La risposta dei governi alla crisi

Soldi ai padroni, botte a chi si oppone

Da mesi gli studenti dello stato spagnolo stanno mobilitandosi contro l’applicazione della controriforma di Bologna. Settimana scorsa, la polizia antisommossa ha violentemente attaccato un gruppo di studenti nel rettorato dell’Università di Barcellona per interromperne l’occupazione(1). Diversi i feriti e i fermati. Non contenti della dimostrazione di cotanta “democrazia”, i poliziotti hanno caricato anche la manifestazione di protesta contro la repressione organizzata il giorno dopo (2).

Stessa storia in Italia. Solo che assieme alle cariche della polizia, come da tradizione in Italia si contano le aggressioni squadriste, che avvengono nella più totale impunità, quando non con l’aperta copertura della polizia. Ultimo episodio in ordine di tempo (troppo lungo farne un elenco, dai fatti di Bergamo alle decine di aggressioni di matrice razzista e fascista, dalla legalizzazione delle ronde all’accettazione dei nuovi pogrom), le cariche della polizia e della Guardia di finanza contro gli studenti dell’Università La Sapienza per impedir loro di partecipare allo sciopero del 18 marzo al fianco dei lavoratori (3).

La Francia non rimane certo indietro, durante l’esemplare sciopero generale delle Antille francesi (3), i DOM (dipartimenti di oltre-mare), non sono mancati gli scontri. E neanche il morto, guarda caso un sindacalista, Jaques Bino, ucciso da una “pallottola vagante” (chi avrà mai fatto “vagare” una pallottola in direzione di un sindacalista?).

Ci limitiamo alla cronaca degli ultimi mesi, accennando solo brevemente altri esempi lampanti, come l’assassinio del giovane Alexis Grigoropulos, che ha dato vita alla rivolta della gioventù e dei salariati greci (5), l’infame aggressione della polizia ai danni degli operai della INNSE di Milano, mentre stavano solo tentando di difendere il loro posto di lavoro(6).

Appare chiaro che gli stati, qualunque sia il colore dei governi attualmente in carica, dallo stato spagnolo, governato dal partito socialista PSOE, all’Italia e alla Francia, con governi di destra, la risposta della crisi è una sola: soldi a banchieri e industriali per coprire i disastrosi risultati della gestione di questo sistema iniquo, disoccupazione, povertà, repressione e botte per gli stranieri, i salariati e gli studenti chiamati a pagarne i costi.

La Svizzera, non è da meno in questa triste classifica di violazione dei diritti democratici. Sebbene non si sia reso necessario finora nessun intervento di forza, il Consiglio federale sta affilando le sue armi: la legge anti-hooligan ne è un esempio lampante (7). Anche da noi dunque, mentre lo stato regala milioni e milioni ai banditi, si prepara a colpire con la sua pesante mano repressiva chi, giustamente, deciderà di non piegarsi agli interessi dei soliti (pochissimi) noti, e di non accettare più le regole di questo gioco, in cui si sa già in anticipo chi ci perderà comunque.

La via per uscire da questo circolo vizioso, ce la mostrano le mobilitazioni che stanno scuotendo diverse parti d’Europa e non solo. Le Antille francesi hanno dato l’esempio, come da noi le Officine, solo una lotta con chiare rivendicazioni non negoziabili, un radicale rifiuto delle solite logiche concertative e una direzione che risponde passo per passo alla base, può vincere.