Dolore e fermezza


Morire senza motivo, in una stupida rissa di Carnevale




Dolore e fermezza






Poteva essere il nostro vicino di banco o l’amico di infanzia o il compagno di scuola reclute o il cugino. Come giovani ci sentiamo commossi nel profondo, scossi e impressionati per la morte di un coetaneo. Poteva capitare a chiunque di noi, di trovarsi in una situazione simile. Esprimiamo le nostre condoglianze alla famiglia, agli amici, ai compagni di scuola, a tutti coloro toccati direttamente da questo orribile fatto. Al dolore deve accompagnarsi la fermezza, una doppia fermezza.


La prima, quella che ci porta a rivendicare che venga fatto il necessario perché fatti del genere non si verifichino più. E non si debba più sentire granconsiglieri, “caduti dal mirtillo”, affermare candidamente: “bisogna indagare le cause del disagio”. Ma dove vivono? Un po’ di rispetto non guasterebbe.


Secondariamente, bisogna mantenere salda la bussola politica: opporsi alla strumentalizzazione di questo crimine già abbastanza orrendo, opporsi all’uso di una simile tragedia per giustificare un clima securitario, razzista e “leggi speciali” contro gli stranieri (domani contro tutti i giovani?). Ci uniamo dunque ai familiari e al coro di quanti si oppongono a chi, in queste eccezionali occasioni, trova subito il pretesto per alimentare la propria disgustosa campagna xenofoba e razzista; per affermare la raccapricciante equazione “straniero criminale”.



Gli stranieri delinquono. La scorsa sera sono stati tre croati a uccidere di botte , senza motivo, un giovane svizzero. Forse che degli svizzeri non avrebbero mai potuto compiere un simile gesto? Anche gli svizzeri delinquono, sebbene non si può cederere alla logica del “mal comune, mezzo gaudio”: mesi fa, un giovane zurighese sparò col fucile d’assalto a una ragazzina italo-svizzera.

Un sopravvissuto ai campi di sterminio scriveva: “Non esistono che due razze: quella degli uomini onesti e quella dei criminali, e questa distinzione vale per tutti i popoli”.