Crisi sociale e politica in Europa

I movimenti studenteschi in Italia e Francia

La crisi economica attuale è soltanto l’ultima di una lunga serie a cui il sistema capitalista ci ha abituato. Il Capitalismo, nato sotto la logica del profitto e del mercato, ha dato il via a processi di privatizzazione in vari ambiti (salute, istruzione, trasposti, energia ecc…) e continua a violare la carta dei diritti umani: il tutto sotto ai nostri occhi.

Nei momenti di crisi economica, è particolarmente sconsigliabile tagliare sui settori della formazione; considerati assolutamente necessari per il funzionamento di una società, delle sue istituzione e della sua economia. Nonostante questo, da anni assistiamo all’attuazione, da parte dei governi degli stati europei, di misure di risparmio nell’istruzione. Queste misure, prese nel loro insieme, portano ad un abbassamento dell’offerta e della qualità della formazione.

In molti, in tutta Europa e in tutto il mondo, esprimono il rifiuto di queste politiche padronali e governative e prendono parte alla lotta per un altro tipo di società.

Giovedì 23 aprile, il Movimento per il socialismo ha organizzato un incontro di discussione incentrato sulla situazione del movimento studentesco in Francia e in Italia.

Durante la serata sono intervenuti Corrado D’Ambra, studente e militante di Sinistra Critica, partecipante al movimento studentesco italiano dello scorso autunno e Francesco Sergi, studente e militante al Nouveau Parti Anticapitaliste.


La situazione Italiana

Ha scelto di chiamarsi “Onda Anomala” il movimento di studenti universitari e di scuola media superiore nato negli atenei e nelle scuole superiori italiani nell’autunno del 2008.

La nascita del movimento studentesco è legata all’approvazione della “Riforma Gelmini” (Legge n°133 del 6 agosto e Legge n°169 del 29 ottobre).

In sostanza la riforma riguarda:

  • Taglio di 1.441,5 milioni di € al fondo di finanziamento ordinario (fondo statale che costituisce la fonte di maggiori entrate per le università italiane) nel quinquennio 2009/2013
  • Blocco del personale universitario per il triennio 2009-2011
  • Possibilità di trasformazione per le università in fondazioni private

Tutte queste misure riducono le università italiana in condizioni ulteriormente precarie e mettono a rischio la sopravvivenza delle università pubbliche. Università e scuole superiori privatizzate significa tasse d’iscrizione più elevate, dove solo le famiglie con reddito medio-alto (una minoranza in Italia) potranno far studiare i propri figli.

Il tutto si colloca in una situazione lavorativa altrettanto critica: il ricorso alla cassa d’integrazione è sempre più frequente, nell’ultimo decennio la percentuale di italiani che ricorre ad un contratto a tempo determinato o al lavoro ridotto è salita al 70%, mentre è risaputo che il 90% dei laureati in Italia non trova un impiego nel proprio settore di studi.

L’opposizione a tutte queste tendenze è pressoché inesistente. I sindacati italiani non garantiscono un’opposizione valida alle logiche padronali, anzi, è sempre maggiore il divario tra lavoratori ed apparato sindacale, che tende a privatizzare il suo servizio.

È in questo panorama sconcertante che il “movimento dell’onda” ha mobilitato per molte settimane in difesa della scuola pubblica, centinaia di migliaia di studenti, di professori, di genitori e di lavoratori. Tutto ha inizio il 6 ottobre 2008, quando il polo scientifico dell'Università degli Studi di Firenze viene occupato dagli studenti in seguito ad un'assemblea straordinaria, dando inizio alle mobilitazioni studentesche a Firenze e in Italia. A partire da questa data in tutta Italia il movimento studentesco inizia a prendere parte alla lotta: Roma, Napoli, Milano, Palermo, Torino… sono solo alcune città dove migliaia di studenti si sono mobilitati nelle strade e nelle piazze per rivendicare il loro diritto ad un futuro migliore.

Da notare la risposta alle continue manifestazioni studentesche da parte del Governo italiano. Il 18 marzo 2009 a Roma un notevole spiegamento di forze dell'ordine presidia ogni ingresso dell'università La Sapienza e impedisce agli studenti di uscire in corteo dall'area universitaria. In seguito alle cariche di Polizia e Carabinieri in piazzale Aldo Moro si verificano scontri nelle altre uscite della Città Universitaria dove gli studenti reagiranno alle manganellate con lancio di pietre e scarpe. Dopo questi episodi il Ministro Renato Brunetta ha definito gli studenti dell'Onda "Guerriglieri" e ha esortato a trattarli come tali.

Il movimento studentesco in Italia, ha dunque reagito da catalizzatore, dando il via a movimenti multidimensionali che per oltre sei mesi hanno messo in crisi il Governo italiano. Il “movimento dell’onda” ha convocato un’assemblea studentesca generale a Roma, con l’intento di unire le forze studentesche in un movimento nazionale per meglio affrontare le sfide di resistenza che si delineano all’orizzonte. Purtroppo, per dissensi interni sulle modalità d’azione, il progetto di un movimento studentesco nazionale è per ora fallito.

Tuttavia gli studenti di tutta Italia non si danno per vinti e sono pronti ad appoggiare qualsiasi lotta che si batta per un futuro migliore.


La situazione francese

In Francia assistiamo da tempo a un numero impressionante di masse che si mobilitano per protestare contro i continui licenziamenti, gli attacchi all’istruzione e le condizioni di esistenza precarie. Due grandi giornate di sciopero generale, il 29 gennaio e il 19 marzo, hanno portato oltre 2.5 milioni (il 29) e 3 milioni (il 19) di persone in piazza, mentre nelle imprese pubbliche e private i tassi di sciopero sono stati altissimi. Nel frattempo, lo sciopero congiunto di professori, studenti e personale blocca le università francesi d’oltremare della Guadalupa e della Martinica, dopo settimane di sciopero generale a oltranza, ha ottenuto grandi vittorie, con aumenti salariali di 300 euro per tutti. L’elenco degli scioperi si allunga: Continental, Renault, Toyota, Gaz de France, Suez, la Poste, Peugeot, Veolia, KFC, Fnac,… bisognerebbe continuare fino a nominare, secondo stime sindacali, oltre la metà di tutte le imprese attive sul territorio.

La profonda tradizione di lotte sociali, contrariamente al caso italiano, permette alla Francia di offrire una degna resistenza alle ingiustizie del Capitalismo.

Anche in Francia, la presenza di movimenti studenteschi locali, ha permesso un’enorme mobilitazione nelle piazze francesi.

Le rivendicazioni degli studenti francesi ricalcano, a grandi linee, quelle italiane. In sostanza, Professori, Ricercatori e studenti si oppongono alla legge LRU, anche detta “Legge sulle Autonomie”, approvata nell’autunno del 2007 dal Ministro dell’Istruzione del governo di destra, Valerie Pécresse.

La LRU, dettata anche lei dal processo di Bologna, ha molto a che vedere con la cosiddetta «Riforma Gelmini»: anch'essa prevede una riduzione dei finanziamenti e delle assunzioni, e la possibilità di trasformare lo statuto delle Università. Nell’arco di 5 anni tutte le università francesi potrebbero domandare l’autonomia, ovvero la gestione delle loro risorse umane e finanziarie, e diventare le proprietarie dei beni immobiliari.

I manifestanti, sostenuti dai sindacati, chiedono il ritiro del decreto che modifica lo statuto di insegnanti e ricercatori e della riforma sugli insegnanti di primo e secondo livello e si oppongono allo “smantellamento” dei maggiori istituti di ricerca. Vengono rivendicati inoltre una maggiore attenzione al servizio pubblico e il ripristino dei 1.030 posti soppressi per il 2009.

Nel frattempo è attesa, in tutta Francia, una grande giornata di sciopero Venerdì 1 maggio che vedrà untiti studenti, ricercatori, professori e lavoratori per protestare contro le dinamiche del governo Sarkozy.


Verso quale direzione?

Le continue manifestazioni in tutta Europa (Francia, Italia, Grecia, Stato spagnolo,…) evidenziano una profonda contestazione per le condizioni esistenziali, imposte da una miserabile politica istituzionale, con cui la maggior parte della popolazione deve convivere.

Per non disperdere queste forze, crediamo sia necessario creare una sinistra radicale e politica di classe, che sappia essere a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano; una sinistra alternativa alle direzioni sindacali tradizionali, deboli e ribassiste e anche alternativa agli apparati sbandati della “sinistra” “socialdemocratica” (ne sono esempio il PD italiano e il PS francese).

Questa sinistra va costruita, prendendo spunto dal Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA) nato a gennaio in Francia, che rappresenta un’esperienza esemplare nella pratica, inedita nell’ampiezza.