Vittoria dello sciopero generale in Guadalupa

Aumenti salariali di 200 euro al mese!

di Francesco Sergi

Duecento euro di aumento mensile per tutti i salariati, la soddisfazione di altre centosessantuno rivendicazioni tra le più disparate (dal prezzo della baguette alle riduzioni sui mezzi pubblici): tutto ciò ottenuto grazie a quarantaquattro giorni di sciopero generale.

Sono i numeri di una vittoria importante, la prima per un movimento sociale generalizzato nel contesto della inedita crisi economica. La dimostrazione di come l’unità dei lavoratori, la convergenza delle lotte dei differenti settori, un’organizzazione democratica della mobilitazione, un programma di rivendicazioni chiare e non negoziabili, possano piegare il padronato e far prevalere i bisogni di decine di migliaia di salariate e salariati sui profitti di pochi.

Una vittoria innegabile, in una piccola isola francese delle Antille, che potrà dare coraggio, speranza ed esempio a milioni di salariate e salariati!

Soltanto un’isola?

Tutto accade in Guadalupa, isola delle Antille, dipartimento francese d’oltremare (DOM). Circa 400mila abitanti, in maggioranza mulatti discendenti degli schiavi ivi deportati all’epoca in cui quest’isola costituiva una delle molte colonie francesi dei Caraibi. Una minoranza di discendenti dei coloni francesi, i cosiddetti “beket”, controlla tutt’oggi la maggior parte delle ricchezze e delle attività dell’isola. I beket formano una comunità chiusa, con stretti legami di parentela, andando così a costituire, di fatto, un unico monopolio di natura familiare in molti settori economici, in particolare nel primario. L’influenza dei beket è sì forte in Guadalupa, ma è maggiore in altre isole delle Antille (Martinica); questo perché in Guadalupa sono comunque presenti sul mercato anche le più importanti imprese francesi metropolitane, specialmente nel settore terziario. È appunto per questo che la relazione di sfruttamento economico, di stampo tipicamente coloniale, tra Guadalupa e Francia continentale resta dunque una realtà percepita da tutta la popolazione. La tradizione di lotte, in particolare una tradizione sindacale combattiva, sono dunque molto vive, sia per quello che riguarda la lotta contro lo sfruttamento economico, sia sul fronte del lavoro che su quello dei prezzi (i monopoli dei beket influiscono da sempre al rialzo sui prezzi dei generi alimentari) sia per ciò che riguarda la situazione di “schiavi moderni” (espressione ricorrente in queste settimane) rispetto alla metropoli.

Una disoccupazione stabile al 30%, prezzi e salari che non quadrano mai, prezzi di alcuni generi primari e soprattutto dei carburanti troppo elevati, uno sfruttamento economico e un sentimento di marginalizzazione politica: questi dunque i principali elementi di una crisi sociale profonda.

Elementi che non sono tutti propri dell’isola d’oltreoceano. Non bisogna infatti perdere di vista l’evidenza: la Guadalupa non è una specie di “isola che non c’è”, e la maggior parte dei problemi finiti sotto la lente delle rivendicazioni del movimento di sciopero generale (costo della vita, adeguamenti salariali, trasporti, educazione, disoccupazione, …) sono perfettamente in sintonia con quanto sta accadendo altrove nel resto del pianeta.

Cronaca dello sciopero generale

Sulla base di alcune mobilitazioni nel corso del 2008, a fine estate dello scorso anno nasce il “Lyannaj kont pwofitasyon” (in lingua creola, “collettivo contro la speculazione”), meglio noto sotto la sigla LKP. L’LKP riunisce da subito tutti i sindacati della Guadalupa, numerosi partiti, associazioni, movimenti culturali, attorno a una piattaforma di 161 rivendicazioni, tra cui:

- aumento immediato e generale di 200 euro mensili, aumento di rendite sociali e pensioni, aumento del salario minimo legale;

- realizzazione di un reale controllo sui prezzi (ufficio operaio di studio sui prezzi reali), misure di trasparenza sulla fissazione dei prezzi di acqua, trasporti, carburante, gas ed elettricità e generi primari;

- diminuzione importante di tutte le tasse e margini sui prodotti primari, sui prodotti locali, sui trasporti e sui carburanti.

In dicembre, un dossier contenente queste e altre rivendicazioni, per un totale di 161 richieste, viene depositato presso le autorità dell’isola e Y. Jégo, segretario di stato incaricato delle relazioni con l’Oltremare. Il dossier non viene ovviamente neanche aperto. L’LKP, dopo alcune manifestazioni nel mese di dicembre, lancia per il 20 gennaio 2009 un appello allo sciopero generale illimitato. Appello puntualmente seguito da tutta la Guadalupa. Lavoratori e lavoratrici del privato, del settore pubblico, pescatori e agricoltori, studenti e pensionati,  tutti incrociano le braccia e si mobilitano. Picchetti di sciopero e blocco delle principali vie di comunicazione paralizzano il paese. Cortei hanno luogo ogni giorno, in particolare in direzione delle sedi delle autorità locali, ma anche in direzione dei grossi centri commerciali, dei supermercati, delle stazioni di benzina, …

Il 24 gennaio, sono in 25'000 in piazza; il 30 gennaio, una manifestazione riunisce nel capoluogo della Guadalupa 65'000 persone (questa la stima della polizia. Ricordiamo che sull’isola abitano 400'000 persone).

Di fronte a questa enorme pressione, il segretario incaricato dell’Oltremare, Yves Jégo, entra in trattativa con l’LKP.

Le trattative sono trasmesse in diretta dalle radio locali; i delegati dell’LKP escono regolarmente dall’edifico delle negoziazioni per informare le migliaia di sostenitori presenti di come procedono le discussioni. Per questo verranno poi accusati di “metodi prepotenti”, di mettere una pressione disonesta sulla trattativa. La pressione popolare infatti costringe Jégo a cedere, a metà febbraio, sulla rivendicazione di 200 euro mensili. Salvo poi che, richiamato precipitosamente a Parigi, dove il presidente Sarkozy gli impone nuove direttive, lo stesso Jégo ritorna in Guadalupa rimangiandosi l’accordo e proponendo l’entrata in gioco di un nuovo organo ministeriale, voluto da Parigi ad hoc per condurre daccapo le trattative con l’LKP. A questo punto, l’LKP rifiuta la ripresa delle trattative senza un pre-accordo che comprenda soprattutto i 200 euro di aumento e il controllo sui prezzi.

Lo sciopero generale tiene, ma la situazione comincia a diventare incandescente, diversi scontri divampano tra polizia e manifestanti, mentre dalla Francia il governo incalza mediaticamente il movimento, criminalizzando i manifestanti e agitando lo spettro secessionista. Un sindacalista, Jacques Bino, viene ucciso da una pallottola vagante in circostanze poco chiare, in occasione di scontri notturni su un blocco stradale.

La ripresa dei negoziati, il 24 febbraio, è segnata da questa tensione e dalle conseguenze materiale di uno sciopero generale che paralizza l’isola da trenta giorni: penuria alimentare e di carburante. Dall’altro lato però, movimenti analoghi cominciano a muovere i primi passi nelle altre isole delle Antille (Martinica) e in altri DOM (La Riunione) e soprattutto un forte movimento di simpatia e solidarietà nella Francia metropolitana: a Parigi diverse decine di migliaia di persone manifestano a più riprese in solidarietà con lo sciopero generale della Guadalupa.

Si arriva infine all’accordo martedì 4 marzo, con una vittoria totale del movimento: le 161 rivendicazioni sono accolte, e questo comprende 200 euro di aumento per tutti.

Raccogliere i frutti della vittoria

Resta solo un problema: applicare gli accordi. Soprattutto farli applicare al padronato, il cui rappresentante al tavolo dei negoziati ha rifiutato di firmare l’accordo sottoscritto invece dal governo. La ragione è d’altronde semplice: il rappresentante padronale in questione non ha alcuna azienda, non ha un solo salariato alle sue dipendenze in tutta la Guadalupa. Si tratta semplicemente di un funzionario del MEDEF, principale sindacato padronale della Francia, che prima ancora di rappresentare gli interessi della borghesia della Guadalupa, ha dovuto rispondere agli interessi del padronato metropolitano: cedere alla piccola isola 200 euro di aumenti, sarebbe un segno di debolezza che aprirebbe la strada a rivendicazioni analoghe nell’Esagono.

In virtù dunque di questa mancata firma, il movimento di sciopero, prima di arrestarsi, fa salire ulteriormente la pressione sui padroni. Sarà infatti “impresa dopo impresa”, che i lavoratori faranno adottare e rispettare l’accordo: questo ha promesso il leader dell’LKP, Elie Domota. E per questo è stato messo in prima pagina dal quotidiano “Le Figarò” sotto il titolo “L’LKP minaccia i padroni”… e per questo, e per “farla pagare” all’LKP, è stata anche aperta lo scorsa settimana un’inchiesta giudiziaria contro lo stesso Domota (per “incitamento all’odio razziale”).

Il contagio

Durante lo sciopero in Guadalupa, diversi sondaggi indicavano un sostegno netto da parte della popolazione della metropoli al movimento d’oltremare.  Per il MEDEF e per la classe politica che lo rappresenta, lo sciopero generale in Guadalupa è una peste pronta a diffondersi. Se il contagio sembra già essersi ormai esteso alla vicina Martinica (dove un preaccordo su aumenti per i bassi salari è stato già ottenuto dai lavoratori) e all’isola della Riunione, ciò che veramente scatena le inquietudini nel padronato francese è l’approdo di un movimento simile nella metropoli, che rimetta in discussione i loro profitti, le loro politiche e che sappia imporre, attraverso la lotta, una politica guidata dai bisogni delle salariate e dei salariati, di oggi, di ieri e di domani.

Le premesse ci sarebbero. Numerosi settori sono già ora in sciopero o comunque mobilitati: università, ospedali, automobile, posta (da oltre sette settimane i postini del 92esimo dipartimento, alle porte di Parigi, sono in sciopero totale), licei, ferrovie nazionali, …  Oggi, giovedì 19 marzo, una nuova giornata di sciopero interprofessionale promossa da tutte le sigle sindacali potrebbe segnare l’inizio, anche per l’Esagono, di un movimento sociale generalizzato e di durata illimitata, con rivendicazioni su salari, impiego e servizio pubblico. Soltanto attraverso la lotta la vittoria è possibile.