guadalupa, ma è maggiore in altre isole delle Antille (Martinica); questo perché in Guadalupa sono comunque presenti sul mercato anche le più importanti imprese francesi metropolitane, specialmente nel settore terziario. È appunto per questo che la relazione di sfruttamento economico, di stampo tipicamente coloniale, tra Guadalupa e Francia continentale resta dunque una realtà percepita da tutta la popolazione. La tradizione di lotte, in particolare una tradizione sindacale combattiva, sono dunque molto vive, sia per quello che riguarda la lotta contro lo sfruttamento economico, sia sul fronte del lavoro che su quello dei prezzi (i monopoli dei beket influiscono da sempre al rialzo sui prezzi dei generi alimentari) sia per ciò che riguarda la situazione di “schiavi moderni” (espressione ricorrente in queste settimane) rispetto alla metropoli.

Una disoccupazione stabile al 30%, prezzi e salari che non quadrano mai, prezzi di alcuni generi primari e soprattutto dei carburanti troppo elevati, uno sfruttamento economico e un sentimento di marginalizzazione politica: questi dunque i principali elementi di una crisi sociale profonda.

Elementi che non sono tutti propri dell’isola d’oltreoceano. Non bisogna infatti perdere di vista l’evidenza: la Guadalupa non è una specie di “isola che non c’è”, e la maggior parte dei problemi finiti sotto la lente delle rivendicazioni del movimento di sciopero generale (costo della vita, adeguamenti salariali, trasporti, educazione, disoccupazione, …) sono perfettamente in sintonia con quanto sta accadendo altrove nel resto del pianeta.

Cronaca dello sciopero generale

Sulla base di alcune mobilitazioni nel corso del 2008, a fine estate dello scorso anno nasce il “Lyannaj kont pwofitasyon” (in lingua creola, “collettivo contro la speculazione”), meglio noto sotto la sigla LKP. L’LKP riunisce da subito tutti i sindacati della Guadalupa, numerosi partiti, associazioni, movimenti culturali, attorno a una piattaforma di 161 rivendicazioni, tra cui:

- aumento immediato e generale di 200 euro mensili, aumento di rendite sociali e pensioni, aumento del salario minimo legale;

- realizzazione di un reale controllo sui prezzi (ufficio operaio di studio sui prezzi reali), misure di trasparenza sulla fissazione dei prezzi di acqua, trasporti, carburante, gas ed elettricità e generi primari;

- diminuzione importante di tutte le tasse e margini sui prodotti primari, sui prodotti locali, sui trasporti e sui carburanti.

In dicembre, un dossier contenente queste e altre rivendicazioni, per un totale di 161 richieste, viene depositato presso le autorità dell’isola e Y. Jégo, segretario di stato incaricato delle relazioni con l’Oltremare. Il dossier non viene ovviamente neanche aperto. L’LKP, dopo alcune manifestazioni nel mese di dicembre, lancia per il 20 gennaio 2009 un appello allo sciopero generale illimitato. Appello puntualmente seguito da tutta la Guadalupa. Lavoratori e lavoratrici del privato, del settore pubblico, pescatori e agricoltori, studenti e pensionati,  tutti incrociano le braccia e si mobilitano. Picchetti di sciopero e blocco delle principali vie di comunicazione paralizzano il paese. Cortei hanno luogo ogni giorno, in particolare in direzione delle sedi delle autorità locali, ma anche in direzione dei grossi centri commerciali, dei supermercati, delle stazioni di benzina, …

Il 24 gennaio, sono in 25'000 in piazza; il 30 gennaio, una manifestazione riunisce nel capoluogo della Guadalupa 65'000 persone (questa la stima della polizia. Ricordiamo che sull’isola abitano 400'000 persone).

Di fronte a questa enorme pressione, il segretario incaricato dell’Oltremare, Yves Jégo, entra in trattativa con l’LKP.

Le trattative sono trasmesse in diretta dalle radio locali; i delegati dell’LKP escono regolarmente dall’edifico delle negoziazioni per informare le migliaia di sostenitori presenti di come procedono le discussioni. Per questo verranno poi accusati di “metodi prepotenti”, di mettere una pressione disonesta sulla trattativa. La pressione popolare infatti costringe Jégo a cedere, a metà febbraio, sulla rivendicazione di 200 euro mensili. Salvo poi che, richiamato precipitosamente a Parigi, dove il presidente Sarkozy gli impone nuove direttive, lo stesso Jégo ritorna in Guadalupa rimangiandosi l’accordo e proponendo l’entrata in gioco di un nuovo organo ministeriale, voluto da Parigi ad hoc per condurre daccapo le trattative con l’LKP. A questo punto, l’LKP rifiuta la ripresa delle trattative senza un pre-accordo che comprenda soprattutto i 200 euro di aumento e il controllo sui prezzi.

Lo sciopero generale tiene, ma la situazione comincia a diventare incandescente, diversi scontri divampano tra polizia e manifestanti, mentre dalla Francia il governo incalza mediaticamente il movimento, criminalizzando i manifestanti e agitando lo spettro secessionista. Un sindacalista, Jacques Bino, viene ucciso da una pallottola vagante in circostanze poco chiare, in occasione di scontri notturni su un blocco stradale.

La ripresa dei negoziati, il 24 febbraio, è segnata da questa tensione e dalle conseguenze materiale di uno sciopero generale che paralizza l’isola da trenta giorni: penuria alimentare e di carburante. Dall’altro lato però, movimenti analoghi cominciano a muovere i primi passi nelle altre isole delle Antille (Martinica) e in altri DOM (La Riunione) e soprattutto un forte movimento di simpatia e solidarietà nella Francia metropolitana: a Parigi diverse decine di migliaia di persone manifestano a più riprese in solidarietà con lo sciopero generale della Guadalupa.

Si arriva infine all’accordo martedì 4 marzo, con una vittoria totale del movimento: le 161 rivendicazioni sono accolte, e questo comprende 200 euro di aumento per tutti.

Raccogliere i frutti della vittoria

Resta solo un problema: applicare gli accordi. Soprattutto farli applicare al padronato, il cui rappresentante al tavolo dei negoziati ha rifiutato di firmare l’accordo sottoscritto invece dal governo. La ragione è d’altronde semplice: il rappresentante padronale in questione non ha alcuna azienda, non ha un solo salariato alle sue dipendenze in tutta la Guadalupa. Si tratta semplicemente di un funzionario del MEDEF, principale sindacato padronale della Francia, che prima ancora di rappresentare gli interessi della borghesia della Guadalupa, ha dovuto rispondere agli interessi del padronato metropolitano: cedere alla piccola isola 200 euro di aumenti, sarebbe un segno di debolezza che aprirebbe la strada a rivendicazioni analoghe nell’Esagono.

In virtù dunque di questa mancata firma, il movimento di sciopero, prima di arrestarsi, fa salire ulteriormente la pressione sui padroni. Sarà infatti “impresa dopo impresa”, che i lavoratori faranno adottare e rispettare l’accordo: questo ha promesso il leader dell’LKP, Elie Domota. E per questo è stato messo in prima pagina dal quotidiano “Le Figarò” sotto il titolo “L’LKP minaccia i padroni”… e per questo, e per “farla pagare” all’LKP, è stata anche aperta lo scorsa settimana un’inchiesta giudiziaria contro lo stesso Domota (per “incitamento all’odio razziale”).

Il contagio

Durante lo sciopero in Guadalupa, diversi sondaggi indicavano un sostegno netto da parte della popolazione della metropoli al movimento d’oltremare.  Per il MEDEF e per la classe politica che lo rappresenta, lo sciopero generale in Guadalupa è una peste pronta a diffondersi. Se il contagio sembra già essersi ormai esteso alla vicina Martinica (dove un preaccordo su aumenti per i bassi salari è stato già ottenuto dai lavoratori) e all’isola della Riunione, ciò che veramente scatena le inquietudini nel padronato francese è l’approdo di un movimento simile nella metropoli, che rimetta in discussione i loro profitti, le loro politiche e che sappia imporre, attraverso la lotta, una politica guidata dai bisogni delle salariate e dei salariati, di oggi, di ieri e di domani.

Le premesse ci sarebbero. Numerosi settori sono già ora in sciopero o comunque mobilitati: università, ospedali, automobile, posta (da oltre sette settimane i postini del 92esimo dipartimento, alle porte di Parigi, sono in sciopero totale), licei, ferrovie nazionali, …  Oggi, giovedì 19 marzo, una nuova giornata di sciopero interprofessionale promossa da tutte le sigle sindacali potrebbe segnare l’inizio, anche per l’Esagono, di un movimento sociale generalizzato e di durata illimitata, con rivendicazioni su salari, impiego e servizio pubblico. Soltanto attraverso la lotta la vittoria è possibile.

Incontro pubblico su Italia e Francia

Crisi sociale e politica in Europa:
i casi di Italia e Francia

La crisi economica colpisce duramente in tutta Europa. In Italia e in Francia, così come in Svizzera, migliaia di lavoratori si ritrovano a sopravvivere alla disoccupazione oppure al "lavoro ridotto" con salari ridotti. Per gli altri, sono salari e pensioni, e il loro potere d'acquisto, ad essere sotto pressione; per i giovani, il pericolo è un futuro di precarietà, oltre a un presente di difficoltà e di degradazione
costante della scuola pubblica e dell'università.
Governi e padronato risolvono dunque la situazione economica e sociale di crisi rimettendo ancora più duramente in discussione, con i loro attacchi, il servizio pubblico, il diritto del lavoro, i salari e il loro potere d'acquisto, le condizioni di impiego. Ovunque è possibile, prosegue la logica neoliberista delle privatizzazioni (salute, istruzione, trasporti, telecomunicazioni, posta, energia …); ovunque la strategia politica resta quella di affidare il funzionamento della società, e il futuro di tutti, al mercato e ai suoi attori dominanti (manager e amministratori delegati); quando invece sono loro i responsabili della crisi attuale. Ma in molti, in tutta Europa e in tutto il mondo, esprimono il rifiuto di queste politiche padronali e governative e prendono parte alla lotta per un altro progetto di società,
dove i beni comuni siano democraticamente amministrati dalla società, dove i bisogni della collettività prevalgano sugli interessi di pochi.
È una lotta che, negli ultimi mesi, ha accomunato molti settori della società ed espresso un potenziale nuovo e positivo, sia numerico che in intensità di durata, nonché di radicalità.
In Italia, "il movimento dell'onda" ha mobilitato per molte settimane, in difesa della scuola pubblica, centinaia di migliaia di studenti, di professori, di genitori e di lavoratori.
Hanno anche espresso la loro diffidenza verso la politica istituzionale, in particolare verso gli apparati di quella sinistra governista che ha spianato la strada, con la sua politica, al ritorno di Berlusconi e della destra al governo.
Il 4 aprile, una grande manifestazione contro la crisi ha riunito a Roma due milioni di lavoratori e lavoratrici per rivendicare un programma sociale contro la crisi; pochi giorni dopo, sempre a Roma e in parallelo alle manifestazione di Londra e Strasburgo, altre migliaia di persone hanno sfilato per ribadire, di fronte alla farsa del G20, la volontà di continuare ad opporsi alle politiche neoliberali in atto.
In Francia due grandi giornate di sciopero generale, il 29 gennaio e il 19 marzo, hanno portato oltre 2,5 milioni (il 29) e 3 milioni (il 19) di persone in piazza, mentre nelle imprese pubbliche e private i tassi di sciopero sono stati altissimi. Nel frattempo, lo sciopero congiunto di professori, studenti e personale blocca le università francesi da ormai oltre due mesi; i dipartimenti francesi d'oltremare della Guadalupa e della Martinica, dopo settimane di sciopero generale a oltranza, hanno ottenuto grandi vittorie, con aumenti salariali di 300 euro per tutti. L'elenco degli scioperi si allunga: Continental, Renault, Toyota, Gaz de France - Suez, la Poste, Peugeot,Veolia, KFC, Fnac, …bisognerebbe continuare fino a nominare, secondo stime sindacali, oltre la metà di tutte le imprese attive sul territorio francese.
Per far sì che tutte queste lotte possano guadagnare la forza, l'ampiezza, l'unità che permetteranno loro di vincere, è necessaria una prospettiva sindacale politica, come è stato il caso della Guadalupa e della Martinica, combattiva, unitaria e democratica. Una sinistra sindacale e politica di classe, che sappia essere a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano; una sinistra alternativa alle direzioni sindacali tradizionali, deboli e ribassiste (che per esempio, in Francia, aspetteranno il 1° maggio per una nuova giornata di mobilitazione, dopo l'enorme e crescente successo del 29 gennaio e 19 marzo…) e anche alternativa agli apparati sbandati della "sinistra" "socialdemocratica" (del PD in Italia, del PS in Francia). Questa sinistra va costruita. L'esperienza del Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA) in Francia, che a gennaio ha tenuto il suo congresso fondatore, rappresenta un'esperienza esemplare nella pratica, inedita nell'ampiezza.