Le FFS deragliano, e con loro...


La mobilitazione dei lavoratori delle Officine e, compatti con loro, di tutti i lavoratori e le lavoratrici del Ticino in particolare, e della Svizzera in generale, è una mobilitazione centrale per il futuro della nostra società. Centrale perché comincia a rimettere in discussione radicalmente una lunga serie di scelte politiche condotte negli ultimi 15 anni, parte di un progetto indicato con il nome di “neoliberismo”.
La manifestazione di oggi, 2 aprile, compie precisamente un passo verso questa direzione.





Il treno e i suoi macchinisti



Il treno del neoliberismo affronta insomma una curva pericolosa. I suoi vagoni, le privatizzazioni, le liberalizzazioni, la precarizzazione del lavoro, le “ristrutturazioni”, i tagli e altro ancora, tutti si inclinano paurosamente, rischiando di deragliare. A bordo della locomotiva i macchinisti non accennano però a frenare o rallentare, come hanno dimostrato le trattative condotte in queste settimane, fatte di offerte vuote e incerte o di arroganza e ultimatum (vi rimandiamo, in merito, all’articolo sulle trattative che trovate su http://www.solidarieta.ch/).
I macchinisti, che insistono nel procedere a pieno vapore, non sono soltanto i manager come Meyer; al posto di guida del treno neoliberista ci sono prima di tutto i politici.


Quelli come Leuenberger, che oggi mantengono una coerente arroganza nelle proprie dichiarazioni. Però ci sono anche quei politici che oggi fanno mostra di ripensamenti e pentimento, che si schierano a fianco delle Officine. Intendiamoci: ben venga il loro sostegno, se incondizionato, come gli operai lo hanno chiesto e se questi politici sosterranno i lavoratori, astenendosi dal prodigare consigli...


Ma non dimentichiamoci che questi parlamentari, senatori, consiglieri di stato e presidenti, hanno sostenuto attivamente le privatizzazioni e le liberalizzazioni di Swisscom, Posta, FFS, dell’elettricità e di molto altro, votandole nelle istituzioni e facendo campagna durante le votazioni popolari. Fino a ieri mettevano nei loro discorsi parole come “concorrenzialità”, “redditività” e “utili”, e sostituivano la parola “servizio pubblico” con “azienda”. C’è da fidarsi?





Ve lo diamo noi l'ultimatum

Sono i lavoratori e le lavoratrici, dentro e fuori l’Officina, che debbono prendere in mano il proprio futuro. Bisogna restare saldi e uniti, di fronte alle suadenti promesse, come ugualmente bisogna mantenersi fermi e compatti di fronte alle minacce.


Lo abbiamo dimostrato domenica, annientando l’ultimatum delle FFS con una grande, incredibile
manifestazione. Insomma: resistere, resistere, resistere!

Senza perdere di vista mai quello che vogliamo. Vogliamo che le Officine continuino a vivere, a essere un punto di riferimento sociale, storico ed economico per la nostra regione. Per questo, tutte le attività produttive che oggi sono a Bellinzona, devono restare a Bellinzona. Vogliamo che le condizioni di chi lavora alle Officine siano mantenute. Vogliamo che i posti di lavoro delle Officine restino tutti dove sono.

Si proverà in tutti i modi. Se le FFS e il consiglio federale continueranno a insistere sulle proprie arroganti posizioni, l’iniziativa popolare che parte oggi potrebbe essere la soluzione: le Officine diventerebbero un polo industriale cantonale, verrebbero espropriate dal Cantone e messe sotto una gestione cantonale.


La lezione delle Officine

Abbiamo tutti un grande debito verso i lavoratori delle Officine. Con la loro lotta, hanno aperto gli occhi e smosso le coscienze di molti di noi. Ci hanno insegnato molte cose. Ci hanno reso evidente fallimento delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni; ci hanno mostrato che ci si può opporre, si può fare qualcosa, si può reagire e non è mai “troppo tardi”; ma che soltanto la lotta paga, che soltanto la determinazione e l’unità dei lavoratori permettono di far tremare le direzioni padronali e i governi che non ci rappresentano e non agiscono nell’interesse dei lavoratori.

Da questa grande lotta per le Officine di Bellinzona può partire qualcosa di molto più ampio. Può partire un movimento che imponga la revisione di tutto il processo di privatizzazione, esternalizzazione e ristrutturazione dei servizi pubblici e dello stato sociale. Può partire il cambiamento radicale di rotta della nostra società. Un altro mondo è possibile!