Il Preventivo 2009 conferma i tagli

La scuola passa, di nuovo, alla cassa

 di Lucio Finzi

 

Le misure preannunciate in luglio sono state praticamente tutte accolte dalla versione definitiva del Preventivo 2009. Molte fanno parte della manovra finanziaria nel senso che la loro attuazione nel Preventivo 2009 non è che il primo passo di una realizzazione completa che sarà portata a termine negli anni seguenti (con orizzonte il 2011).

Le scuole saranno così confrontate con minori ore di insegnamento a disposizione (con la diminuzione della dotazione oraria, del monte-ore di sede, del numero di allievi per classe); vedranno di conseguenza peggiorare le condizioni di  insegnamento e di apprendimento, in perfetta sintonia con quanto, a poco a poco e per l'accumulazione di misure, sta avvenendo da anni. Particolarmente pesante rischia poi di essere la decisione del taglio lineare del personale (1%), in particolare per il personale amministrativo in molte sedi (ad esempio in quelle di scuola media) dove già è ridotto all'osso.

Infine vi sarà tutta una serie di riduzioni nel settore professionale in ambiti ben diversi da dove invece il settore è confrontato da tempo con sprechi e sovrapposizioni frutto di politiche clientelari che poco o nulla hanno a che vedere con la formazione. Come al solito in quegli ambiti non si tocca nulla.


Indebitarsi per studiare

Abbiamo già analizzato ampiamente (cfr. l'ultimo numero di Solidarietà) qual è il contesto nel quale il governo intende modificare il sistema delle borse di studio. Abbiamo visto come l'obiettivo di risparmio con la modificare dell'attuale regolamento si situi a fine legislatura a circa 4 milioni di franchi. In altri termini la nuova ripartizione dei circa 21 milioni di borse di studio attualmente versati si modificherebbe nel rapporto tra assegni e prestiti di studio. Dall'attuale 18% del totale i prestiti di studio raddoppierebbero per rappresentare il 36% del totale delle borse di studio.

Il Preventivo dà ora   qualche informazione supplementare su come intende procedere il governo: "la misura…prevede di sostituire in parte gli assegni di  studio con prestiti.

Concretamente, si propone di introdurre la combinazione assegno 2/3 e prestito 1/3 per le formazioni del settore terziario, ossia per gli studi superiori". In altre parole tutto  il settore universitario e, più in generale, post-liceale vedrà modificato il sistema di erogazione delle borse di studio.

Concretamente questo significa che saranno circa 1000 gli studenti che vedranno il loro attuale assegno di studio diminuire di 1/3 che verrà trasformato in prestito di studio che dovranno rimborsare (con relativi interessi). I debitori (cioè coloro che beneficiano di un prestito) passeranno così dagli attuali 2000 a circa 3000.

Le ragioni per opporsi a questa proposta sono numerose. Prima di tutto va ricordato che poter studiare diventa sempre più difficile per chi appartiene ad una famiglia dotata di sufficienti mezzi finanziari. L'aumento del costo della vita nelle città (affitti e trasporti in particolare), dei costi per il materiale (libri, etc.), delle tasse universitarie rendono sempre più difficile sbarcare il lunario per gli studenti. A tal punto che, come hanno confermato recenti studi, più della metà degli studenti universitari deve trovarsi un lavoro accanto agli studi per poter far quadrare il bilancio. Con tutte le conseguenze, evidentemente, sulla qualità del suo apprendimento.

Va poi ricordata un'altra evoluzione legata al mercato del lavoro, che aiuta a capire quanto socialmente regressiva sia la proposta di aumentare i prestiti di studio. Il governo, nel messaggio sul Preventivo già citato, ricorda che questa modificazione del rapporto tra prestiti e assegni non è nuova, ma è già stata messa in pratica negli anni ottanta.

Ma proprio rispetto a quel periodo sono intervenute due modifiche sostanziali. Da un lato l'inserzione nel mercato del lavoro dei laureati avviene sempre più tardi; dall'altro sempre più spesso vengono offerti lavori precari e con livelli salariali sostanzialmente modesti. Questa nuova configurazione rende assai diversa, rispetto proprio ad una ventina di anni fa, la situazione di un laureato che entra nel mondo del lavoro con un debito da smaltire.

Infine non può essere non sottolineato il fatto che, nell'attuale contesto economico e sociale (e nel suo ormai certo peggioramento) questa misura apre la strada a processi di privatizzazione. Per quale ragione non potrebbe svilupparsi uno scenario all'americana nel quale è il settore finanziario privato a "sostenere" gli studi universitari attraverso forme di prestito? Dall'aumento dell'indebitamento pubblico allo sviluppo di quello privato per finanziare gli studi il passo rischia di essere veramente breve.