Gli studenti indicano la via: un movimento internazionalista, indipendente, democratico e unitario

18/11/2009

Le mobilitazioni studentesche di questi giorni indicano alcune delle linee su cui si deve puntare prossimamente, per la costruzione di un movimento forte, che sia in grado di bloccare l’avanzata delle cosiddette “riforme” e, in prospettiva, di modificare radicalmente le logiche di funzionamento di questa società, sempre meno libera, sempre più razzista e dominata da miseria e guerre.

Un movimento internazionalista, indipendente, democratico e unitario.

internazionalista

Mentre scriviamo queste righe, l’agitazione degli studenti in svizzera non si spegne, si allarga: l’occupazione a Basilea regge già dal settimo giorno e un’aula è stata occupata ieri nell’Università di Zurigo. A Ginevra gli studenti hanno manifestato per un’Università del sapere e non dei profitti.

Anche gli studenti italiani ieri sono scesi in piazza (articolo, foto Milano, foto Roma) in diverse città italiane, hanno occupato istituti scolastici, da cui sono stati sgomberati con la forza (foto).

La mobilitazione in Germania e in Austria continua con varie occupazioni. Nonostante l’oscuramento mediatico, che rende difficile il passaggio delle informazioni, gli studenti si collegano e le fanno circolare, permettendo di allargare la protesta a livello, sia nazionale, sia internazionale.

Nazionale, perché il contesto nel quale agiamo è ancora fortemente dominato dagli stati nazionali, che legiferano e applicano le leggi. Se vogliamo opporci alle politiche che il neoliberismo ci propina giorno dopo giorno, dobbiamo partire da qui, fare pressione con l’azione diretta sulle istituzioni nazionali.

Internazionale, perché questo sistema è strutturato a livello internazionale: sempre più spesso le leggi approvate nei nostri parlamenti (cantonali e federale) derivano da accordi che gli stati nazionali prendono a livello sovranazionale.

Esempio lampante di questo è la “riforma” di Bologna. Questa va combattuta a livello cantonale e nazionale, perché sono i singoli stati che la applicano in tempi e modi diversi tra loro, ma va combattuta anche a livello internazionale, perché è in questo ambito che questa riforma è stata voluta.

Cosa significa agire a livello internazionale? Significa coordinarsi. L’azione in corso in questi giorni, nata dalla settimana internazionale d’azione contro la mercificazione dell’educazione è un bell’esempio: lotte locali legate e sincronizzate a vari livelli. Si tratta di un bell’esempio di azione a catena.

indipendente

Anche qui in Svizzera, come nel resto di Europa, gli studenti in agitazione si sono organizzati in modo unitario, largamente indipendente dalle vecchie burocrazie istituzionali e su basi assembleari.

Gli studenti, attraverso l’assemblea, rifiutano la delega e prendono in mano il loro destino, ponendosi come diretti interlocutori di chi è responsabile del continuo peggioramento della loro situazione.

Lo hanno dimostrato gli studenti e i lavoratori francesi, con la vittoria sul governo contro il CPE (Contratto di primo impiego), i lavoratori delle Officine di Bellinzona e quelli della INNSE di Milano, i popoli dei domini di Oltremare, che non è affidandosi ciecamente al politicante o al sindacalista di turno che si vince. Si vince quando si fa in prima persona ciò che va fatto, non quando si da delega ad altri per risolvere i propri problemi.

democratico e unitario

È l’assemblea generale degli studenti, aperta tutti e democratica, che decide sul da farsi, sulle rivendicazioni, sulle parole d’ordine, sul proseguimento dell’azione e sulle sue forme.

All’interno dell’assemblea, gli studenti dei collettivi e dei gruppi politici e i non organizzati hanno lo stesso peso, ognuno ha diritto di parola e alla fine è l’unanimità (in qualche raro caso la maggioranza) che prende le decisioni.

Questo tipo di organizzazione spinge automaticamente, soprattutto nei momenti di lotta, all’unità sui contenuti di base e sulle rivendicazioni, facendo cadere in secondo piano, con la forza dei fatti, le divisioni teoriche che spesso allontanano i vari gruppi e collettivi e che marginalizzano i singoli, in genere poco interessati a certe diatribe.

Salta subito all’occhio che nessun gruppo politico può pensare di “mettere il cappello” a questo tipo di organizzazione, pena la rottura e dissoluzione di quest’ultima. Partecipare sì, comandare no. I singoli militanti dei gruppi devono partecipare alla costruzione dell’assemblea, portandoci dentro le loro idee e le loro esperienze, senza spirito impositivo e senza tentativi di strumentalizzazione, al solo scopo di rafforzarne l’organizzazione e l’incisività dell’azione.

Il funzionamento assembleare ha dimostrato e dimostra di essere in grado di creare un senso di forza che nessun’altro tipo di organizzazione crea. Lo stare uniti, alla ricerca di soluzioni per tutti, discutendo i propri punti vista, per trovare terreni comuni, dà la determinazione necessaria ad andare avanti nella lotta fino alla vittoria.

Queste le caratteristiche, presenti nelle mobilitazioni di questi giorni, che ci fanno ben sperare e ci incoraggiano nel lavoro che ci vede coinvolti tra gli studenti e non solo.