Il commento - A scuola di privilegio

Il sapere dell'élite


Tutti quanti lo scorso mese avrete sentito parlare della “Fondazione svizzera degli studi” e, data l’ampia disponibilità dei suoi membri, avrete certamente ricevuto a casa un fascicolo informativo atto a descrivere gli scopi che costoro si prefiggono di raggiungere…
Non è così? Beh allora significa che voi, in quanto studenti (e prima di tutto in quanto persone) non siete sufficientemente “talentati” “responsabili” “capaci” “creativi”, oppure che le vostre attuali prestazioni non lasciano intravedere la “personalità” necessaria per rivestire un qualsivoglia “ruolo di spicco” all’interno “della società, della scienza e della cultura”.
Tranquilli, non vi stiamo insultando. Noi no.






Un breve riassunto dei fatti


In data 11 gennaio 2008 40 studenti, dei vari licei cantonali, ricevono una lettera recante l’intestazione del Dipartimento della cultura, il testo che trovate fotocopiato con questo articolo e il visto della direzione. Nello scritto, accompagnato da un programma e da un fascicolo informativo, si annuncia la possibilità di iscriversi ad una conferenza tenutasi dall’economista Sergio Rossi al liceo di Bellinzona il 14 marzo 2008; oltre alla menzione di questo avvenimento, viene annunciata una breve presentazione di quella che è la filosofia della poco nota Fondazione svizzera degli studi.





Cos'è la fondazione


Doppiamente felici...


Questa fondazione (una fondazione privata che beneficia però di un finanziamento pubblico!) sembra avere molto a cuore il destino della nostra nazione: spulciando il loro sito, nella sezione “informations à notre sujet” leggiamo: “ se la Svizzera vuole conservare uno standard elevato in materia di scienza economia e cultura, ha bisogno di una nuova generazione di gente giovane promettente e talentuosa”. Il loro scopo è quindi quello di selezionare i vari studenti che frequentano in Svizzera (e in Lichtenstein) le scuole superiori, provvedendo a contattarli (nella maggior parte dei casi su segnalazione dell’istituto stesso) e invitandoli ad entrare a far parte del privè didattico e scolastico che andrà a formare i pensatori e i dirigenti di domani; un privé dove potranno “usufruire gratuitamente di numerose prestazioni”.
Ogni “eletto” infatti avrà a sua completa disposizione una sorta di mentore, un docente universitario che saprà consigliarlo e istruirlo in modo puntuale e specifico; inoltre gli ammessi potranno partecipare gratuitamente a conferenze, manifestazioni e incontri di vario genere; non da ultimom, viene citata la possibilità di ottenere un aiuto finanziario allo scopo di svolgere dei soggiorni linguistici all’estero.
Altro scopo di questa fondazione è quello di (riferito agli studenti meritevoli) “metterli in reciproco contatto, e completare la loro formazione in modo differenziato” inoltre si avanza la volontà di fornire loro i debiti “contatti con le imprese commerciali e istituzioni pubbliche”.
Per altre informazioni guarda il sito.
Qual è il metro di giudizio con il quale un candidato viene segnalato? Anche se una media alta non è sinonimo di talento capacità creatività e personalità, la Fondazione effettua la preselezione dei candidati sulla base della loro media scolastica. Se siete sotto al 5,3 di media, non siete abbastanza “creativi”, “responsabili” e via dicendo… Strano concetto vero?



Alcuni interrogativi


Fra le varie cose che risultano quantomeno “bizzarre”, oltre alla totale segretezza con la quale questo evento è stato organizzato (assenza totale di informazione per tutti gli studenti, stupore generale da parte di alcuni docenti da noi interpellati, controlli puntuali dei partecipanti con tanto di cartellino segnaletico e liste nominali), è importante segnalarne due:
La volontà esplicitamente espressa di costituire un limbo intellettuale fuori dalla portata della stragrande maggioranza degli allievi, utilizzando a piacimento infrastrutture e denaro pubblico, mettendo gli eletti il più possibile in contatto fra loro, sottende a nostro parere l’intenzione di istituire un élite di individui destinati in un futuro prossimo a tenere e muovere le redini del panorama politico, culturale ed economico di tutta la Svizzera.
La possibilità di orchestrare incontri con non meglio precisate imprese e istituzioni pubbliche viola per certi versi, se non addirittura il concetto di “uguaglianza formale”, il principio di non-ingerenza delle associazioni private in tutto quello che va a costituire un apparato pubblico (sottostante quindi a regolare appalto e privo di ogni influenza preventiva).





Qualche conclusione



Qualche giorno fa una lettera inviata al corriere del Ticino da parte di un giovane allievo della SCC riportava un dettagliato sfogo in merito ad una situazione di ingiustizia che il ragazzo è stato costretto a vivere: pare infatti che il cantone (o chi per esso) abbia deciso di respingere la sua richiesta di ottenere dei sussidi in modo da poter proseguire la sua istruzione scolastica. Tale aiuto gli è stato però negato, adducendo quale motivazione il fatto che il tenore di vita e il reddito dei genitori vanno leggermente aldilà degli standard minimi stabiliti dalla legge; sempre in questo suo scritto è riportata una lunga serie di rinunce che la famiglia è stata costretta ad affrontare per poter “tirare avanti”.
Questo fatto ed altri ancora fanno sorgere seri dubbi data la legittimità di avvenimenti quali l’incontro organizzato venerdì 14 marzo al liceo di Bellinzona. Senza voler in alcun modo demonizzare o criticare gli studenti che hanno potuto prendervi parte, è opportuno ribadire fermamente l’assoluta e consolidata importanza del libero e democratico accesso alla cultura e al sapere. Un sapere che, se destinato ad una frangia selezionata e minoritaria di persone, rischierà di essere soltanto asservito al raggiungimento di una proficua e individualistica situazione di agio e privilegio. È proprio quanto sembra proporsi la Fondazione svizzera degli studi.