Rivoluzione! marzo 2

Giù le mani dalle Officine - 2




È a rischio l'esistenza delle Officine FFS di Bellinzona, i suoi posti di lavoro, l'esperienza e la sua storia produttive accumulate in un secolo di esistenza.


Non si tratta, ripetiamolo con forza, di una fatalità. Come in tutto quello che nel mondo capitalistico sta succedendo in questi ultimi due decenni, non abbiamo a che fare con una tendenza naturale alla riorganizzazione produttiva, alla concentrazione, alla delocalizzazione dei processi produttivi; non vi è nessuna fatalità, nessuna necessità, dettata dallo sviluppo economico o da non meglio precisati sviluppi tecnologici.



No! Tutti questi processi sono il risultato della volontà perseguita (in Svizzera e altrove) di sottoporre il servizio pubblico alla logica del mercato e del profitto. Con l'obiettivo fondamentale di aprire questi settori al capitale, al suo bisogno di valorizzazione, alla sua sete di profitto. E' in quest'ottica che vanno letti i processi di privatizzazione che hanno investito i servizi pubblici in Europa in questi ultimi decenni. Sia attraverso mutamenti degli assetti proprietari, sia attraverso processi di adattamento del funzionamento di questi servizi alla
logica del mercato e del profitto. E' quanto hanno fatto, pur restando sulla carta proprietà pubblica, aziende come la Posta o le FFS.


A tutto questo è necessario opporsi in modo chiaro e determinato. Bisogna con
forza dire basta a questa logica, al disegno politico ed economico che la sottende (a termine
la privatizzazione totale di parte delle FFS e delle loro strutture); solo in questo modo sarà possibile sfuggire a un destino che, altrimenti, appare segnato. Opporsi a questa logica significa rifiutare chiaramente di entrare nella dinamica dei confronti sulla concorrenzialità con altri siti produttivi (Germania, Italia). Bisogna con forza rifiutare questa logica "concorrenziale" determinata dalla volontà delle FFS di rendere beneficiari a tutti i costi tutti i reparti produttivi
dell'azienda. Perché alla fine del ragionamento (della ricerca del perché una certa attività "costa
meno" altrove) troviamo sempre le condizioni di vita e di lavoro dei salariati. E l'obiettivo
padronale, pubblico e privato, sempre quello di comprimere la parte salariale a favore della parte di profitto.


Per questo, ancor prima che fumosi e velleitari piani alternativi di ristrutturazione (che sicuramente saranno avanzati), prima ancora di pronunciare l'"inevitabilità" della soppressione di centinaia di posti di lavoro e della distruzione di un sito produttivo, bisogna avere il coraggio di dire "NO". Non vogliamo altre soppressioni di posti
di lavoro alle Officine di Bellinzona, diciamo NO a qualsiasi piano di ristrutturazione, diciamo NO a qualsiasi ipotesi di privatizzazione parziale o totale.



I lavoratori delle Officine FFS hanno dimostrato in questi giorni di fare sul
serio
, di avere capito quale sia la posta in gioco. La manifestazione di sabato è un'altra
tappa per allargare la mobilitazione, per fare che la questione Officine non riguardi solo i
suoi dipendenti, non solo il comune di Bellinzona e quelli vicini, ma diventi un problema
occupazionale, sociale e politico di tutto il Cantone.


I prossimi giorni saranno ancora più importanti. La mobilitazione dovrà fare altri
passi avanti. I lavoratori sono pronti. Non facciamo mancare, né oggi né nei prossimi giorni, tutta la nostra solidarietà.