Giù le mani dal lavoro!

Manifestazione:




giovedì 1° maggio a Bellinzona



10.30

Ritrovo entrata sud officine FFS Bellinzona (bar triangolo)


10.45

Partenza in corteo
per le vie di Bellinzona fino in piazza Collegiata (i discorsi ufficiali)


Ore 12.00

Conclusione parte ufficiale


Ore 12.30

Tutti sul prato del Castel Grande per un pic-nic!










Giù le mani dal lavoro!






pubblicato su Rivoluzione! - aprile




No. Non è vero che il mercato si autoregola, che il mercato premia il migliore. Il nostro sistema economico lo dirigono i dirigenti delle imprese, non lo spirito santo del mercato.
Se questi dirigenti decidono, per una ragione ideologica, e non economica, che bisogna licenziare dei lavoratori, anche se fanno più che ottimamente il loro lavoro (persino secondo i criteri della “concorrenzialità” e della “produttività”!), bene, questi dirigenti decideranno di licenziarli.
Se Meyer e banda decidono che le Officine, terminato lo sciopero, non devono lavorare, devono scontare la loro ribellione, bene, possono decidere anche questo. Infatti, alla ripresa del lavoro alle Officine, c’è stato “qualche disguido”, il lavoro mancava, le locomotive che dovevano venir riparate non arrivavano… Ora il problema sembra risolto. Ma mica si trattengono, i dirigenti di FFS e della Cargo: minacciano dalle colonne del giornale aziendale, scrivendo che alle Officine di Bellinzona toccherà “pagare la fattura”.
Ecco diversi segnali che la guerra ancora non è conclusa e che all’arroganza non c’è mai fine. Anche se la battaglia sul piano di ristrutturazione è stata vinta, c’è ancora da vincere la tavola rotonda sul futuro delle Officine. Il primo incontro si terrà probabilmente la prossima settimana.
E lì c’è il 1° maggio.
E ci sarà una grande manifestazione a Bellinzona con lo slogan: Giù le mani dal lavoro. Quel lavoro che spetta alle Officine, ma anche a tutti noi; quel lavoro che è un diritto.







La lotta paga


Nelle scorse settimane, abbiamo imparato una cosa in particolare: la lotta paga.
Le decisioni dei vertici e dei potenti, le ingiustizie e i soprusi, si combattono dal basso, con l’azione unitaria e democraticamente organizzata dei lavoratori e delle lavoratrici, della popolazione tutta, solidale e decisa ad andare fino in fondo. Così si può vincere.
Lunedì 31° aprile, un mese fa, il direttore FFS Meyer avevano fissato un ultimatum: stop allo sciopero, oppure… Il 30 marzo però, un pomeriggio di domenica, c’è stata la più grande manifestazione mai vista in Ticino negli ultimi decenni. L’indomani, l’ultimatum è scaduto senza conseguenze. Annientato.
Mercoledì 2 aprile c’è stata una seconda grande manifestazione. Diecimila persone e la piazza strapiena a perdita d’occhio. Tre giorni dopo, sabato 5 aprile, è arrivata la vittoria: il piano di ristrutturazione è stato cancellato con una riga rossa.
Cos’è accaduto in queste settimane è di una chiarezza evidente: la mobilitazione popolare ha vinto, ha costretto dirigenti d’azienda e governi a cedere.








Oltre lo sciopero delle Officine


Ecco perché il 1° maggio bisogna accorrere tutti a Bellinzona. Per mantenere alta la tensione, farsi sentire, rispondere presenti, e mettere sul tavolo negoziale, a favore dei lavoratori delle Officine, il peso di migliaia di persone che non dimenticano e non cedono, pronte a lottare ancora e sempre.

Da questa grande lotta per le Officine di Bellinzona può partire qualcosa di molto più ampio. Può partire un movimento che imponga la revisione di tutto il processo di privatizzazione, esternalizzazione e ristrutturazione dei servizi pubblici e dello stato sociale. E non solo: bisogna anche cominciare a pensare ai lavoratori del settore privato.
Non che manchino gli esempi: i lavoratori dell’edilizia sono appena riusciti a ottenere un nuovo contratto collettivo nazionale; e anche in questo caso, il merito è stato del rapporto di forza creato con gli scioperi e il blocco dei cantieri (più clamoroso di tutti, il blocco dell’Alptransit).
Oltre lo sciopero delle Officine c’è l’orizzonte di una società diversa, fatta di diritto al lavoro, di diritto a salari e condizioni di impiego dignitosi, di servizi pubblici che guardano ai bisogni dei cittadini, di decisioni prese in piena democrazia. Un altro mondo è possibile!


Un 1° maggio diverso: non mancate!


Per una volta il 1° maggio ha senso. O meglio, ha un senso politico diverso dal solito (di solito: celebrazione istituzionale, passerella per oratori dei soliti discorsi, club dei “soliti” della burocrazia sindacale e piessina), un senso che ci trova più concordi ed entusiasti.

Vi invitiamo, per i motivi detti fin qui, a condividere con noi questo entusiasmo, così come, sappiamo, avete condiviso, nelle settimane scorse, l’entusiasmo solidale per lo sciopero dei lavoratori delle Officine.


Il 1° maggio, di nuovo tutti uniti in piazza per manifestare, incontrare gente, parlare, divertirsi e gridare: Giù le mani…