Ricostruire la Sinistra in Italia



Sinistra Critica vince la scommessa.


Ora ricostruiamo dall'opposizione sociale




Sinistra Critica ottiene lo 0,5% e 170mila voti alla Camera e può dirsi soddisfatta del risultato elettorale. Certamente, non siamo stati sufficienti a frenare il disastro provocato dagli errori accumulati da un gruppo dirigente della sinistra istituzionale cieco che ha rifiutato di vedere, ascoltare, riflettere.

Ma esistiamo, era l'obiettivo di queste elezioni. Esistiamo con le nostre idee, difese in campagna elettorale e prima nella battaglia interna a Rifondazione, con alcuni progetti di lavoro e con la convinzione di essere utili a un progetto di ricostruzione della sinistra di classe per il quale pensiamo sia importante che Sinistra Critica esista.






La disfatta di Bertinotti


La situazione è sotto gli occhi di tutti: la sinistra di classe fuori dal parlamento, al di sotto di qualsiasi aspettativa, nel limbo di una crisi, a nostro giudizio irreversibile.


Una crisi maturata in una dinamica politica che stancamente e inesorabilmente ha ripetuto cose già viste nella storia del movimento operaio. Non è popolare dire "l'avevamo detto" in politica, ma non sappiamo che altro dire dopo cinque anni passati ad avvertire dell'errore strategico rappresentato dal governo con il socialiberismo; dopo due anni in Parlamento passati ad avvertire dell'impossibilità di governare con Prodi e della necessità di rompere con quell'esecutivo e mettersi in salvo. I nostri documenti, gli articoli sui giornali, le dichiarazioni in Parlamento sono lì a dimostrare che era possibile seguire un’altra strada, fare altre scelte, evitare di infilarsi in una governabilità senza esito alcuno.

I risultati oggi li pagano tutti, la disillusione è generalizzata e non risparmia nessuno. Demoralizzazione, demotivazione sono il lascito del gruppo dirigente della Sinistra Arcobaleno e del suo leader, Fausto Bertinotti, la cui uscita di scena è doverosa. Del resto, l’inconsistenza di quello che è stato costruito in questi anni – ricordate? Sinistra Europea, l’Unione come “nuova formula politica”, un “socialismo del XXI secolo” – è dimostrato dalla “splendida” dichiarazione di uno degli “uomini nuovi” promossi dalla gestione bertinottiana, Pietro Folena: “Su queste macerie è impossibile ricostruire. La sinistra oggi è…il Pd”. Auguri.





La sconfitta di Veltroni


Ma il voto consegna anche la sconfitta di Veltroni. Il leader del Pd ha certamente svuotato la sinistra ma non ha sfondato al centro e non ha carpito alcun voto alle destre. In una campagna solitaria Veltroni si è fatto il vuoto intorno e oggi si trova in un’impasse politica evidente: potrebbe allearsi con Casini ma è più probabile che quest’ultimo cerchi un nuovo accordo con la destra, con cui già governa localmente. In realtà al Pd tocca una nuova traversata nel deserto che potrebbe alimentarne contraddizioni e difficoltà. Vedremo.



Il successo di Berlusconi


La vittoria delle destre non lascia spazio a dubbi: se la Pdl perde voti rispetto al 2006, confrontando i risultati di tutta la destra italiana – che nel 2006 era unita e oggi si è divisa in diversi pezzi – troviamo un milione di voti in più, che sostanzialmente vanno alla Lega Nord. Uno spostamento di voti interno che parla di una radicalizzazione dell’elettorato – lo stesso avviene con il balzo di 700mila voti da parte di Di Pietro – di un maggiore insediamento sociale e di un rapporto più “organico” con settori popolari e del mondo del lavoro. Berlusconi ripropone il suo blocco sociale di riferimento con una rappresentanza politica più snella e semplificata e quindi omogenea. Vedremo come procederà il processo di fusione politica annunciata tra Forza Italia e AN e come si svolgerà il rapporto con la Lega. Per il momento non si intravedono tensioni a dispetto degli allarmi profusi da Veltroni.





L’isolamento sociale della Sinistra


Questa analisi aiuta a comprendere uno dei limiti più importanti della sinistra e che ne spiega la disfatta: l’isolamento sociale. Dopo quindici anni la sinistra “alternativa” – al di là degli errori politici e dello scacco politico subito al governo – è stata sconfitta dall’assenza quasi assoluta di radicamento sociale. Il fatto di non aver saputo prevedere la disfatta, il fatto di aver posto l’asticella da superare sempre più in basso – la sconfitta è stata pronosticata intorno all’8%, poi al 7 e al 6 – è stato il sintomo di una soggettività che non sa cosa ha alle proprie spalle, su cosa è seduta, quali referenti sociali rappresenta. Questa è la radice primaria della sconfitta, alimentata da quindici anni di rendita elettorale rappresentata dal simbolo e dall’eredità del vecchio Pci. Il voto di oggi rappresenta la fine di quell’eredità e di quella storia oltre che la sconfitta inesorabile della cultura togliattiana-berlingueriana che viene spazzata via dalla geografia politica. Ed è un po’ patetico il tentativo di Diliberto di spronare i propri militanti a infusioni di falce e martello e bandiere rosse. Da questi gruppi dirigenti che hanno prodotto la disfatta attuale non può venire nulla e soprattutto non può più venire nulla dalla loro cultura politica e dai loro riferimenti teorici e politici (sempre che si possa parlare di riferimenti teorici).


La sinistra è all’Anno Zero, in campagna elettorale lo abbiamo detto e ripetuto più volte, e non ci sono scorciatoie politiciste che reggano. Si tratta di interrogarsi, seriamente senza scorciatoie, con il nodo del blocco sociale, con il radicamento necessario e, soprattutto, con la ricostruzione di un movimento dei lavoratori e lavoratrici che passa innanzitutto per il nodo sindacale che non può più essere aggirato.



Il ruolo di Sinistra Critica


Il ruolo di SC è tutto dentro questo approccio. Abbiamo proposto prima della tempesta l’avvio di una Costituente della sinistra di classe e anticapitalista. Crediamo che questo approccio possa e debba essere ribadito oggi sapendo che però vive di due coordinate ben precise: la centralità del radicamento sociale e delle pratiche di lotta e di movimento; la nettezza della questione governativa con l’indipendenza assoluta dal Pd e l’indisponibilità a farsi coinvolgere nella governabilità dell’esistente. Si ricomincia da qui e si ricomincia dall’impegno di movimento.

Ipotesi riassemblative di stampo identitario – vedi il “partito di tutti i comunisti” – o politicista – il rilancio dell’Arcobaleno - non solo non ci interessano ma non portano da nessuna parte. Sono solo una perdita di tempo.
Serve un progetto di movimento e di opposizione sociale con una sua piattaforma coinvolgente (in particolare su precarietà, salario, diritti, sicurezza lavoro, prezzi) ma che sappia incarnare almeno altri tre grandi temi: la lotta alla guerra, la difesa ecologica del territorio e il No alle ingerenze vaticane e per i diritti civili. Un progetto di movimento per resistere allo “tsunami” delle destre e far ripartire una prospettiva nuova.
Accanto a questo serve una discussione strategica che metta al centro la questione della società che vogliamo, della soggettività che vogliamo costruire, il nodo dell’opposizione e del governo come assi strategici di una nuova identità anticapitalista. Tutto questo ha bisogno di tempo, di sedi adeguate, non di soluzioni pasticciate o di trovate elettoralistiche.





Il nostro progetto


Sinistra Critica si dispone a questo percorso e lo farà attrezzandosi. Il risultato elettorale ci incoraggia in questa direzione. Lo 0,5% ottenuto alla Camera e quei 170mila voti significano questo. Non ci aspettavamo di più, anzi consideriamo il risultato un piccolo successo visto il quadro di riferimento: una dinamica di demoralizzazione unita alla spinta del voto “utile”; uno sfilacciamento a sinistra alimentato da formazioni, come il Pcl, il cui unico scopo è quello di contarsi e di proporsi come unica prospettiva in una logica autoreferenziale che sfiora il settarismo (e che come dimostrano le provinciali, non riesce a recuperare nessun altro voto a sinistra che non sia il proprio); una formazione nata da soli tre mesi (e che essendo una tendenza interna al Prc non possedeva un simbolo proprio); la scommessa su una candidatura femminile e giovane per forza di cosa poco conosciuta e altro ancora.
In questo quadro il nostro risultato è importante e viene rafforzato da risultati apprezzabili ottenuti la dove c’è un lavoro organizzato (citiamo fra tutti il grande risultato che si annuncia a Casoria dove il candidato sindaco di Sinistra Critica sta superando il 6,7% ma anche il simbolico risultato di Bussoleno, in Val di Susa, che ci vede al 2,7%). Possiamo dunque dire che il movimento politico Sinistra Critica nasce con queste elezioni benché non abbia lo scopo di costituire nell’immediato un partito: ma queste elezioni hanno aiutato a completare l’uscita da Rifondazione, a consolidare un collettivo militante, a strutturare una piccola organizzazione, inserita in alcune dinamiche importanti di movimento e desiderosa di guardare al futuro.


Siamo convinti, infatti, che questo risultato non sia il residuo di un punteggio elettorale lasciato sul campo dalla vecchia sinistra ma solo l’avvisaglia di qualcosa che deve ancora sbocciare. Anche la quantità dei contatti raggiunti dal nostro sito (siamo a oltre 50mila pagine scaricate al giorno) dice questo.


E quindi andiamo avanti. Sinistra Critica si impegna a organizzare la resistenza e l’opposizione sociale alle destre in una dinamica unitaria di movimento. Si impegna a rilanciare il dibattito e il confronto a sinistra per ricostruire dalle macerie con le avvertenze di poc’anzi, senza illusioni ma senza chiusure. E si impegna ad attrezzarsi incontrando nelle prossime settimane tutti quelli che si sono attivati in questa campagna (alcune migliaia) e dando appuntamento a una grande Festa Nazionale da svolgersi a Roma nelle forme che decideranno i compagni e le compagne di questa città. E’ solo l’inizio.


Dal Gruppo Operativo Nazionale di Sinistra Critica
pubblicato in www.sinistracritica.org . 15/04/08

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Intervista di bilancio con Lidia Cirillo e Pietro Basso (in francese)