Incontro pubblico su Italia e Francia

Crisi sociale e politica in Europa:
i casi di Italia e Francia

La crisi economica colpisce duramente in tutta Europa. In Italia e in Francia, così come in Svizzera, migliaia di lavoratori si ritrovano a sopravvivere alla disoccupazione oppure al "lavoro ridotto" con salari ridotti. Per gli altri, sono salari e pensioni, e il loro potere d'acquisto, ad essere sotto pressione; per i giovani, il pericolo è un futuro di precarietà, oltre a un presente di difficoltà e di degradazione
costante della scuola pubblica e dell'università.
Governi e padronato risolvono dunque la situazione economica e sociale di crisi rimettendo ancora più duramente in discussione, con i loro attacchi, il servizio pubblico, il diritto del lavoro, i salari e il loro potere d'acquisto, le condizioni di impiego. Ovunque è possibile, prosegue la logica neoliberista delle privatizzazioni (salute, istruzione, trasporti, telecomunicazioni, posta, energia …); ovunque la strategia politica resta quella di affidare il funzionamento della società, e il futuro di tutti, al mercato e ai suoi attori dominanti (manager e amministratori delegati); quando invece sono loro i responsabili della crisi attuale. Ma in molti, in tutta Europa e in tutto il mondo, esprimono il rifiuto di queste politiche padronali e governative e prendono parte alla lotta per un altro progetto di società,
dove i beni comuni siano democraticamente amministrati dalla società, dove i bisogni della collettività prevalgano sugli interessi di pochi.
È una lotta che, negli ultimi mesi, ha accomunato molti settori della società ed espresso un potenziale nuovo e positivo, sia numerico che in intensità di durata, nonché di radicalità.
In Italia, "il movimento dell'onda" ha mobilitato per molte settimane, in difesa della scuola pubblica, centinaia di migliaia di studenti, di professori, di genitori e di lavoratori.
Hanno anche espresso la loro diffidenza verso la politica istituzionale, in particolare verso gli apparati di quella sinistra governista che ha spianato la strada, con la sua politica, al ritorno di Berlusconi e della destra al governo.
Il 4 aprile, una grande manifestazione contro la crisi ha riunito a Roma due milioni di lavoratori e lavoratrici per rivendicare un programma sociale contro la crisi; pochi giorni dopo, sempre a Roma e in parallelo alle manifestazione di Londra e Strasburgo, altre migliaia di persone hanno sfilato per ribadire, di fronte alla farsa del G20, la volontà di continuare ad opporsi alle politiche neoliberali in atto.
In Francia due grandi giornate di sciopero generale, il 29 gennaio e il 19 marzo, hanno portato oltre 2,5 milioni (il 29) e 3 milioni (il 19) di persone in piazza, mentre nelle imprese pubbliche e private i tassi di sciopero sono stati altissimi. Nel frattempo, lo sciopero congiunto di professori, studenti e personale blocca le università francesi da ormai oltre due mesi; i dipartimenti francesi d'oltremare della Guadalupa e della Martinica, dopo settimane di sciopero generale a oltranza, hanno ottenuto grandi vittorie, con aumenti salariali di 300 euro per tutti. L'elenco degli scioperi si allunga: Continental, Renault, Toyota, Gaz de France - Suez, la Poste, Peugeot,Veolia, KFC, Fnac, …bisognerebbe continuare fino a nominare, secondo stime sindacali, oltre la metà di tutte le imprese attive sul territorio francese.
Per far sì che tutte queste lotte possano guadagnare la forza, l'ampiezza, l'unità che permetteranno loro di vincere, è necessaria una prospettiva sindacale politica, come è stato il caso della Guadalupa e della Martinica, combattiva, unitaria e democratica. Una sinistra sindacale e politica di classe, che sappia essere a fianco dei lavoratori e delle lavoratrici che lottano; una sinistra alternativa alle direzioni sindacali tradizionali, deboli e ribassiste (che per esempio, in Francia, aspetteranno il 1° maggio per una nuova giornata di mobilitazione, dopo l'enorme e crescente successo del 29 gennaio e 19 marzo…) e anche alternativa agli apparati sbandati della "sinistra" "socialdemocratica" (del PD in Italia, del PS in Francia). Questa sinistra va costruita. L'esperienza del Nouveau Parti Anticapitaliste (NPA) in Francia, che a gennaio ha tenuto il suo congresso fondatore, rappresenta un'esperienza esemplare nella pratica, inedita nell'ampiezza.