Presa di posizione dell’MPS-Ticino

Presa di posizione dell’MPS-Ticino su Bilaterali libera circolazione e misure di accompagna- mento

La recente votazione sulla libera circolazione ha rilanciato nel nostro Cantone il dibattito sulle misure sul dumping salariale e sulle misure di accompagnamento.

Il risultato in Ticino, come molti hanno sottolineato, mostra una tendenza chiara. I No sono passati da 64'335 a 75'989 mentre i sì sono passati da 36'329 a 39'520.

Ora è sintomatico che in un Cantone nel quale ci si vanta (padronato e direzioni sindacali hanno fatto a questo proposito un'intensa campagna informativa) di essere la punta avanzata nella realizzazione delle misure di accompagnamento, dei controlli, della persecuzione dei casi dumping, ebbene, proprio qui, i salariati, ed i cittadini più in generale, hanno espresso un voto che mostra come queste politiche non abbiano per nulla fatto diminuire la loro, questa sì reale, percezione della situazione economica e sociale.

Dopo il voto del 2005 da parte di tutti (ed in particolare delle forze sindacali e social-liberali) si era insistito sulla necessità di "correggere" il massiccio "no" del Ticino con una attiva politica di sviluppo e promozione delle misure di accompagnamento. Il PS, ad esempio, il giorno seguente la votazione aveva presentato una mozione che chiedeva il raddoppio degli ispettori.

In realtà questa persistenza di un atteggiamento negativo nei confronti della libera circolazione conferma l'insufficienza assoluta delle misure di accompagnamento che non pare, non è lecita a questo punto altra conclusione, siano in grado di rispondere alle paure, alle difficoltà, a quello che decine di migliaia di salariati vivono sulla loro pelle ogni giorno. E che altro non è se non la consapevolezza di un dumping salariale e sociale che avanza, lentamente ma inesorabilmente. La realtà con la quale ogni lavoratore e ogni lavoratrice sono confrontati ogni giorno contano più degli pseudo-studi, delle promesse non mantenute, dei discorsi "terroristici" annuncianti terribili disastri nel coso di un'affermazione del “No”.

Ma questo voto, a livello cantonale ma il discorso potrebbe valere anche a livello federale, mostra  l'aumento della distanza tra le forze politiche istituzionali e le direzioni sindacali e la realtà che vivono cittadini, cittadine, lavoratori e lavoratrici. Infatti mai come in questa occasione il fronte per il SI era stato così ampio e compatto, molto di più di quanto non lo fosse stato tre anni fa. Dirigenti di tutti i partiti di governo, dirigenti sindacali di ogni tendenza, strutture paritetiche, associazioni di ogni tendenza si sono unite a sostegno del Si. Il risultato, dal loro punto di vista, non può che essere deludente. Questo anche nel quadro di una situazione di crisi. Una situazione che, come abbiamo già detto, non ha favorito certamente il No.

L'urgenza di vere misure contro il dumping salariale e sociale

Di fronte a tutto questo l’atteggiamento delle forze politiche istituzionali va in molte direzioni, eludendo il problema.

Vi è chi, come la Lega e l’UDC, trovano conferma nella loro deriva xenofoba e nazionalistica nella votazione dell’8 febbraio. Il decalogo presentanto dalla Lega non risponde ai reali problemi dei salariati, né permetterebbe di contrastare in maniera adeguata il dumping salariale e sociale.

Altri partiti, come il PPD con la sua proposta di mozione, schivano in realtà il problema pensando che la questione alla base di questo voto sia quella della reciprocità, cioè delle difficoltà che incontrano le aziende ticinesi per essere presenti sul mercato italiano. Anche se questo problema venisse risolto, la questione di fondo, è evidente, non muterebbe.

Il voto ci deve quindi spingere a rivendicare con più forza nuove e vere misure di accompagnamento che permettano di far fronte sul serio al dumping salariale e sociale. Tre queste va ricordata l'introduzione di un salario minimo legale così come richiesto dall'iniziativa popolare depositata alcuni mesi fa dall'MPS. Essa è l'unica risposta concreta al problema dei bassi salari e l'unica misura che possa permettere una prima risposta all'avanzante del dumping salariale.

Vedremo se il Parlamento, che sta discutendo a vuoto dopo il risultato dell’8 febbraio, avrà il coraggio di affrontare questa proposta in modo da farne uno strumento concreto per iniziare a costruire un rete di difesa contro il dumping salariale e sociale.

Ma oltre alla rivendicazioni di un salario minimo bisogna avanzare l'idea di poter rendere obbligatori i contratti colletti di lavoro per tutto un settore senza dover rispettare le condizioni oggi poste, che in realtà rendono praticamente impossibile questo allargamento dell'influenza dei contratti collettivi.

A queste misure ne vanno poi aggiunte altre quali l'obbligo di annunciare tutti i contratti di lavoro e permettere in questo modo la creazione di un vero registro dei salari (a partire dal quale si possano effettivamente calcolare i salari effettivi - oggi calcolati molto spesso in modo perlomeno fantasioso), oltreché l'ormai arcinoto potenziamento degli ispettori. 

Ma tutto questo potrà essere utile se, nel quadro di un rafforzamento dell'azione dei lavoratori, questi ultimi avranno nuovi diritti sui posti di lavoro (unitamente ai loro rappresentanti). Solo così queste misure non resteranno, come è già stato il caso per quelle attuali, delle semplici parole scritte su fogli di carta.

Bellinzona, 17 febbraio 2009