Bilancio del Campo Internazionale - Barbaste 2007

24° Campeggio internazionale. Un resoconto

Echi dal Campeggio Internazionalista

Una nuova generazione per cambiare il mondo



Le cuffie della traduzione vengono posate sulla sedia, i compagni si alzano. In piedi sulle sedie, i pugni alzati, il cuore in gola. Si canta Bella Ciao, A las Barricadas, À la jeune garde, El pueblo unido jamas serà vencido, Bandiera Rossa e naturalmente l'Internazionale, all'unisono ma arricchita in mille lingue. Più di quattrocento persone; una grande sala; striscioni e bandiere rosse alle pareti. È la serata conclusiva del Campo Internazionale. Soltanto allora molti si rendono conto che questa straordinaria esperienza, che si rinnova ormai da ben 24 anni, è giunta di nuovo (per ora) al termine. Alle spalle ci sono un numero incredibile di momenti, persone, discussioni e incontri. Per chi, come per alcuni membri del gruppo di giovani del Movimento per il Socialismo, partiti dal Ticino, è stata la prima esperienza di questo tipo, si è trattato di un avvenimento assolutamente nuovo e riuscito. Per gli altri, chiamati alla “prova del fuoco” per la seconda volta, sono state confermate le già alte aspettative.
Poi, ormai rassegnati ma entusiasti (chi è che diceva “la malinconia è la felicità d’esser tristi”?) si caricano i bagagli sull’autobus e si prende posto a bordo; numerosi compagni, in un vero e proprio esempio di internazionalismo vacanziero, rimandano il loro rientro, causa di una gita improvvisata, chi diretto in Portogallo, chi a Parigi e chi in Spagna. D’un tratto il torpore rassegnato (davanti ai partenti ci sono decine di ore di viaggio, per alcuni giorni) viene spezzato dal coro intonato da un cordone di compagni, che bloccano a mo’di scudo umano dinnanzi ai mezzi di trasporti, cantano a squarciagola “Libérez nos camarades”: l’umore torna alto, si scatta in piedi ai finestrini e di nuovo saluti e di nuovo risa e di nuovo festa; una festa interrotta solo per pietà nei confronti degli autisti sull'orlo di una crisi di nervi.
Solo uno dei tantissimi esempi di ciò che è stato e di ciò che potrà ancora essere, il Campeggio internazionale. Un piccolo scritto che riesca a far capire il motivo per il quale chi è stato una volta al campo ne porta via un pezzetto dentro di sé. Per contro, licenze poetiche escluse, se non dovesse bastare, eccone un piccolo resoconto politico.

In pillole

I dati del 24° Campeggio internazionale, internazionalista, anticapitalista, femminista, ecologista (meglio noto e caro a tutti come il "Campo"), organizzato dalla Quarta Internazionale, tenutosi lo scorso luglio in Francia, a Barbaste, li riassumiamo e commentiamo rapidamente. Si tratta di statistiche, aridi numeri, non danno molto l'idea del valore di questo ritrovo.
- 418 i partecipanti;
- 152 le donne (36,4%);
- 180 partecipavano per la prima volta;
- 14 anni l'età del più giovane;
- l'età media più bassa, quella delle delegazioni di Messico e Svizzera (18 e 18,5 anni);
- la delegazione più numerosa quella francese (174), seguita da italiani (85) e dalla delegazione dello Stato Spagnolo (58).
Il numero di partecipanti è alto, ma non straordinario come quello dello scorso anno di Perugia. Penalizzato forse il luogo decisamente decentrato; oppure altre contingenze hanno pesato sulle partecipazioni nelle varie delegazioni nazionali. Anche gli altri numeri (partecipanti per la prima volta e soprattutto la percentuale di donne) sono al di sotto degli altri anni. Numeri.




Un'abbuffata politica
L'offerta di temi, nelle discussioni, nei workshops, nei forum, in ogni punto e momento del Campo, è stata ricca e variegata anche quest'anno. Giorno dopo giorno il "menù" fornitoci dai compagni di tutte le delegazioni ha saputo offrire vari temi adatti a ogni tipo di palato. Dal primo piatto, costituito da un'accurata formazione su ecologia e marxismo; un binomio non sempre facile ma quantomai necessario. Fino al dessert, la ciliegina sulla torta, il forum dell'ultima giornata, sulla questione mai esaurita di "Quale strategia per cambiare il mondo?"; illustrata magistralmente da Daniel Bensaid. Temi tradizionali e immancabili quali il femminismo, l'antirazzismo, le lotte studentesche, dei giovani, i movimenti contro la guerra e l'imperialismo e il movimento anti-G8. Inoltre temi nuovi, o temi vecchi da guardare da una nuova angolazione. Primo fra tutti la preoccupante avanzata sul terreno sociale, sia per consenso che per capacità d'azione, della destra. Fenomeno ben noto anche in Svizzera. E ancora, l'approfondimento del "processo rivoluzionario del XXI secolo" in America Latina: ovvero, la situazione in Venezuela o in Bolivia o in Brasile o in Messico, di cui anche su questo giornale lungamente ci occupiamo.
Il Campo però non è fatto esclusivamente dalle attività di formazione. Non mancano mai i momenti di festa, sia essa scandita dalle note di un canto rivoluzionario, dal ritmo di un ballo scatenante nella "libera discoteca rossa", oppure assume le forme di un corteo organizzato spontaneamente nella notte. Inoltre il Campo è interamente autogestito nel senso più totale del termine. Il servizio al bar, il turno di guardia, i turni di pulizia, etc. rientrano tutti nella sfera delle competenze collettive. Per altro, il grande sforzo organizzativo che comporta un avvenimento del genere è stato magnificamente affrontato dai compagni francesi della Jeunesse Communiste Révolutionnaire (JCR - organizzazione giovanile della Ligue Communiste Révoluttionaire - LCR).
Ma una delle principali funzioni del Campo, come non ci stancheremo mai di ripetere, è lo scambio internazionale e internazionalista; il contatto diretto, umano e personale con le esperienze di lotta condotte da altri giovani, in altri paesi, in altre organizzazioni politiche. Tra tutte le lotte portate come bagaglio dalle varie delegazioni nazionali, citiamone solo alcune.


Esperienze nazionali a confronto
Più che significativo per molti aspetti l'esempio italiano: frutto di una realtà politica quantomeno complessa, sempre più in cambiamento negativo; e nella quale ciononostante molti militanti portano avanti ancora, con tenacia e coerenza, i messaggi e le idee autentiche di una vera sinistra di classe. La realtà cui ci riferiamo è quella del governo dell'Unione, una maggioranza sempre più a destra, tenuta assieme soltanto dal collante del potere; logiche a cui anche il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) ha ormai del tutto ceduto. In questa disfatta politica della sinistra italiana agiscono i compagni di Sinistra Critica. Cogliendo significativi successi, come quello davvero notevole, ottenuto il 9 giugno a Roma, con la grande manifestazione unita e coesa sotto lo slogan "Bush e Prodi, l'Unione fa la guerra".
Ma anche altre situazioni, tra cui quella dello Stato Spagnolo (Espacio Alternativo) e della Grecia (OKDE - Spartakos), hanno avuto modo di esporre importanti e interessanti.
A partire da Granada si è costruita e si sta diffondendo (anche attraverso il Campo, per tutta Europa) una campagna per denunciare le innumerevoli repressioni subite da lavoratori e sindacalisti della catena McDonald's. Ricorso a licenziamenti, assunzioni precarie, distruzione delle garanzie contrattuali e sindacali. A partire dalla vertenza di Granada, vinta da alcuni compagni presenti al Campo, i compagni dello Stato Spagnolo hanno intrapreso una campagna anche di sensibilizzazione: con azioni, manifesti, volantinaggi e bellissime magliette.
I compagni Greci hanno alle loro spalle una stagione lunghissima, di quasi un anno, di movimenti studenteschi incentrati sulla riforma dell'Università e sulle condizioni di impiego degli insegnanti.
Ma il momento di scambio più importante, quello da lacrime agli occhi, è stato il raduno serale internazionalista. Fra gli ospiti, compagni dal Mali, dalle Filippine, dal Messico e il compagno Franco Turigliatto. L'impatto emotivo nell'ascoltare in prima persona i fatti della comune di Oaxaca, i moti rivoluzionari africani, la lotta armata nelle Filippine e da ultimo la coinvolgente eloquenza di Turigliatto, tra mondine, scontro al Senato, corteo del 9 giugno e rivoluzione permanente.



Dalla Svizzera
Anche una piccola delegazione svizzera di dieci persone era partita dal Ticino il 20 luglio, giorno prima dell'inizio del Campo, per un lungo viaggio insieme ai compagni italiani. Piccoli ma combattivi. Il morale: altissimo fino all'arrivo a Barbaste, nonostante l'odissea in bus. La sensazione una volta arrivati, per chi ha già vissuto il Campo, è stata la stessa: essere tornati a casa, dopo un anno, finalmente.
L'integrazione della delegazione nell'organizzazione e nei meccanismi del Campo è cresciuta ancora rispetto all'anno scorso. Sotto molti aspetti, tra cui quello organizzativo: un filo conduttore rimane. Abbiamo partecipato negli scorsi mesi alla preparazione del Campo tenutasi a Parigi; abbiamo contribuito alla discussione politica a Barbaste con due nostri workshop (che potete consultare sul nostro sito); una delle nostre compagne ha inoltre presieduto la discussione del forum incentrato sul movimento femminista; c'è stata inoltre una nostra assidua presenza al coordinamento del Campo, importante in fase di bilancio.
Soprattutto, il Campo ha rappresentato per noi un'esperienza di enorme arricchimento politico. Non è un momento esaltante o divertente fine a se stesso. Ormai saldi della nostra da due campi internazionali, possiamo ancora ribadire con la più grande certezza l‘importanza di tale avvenimento in un contesto più ampio. L'esperienza del Campo va a incidere anche sulle normali attività svolte sul territorio locale dal nostro gruppo giovani; è un luogo dove acquisire nuovi strumenti e nuova preparazione in modo da proseguire la militanza con rinnovato vigore e con una maggior consapevolezza di ciò che avviene in organizzazioni “simili” alla nostra. Uno scambio di mentalità e di esperienze necessarie e capitali per chi, uscendo da un’ottica nazionale o addirittura locale, intende come noi condurre una lotta su una scala ben più ampia, in una parola: internazionalismo, di idee e di fatto.
Certo, il Campo ci ha toccato anche e fortemente nel cuore. C'è una canzone di Giorgio Gaber che recita: "I compagni, la lotta di classe, tante cose belle/ le ho nella testa, ma non ancora nella pelle". Il Campo. Un ambiente di perfetta fraternità, fatto di comuni ideali e di persone straordinarie, provenienti da ogni parte del globo; una sensazione difficilmente descrivibile per chi, come noi, l'ha vissuta e cerca di trasmetterla attraverso i grigi tasti di un computer; allora diremo che partecipare al Campo è forse il migliore dei modi per affrontare poi le difficoltà di una realtà politica come quella svizzera; e al contempo sentire, in modo onesto e spontaneo, "nella pelle" ma soprattutto nel cuore, l'immensa forza e volontà di vita proveniente da noi, uomini e donne che uniti, un giorno, potranno davvero cambiare il mondo.
Il passaggio del testimone per l’organizzazione del 25° Campo è già avvenuto: l’anno prossimo, sempre nel mese di agosto, la delegazione ticinese partirà di nuovo, questa volta in direzione dello Stato Spagnolo, dove fra discussioni, impegno, canti, amicizie e risate, ci troveremo ancora una volta, per vivere ancora tutta questa bella, ma soprattutto necessaria realtà.

di Pablo Guscetti e Francesco Sergi
(pubblicato su Solidarietà)

Materiali di Formazione: Marxismo e Ecologia; La nuova destra

Materiali di Formazione - XXIV Campeggio internazionale

Marxismo & Ecologia


Il difficile rapporto tra teoria marxista e questione ecologica nasce dalla mancanza di una teoria di riferimento; ovviamente, la questione ecologica emerge nella seconda metà del Novecento, mentre i testi marxisti sono ben precedenti.
Perciò si fatica ad "associare" l'ecologia con il marxismo e le organizzazioni marxiste o marxiste rivoluzionarie (come la nostra).
L'emergere della preoccupazione ambientale può essere fatta coincidere con le lotte contro l'energia nucleare, che caratterizzano l'Europa degli anni '70, non di meno anche in Svizzera. Parallelamente hanno preso forza i partiti Verdi, dove sono passati, più o meno in massa, molti militanti dei partiti marxisti.
Oggi l'ecologia è diventato per tutti i partiti borghesi un gettonato cavallo di battaglia politico, spesso di comodo.
Tuttavia la questione ambientale coincide sempre con un problema reale, tra i più gravi per l'umanità. Per questo è necessario riappropriarsi dell'ecologia e della problematica ambientale e battersi per darne una vera soluzione.


Un approccio marxista

e soprattutto rivoluzionario

al problema ecologico


I partiti Verdi ritengono il problema ambientale una degenerazione, un'aberrazione del mondo in cui viviamo. In genere, anche le analisi proposte ultimamente dagli altri partiti derivano da questa visione "fatalista".
Noi dobbiamo invece considerare il problema ambientale come un prodotto perfettamente logico del mondo capitalista.

Il sistema economico in cui viviamo, il capitalismo, si basa su una sola parola d'ordine: massimo profitto nel minor tempo possibile, profitto ad ogni costo, profitto sempre più grande. Per conseguire il profitto, il sistema capitalista (chi lo dirige) non esita perciò a sfruttare l'ambiente, così come non esita a sfruttare uomini e donne, lavoratori e lavoratrici.
Ma non c'è soltanto una causa ideologica. L'organizzazione economica il modo di consumo e di produzione del sistema capitalista è caotico, irrazionale e sproporzionato; in altre parole, genera una serie di traffici, di spostamenti, di disequilibri; che generano a loro volta conseguenze ambientali più gravi e globali, come il riscaldamento del clima. Queste conseguenze hanno raggiunto negli ultimi cinquant'anni caratteristiche globali e un livello di distruttività mai visto in tutta la storia umana; con l'azione delle grandi imprese transnazionali, multinazionali, che hanno mercificato ogni risorsa naturale (l'acqua; le specie animali e vegetali (industria transgenica), le foreste, etc) e portato a una trasformazione altamente distruttiva del clima.

La classe dirigente del pianeta si mostra attualmente divisa in due tendenze: una parte ancora incurante della questione ambientale, l'altra parte più ecologista. Ovviamente quest'ultimo settore del capitalismo globale agisce con "coscienza ecologica" a causa di propri particolari interessi, interessi "climaticamente sensibili" (agricoltura, turismo, etc).
Tuttavia sarebbe contro ogni logica confidare che, se prevalesse, questa logica basti a risolvere in problemi ambientali: il capitalismo non può risolvere un problema di cui è anche la causa. Le soluzioni che si adottano vertono attorno alla ricerca di un possibile profitto sulla problematica ecologica, in particolare con l'approccio tecnologico, di miglioramento delle tecnologie produttive. Si parla della creazione di una "industria ambientale", che ovviamente è praticabile e fungibile soltanto per i paesi industrializzati e porterà quindi, tra le altre cose, a un ulteriore approfondimento delle differenze tra nord e sud del mondo.

La soluzione del problema ambientale può quindi essere raggiunta solo attraverso un radicale cambiamento della società e del sistema economico. C'è bisogno di un modo di produzione che sia democraticamente gestito e basato sui bisogni delle persone e non sulla ricerca di profitto privato, dunque sia anche pianificato e razionale (dicesi "socialismo"). La dialettica tra la soddisfazione dei bisogni umani e la valutazione dell'impatto ambientale deve rivestire quindi un ruolo di primo piano.
Come raggiungere questo? Ovviamente la battaglia per un radicale cambiamento della società, sappiamo, ha come protagonisti i lavoratori; quindi la contrapposizione tra proletariato e borghesia è la battaglia principale per dei marxisti-rivoluzionari.
In parallelo, quale azione portare avanti in campo ecologico (così come agiamo contro altre oppressioni specifiche della rete capitalista: sessismo, razzismo, etc.)? Ovviamente devono essere al centro della nostra attenzione le lotte collettive e le mobilitazioni popolari. Queste hanno ruotato principalmente, negli ultimi anni, attorno a collettivi molto ampi di opposizione a vari progetti anti-ecologici: contro la costruzione di strade e tratte ferroviarie (es. NO-TAV in Italia); contro il potenziamento dell'energia nucleare e costruzione di nuove centrali (es. Germania); contro la gestione irresponsabile del problema dei rifiuti e la costruzione di impianti di incenerimento (es. Campania; ma anche in Ticino...); e altre ancora. L'obiettivo di politicizzare e radicalizzare queste lotte, spesso invece isolate politicamente dai governi (anche quelli rosso-verdi come in Germania).

Due parole infine sulla questione dell'azione individuale, cioè della possibilità che ognuno di noi possa contribuire a risolvere il problema ambientale facendo scelte particolari in materia di consumo. Questo è giusto e anche importante: rappresenta una presa di coscienza individuale sulla necessità di uso critico e responsabile delle risorse. Tuttavia le nostre scelte di consumo non sono in grado di inluenzare la principale causa del problema ambientale, che è quello della produzione. Inoltre si tratta appunto di scelte individuali, non coordinate, non organizzate.
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La nuova destra
- Tra neofascismo e proposte sociali -
I fascismi
I fascismi nascono attorno agli anni '20; sono la risposta della borghesia ai movimenti rivoluzionari di quegli anni.
Dopo la vittoria della rivoluzione russa del 1917 infatti, il movimento operaio ha preso forza e convinzione. Le lotte sociali si intensificano e radicalizzano, con scioperi e occupazioni sempre più estesi in diversi paesi europei. Il movimento operaio arriva ad un passo dalla rivoluzione in Germania; assume una forza considerevole in Italia; più tardi la lotta si intensifica in Spagna; etc.
Ma naturalmente la borghesia non aspetta mani in mano la propria sconfitta. Se non può più gestire/contenere la crisi sociale o politica attraverso le forme normali (contrattazione sindacale/democrazia liberale), la borghesia allora sceglie coscientemente un nuovo strumento per combattere il proletariato in lotta: il fascismo.
Uno strumento, un'arma per schiacciare il proletariato e le organizzazioni rivoluzionarie. Con caratteristiche ben precise: un uso della violenza consapevole, organizzato, sistematico. Il fascismo ammazza lavoratori, sindacalisti, politici, che in qualche modo sono coinvolti nei movimenti rivoluzionari o di resistenza. Il fascismo è una costante, ha carattere globale e attanaglia cioè tutta la società; fino a sfociare in regime.
I fascismi (usiamo il plurale per via delle differenze tra le diverse esperienze nazionali) elabora anche una sua precisa ideologia. Naturalmente, parola chiave è "ordine", da contrapporre a "rivoluzione". Viene esaltata la violenza e il diritto del più forte ad imporsi sul più debole e sul "diverso". Il "diverso" è per i fascismi un concetto soprattutto fisico e "naturale", basato sull'idea di razza.
La nuova destra
L'ideologia: neofascismo
Negli ultimi decenni, in Europa sono venuti a formarsi dei movimenti nazionalisti e xenofobi: è la nuova destra.Rimpiangono, più o meno apertamente, i fascismi. Tra gli aspetti che li caratterizzano, un forte revisionismo, uno spirito antisemita e un forte riferimento a valori quali famiglia, tradizioni e cristianesimo. Anche il concetto di "ordine", così come le "forze dell’ordine" (polizia e esercito) mantengono una certa importanza.
Ma se per il fascismo era importante lottare per costruire un'identità, invece per le nuove destre è fondamentale l'idea di una radicale lotta a difesa di un'identità. Il nemico resta nei fatti sempre "il diverso", anche se la diversità ha assunto qui un carattere prevalentemente culturale.Citiamo qualche esempio di bersagli della destra: chi ha origini straniere, in particolare chi è arabo o musulmano; oppure gli omosessuali; infine i militanti di sinistra.
Per fare un esempio concreto, in Italia, questi gruppi sostengono i Centri di Permanenza Temporanea, una sorta di lager in cui gli extracomunitari sono realmente rinchiusi prima di essere rimpatriati. Ma difendere un'identità significa spesso (questo è il caso della Svizzera) proporsi come chi cerca di conservare o recuperare un modello sociale che invece è stato abbandonato. In altre parole, la nuova destra offre ai lavoratori una lotta, conservatrice e razzista, propagandando una volontà politica tesa al “tornare indietro a quando si stava bene", quando esisteva un posto fisso, non c'erano gli stranieri, etc. etc. Come un tempo, la forza di alcune tra queste organizzazione sta nello squadrismo violento e d’assalto nei confronti delle minoranze etniche, sociali e dei militanti dell’estrema sinistra, attuando aggressioni premeditate e armate: nuova piazza dove rifornirsi di seguaci bendisposti a queste azioni sono gli stadi, fucina di violenza, aggressività, tensioni sociali.
Il movimento: proposte sociali
La nuova destra nasce e si sviluppa in una dinamica sociale del tutto diversa dai fascismi di inizio Novecento. Il suo scopo di fondo è mutato: non serve più contrastare movimenti rivoluzionari. La nuova destra ha un obiettivo di contenere di fatto la nascita di movimenti sociali di opposizione alla borghesia. Non ha più una funzione di reazione, ma di conservazione.Quali strategie utilizza? Fornisce una propria risposta ai reali problemi posti dalla situazione sociale. Una strategia di "copertura" delle reali scelte della borghesia, e un modo di "indirizzare" il malcontento dei lavoratori, impedendo appunto la nascita di movimenti o creando movimenti che dividano i lavoratori. Facciamo un esempio ben noto in Svizzera. Pensiamo all'abbassamento (dumping) dei salari. Questo è un problema che ha la sua radice nelle scelte consapevoli del padronato di costruire un mercato del lavoro liberalizzato, privo di regole; dove, come strumento per abbassare i salari, il padrone utilizza la concorrenza tra gli stessi lavoratori. La destra riesce invece a fare passare questo messaggio: l'unico responsabile dell'abbassamento dei salari è il lavoratore straniero. Difendersi dagli stranieri diventa dunque la parola d'ordine che la destra propone ai salariati come risposta ai loro reali problemi salariali. Quando invece l’unica risposta necessaria sarebbe una solidale lotta, insieme ai lavoratori stranieri, per migliori condizioni d'impiego, per tutti. Alcuni movimenti in Europa contano abbastanza aderenti per farsi protagonisti non di semplici campagne di propaganda, ma di vere e proprie azioni “sociali”. Un’azione, nata in Italia, per poi estendersi nei paesi limitrofi, è quella delle “occupazioni non conformi”. Ciò significa l’occupazione di centri abitativi popolari, scacciando gli stranieri e garantendo un alloggio ai propri connazionali, attraverso mutui agevolati e affitti modesti. Oltre alle case, l'azione si estende anche ai locali pubblici, quali bar e librerie, dove gli stranieri non possono entrare: in questi luoghi vengono effettuati comizi mediatici, a sostegno della destra nazionale, come è successo per esempio in Italia, nel caso delle elezioni nel 2006. Le "occupazioni non conformi" hanno principalmente due scopi, oltre alla “pulizia etnica”: il primo è sicuramente il radicarsi nel territorio, allo scopo di allargare la militanza; il secondo è di attuare una sorta di controllo sociale, poiché chi abita in queste case deve seguire alcune regole, come quella di non poter subaffittare la propria abitazione o il dover garantire di avere abbastanza liquidità per poter pagare l’affitto.Questa è solo una delle proposte sociali di questi nuovi momenti, sicuramente la più impressionante, sebbene ce ne siano altre: ad esempio, in Francia organizzazioni di destra effettuano distribuzioni di zuppa ai senzatetto. Cucinandole però con carne di maiale, precludendo dunque questo pasto caldo a chi, per motivi religiosi, come i musulmani, è proibito mangiarla.
Combattere la nuova destra
Lo spazio della sinistra Ciò che bisogna sottolineare è che queste azioni si diffondono soprattutto in spazi dove la sinistra istituzionale ha abbandonato misure atte a difendere la socialità: la nuova destra si appropria quindi di caratteristiche peculiari della sinistra, quali difesa dei lavoratori e dei indigenti, ma in maniera erronea, al solo fine di ampliare il loro bacino di consensi.. Questi gruppi si avvalgono perciò di pretese di carattere sociale, mescolandole però a rivendicazioni nazionali e religiose. È dunque essenziale sottolineare il fatto che questa nuova destra non rappresenta una nuova forma di anticapitalismo e di socialità, anzi, sono un nuovo modello di oppressione e sfruttamento, a cui bisogna assolutamente contrapporsi, poiché fa perno sulle paure della popolazione.La nuova destra ha come principale strategia quella di appropriarsi dello spazio tradizionale della sinistra. Della sinistra cioè, in altre parole, di quei movimenti politici che tradizionalmente sono considerati in sintonia con gli interessi della classe lavoratrice (e che spesso oggi non lo sono). La nuova destra capisce il disagio dei lavoratori o vi costruisce la propria politica.L’errore, in questo caso, è della sinistra, che permette che ciò accada, abbandonando lotte che sono intrinseche al proprio ideale: ci si ritrova fondamentalmente nella stessa crisi che ha caratterizzato gli anni ’30, dove la socialdemocrazia non rappresentava più un’alternativa sociale, consentendo l'avanzata del fascismo.Tutto ciò non è nuovo in questo mondo, è fondamentale che ci si renda conto che questi movimenti ripercorrono una strada già battuta, con la connivenza della polizia e dei partiti di destra istituzionali: La lotta che ci troviamo ad affrontare contro la nuova destra, è quindi anzitutto il recupero di uno spazio politico, che ci appartiene naturalmente in quanto forza politica marxista rivoluzionaria. Significa continuamente svelare le menzogne populiste su cui la destra costruisce i propri successi e il proprio radicamento.La sinistra deve quindi riorganizzarsi e riappropriarsi di ciò che è sempre stato suo, rappresentando realmente un’alternativa e tramutando un’utopia, quale per esempio la fine delle disuguaglianze di classe, in realtà.

I workshop svizzeri: Crisi dell'Unione Europea

Rivoluzione! - MPS-TI/FGA Campo IV - 23.7




workshop Crisi dell'Unione europea




Introduzione


Perché la delegazione svizzera parla dell'UE, dato che la Svizzera non è nell'UE? La scelta di non-adesione politica all'UE, fatta per mantenere alcuni vantaggi concorrenziali (in campo finanziario) con il partner statunitense, non ha precluso alla Svizzera la piena adesione alla vera natura dell'UE, cioè l'adesione ai suoi principî economici (o addirittura l'anticipo di alcune politiche di privatizzazione).



1) Natura dell'UE


- L’UE è, in questo momento, un’istituzione che spalleggia le politiche nazionali per assicurare il trionfo degli interessi capitalisti e la messa in opera su scala continentale delle politiche neoliberiste. Si tratta di un'unione prevalentemente orientata da interessi economici. Non è certo un caso che la prima struttura europea emersa sia stata la Comunità europea del carbone e dell’acciaio e che il traguardo più sostanziale raggiunto finora dall'UE sia stato l’adozione di una moneta comune e la creazione di una banca centrale. Un progetto l'UE che porta il marchio di fabbrica delle classi dominanti e dai gruppi dirigenti dell’Europa capitalista. Un progetto che mira a creare nuove strutture e di nuovi meccanismi per riorganizzarsi e far fronte alla concorrenza internazionale e ai processi economici capitalisti su scala mondiale (in primo luogo la competizione con gli Stati Uniti e i futuri sviluppi di economie asiatiche (Cina);
- Il più importante cantiere per l'UE resta infatti la liberalizzare il mercato del lavoro su scala europea, la direttiva Bolkenstein (direttiva che permette a salariati di paesi in cui i salari e i diritti sociali sono scarsi di venire a lavorare sotto quelle condizioni in paesi in cui i salari sono più alti. Di conseguenza, le conquiste dei lavoratori in un paese sono svuotate), per abbassare i costi di produzione ed aumentare la redditività del capitale.
- Politicamente, il progetto UE affronta una crisi. Da parte dei salariati "crisi di rigetto" e di consenso con la bocciatura del trattato costituzionale in due importanti paesi europei.

2) La bocciatura della Costituzione

La costituzione UE
- fissa il principio di un mercato interno in cui la concorrenza sia libera e non falsata
- stop a controllo pubblico dei capitali e dei progetti economici.
- i servizi pubblici e la gestione dei beni comuni più essenziali – acqua, energia, trasporti – devono continuare a essere smantellati nell’interesse del capitale privato (in linea con il Gats).

Risultato del referendum Francia (29 maggio 2005)
Circa il 55% di NO con un 70% di partecipazione; NO domina tra i lavoratori (79%), gli impiegati (67%) e le professioni intermedie (62%); NO popolare (mentre 90% dei deputati francesi aveva approvato il testo)
La sconfitta in Francia affonda l’asse franco-tedesco, due paesi da sempre "motori" per il progetto UE e rappresentanti di un "capitalismo dal volto umano e sociale".
Referendum Olanda (2005)
Circa 62% di NO con una partecipazione del 63%; anche qui, NO popolare (due terzi di NO nei redditi medi e bassi).

Elementi comuni
- i difensori del SI: tutte le istituzioni e le forze politiche, compresa la sinistra socialdemocratica e le organizzazioni sindacali;
- campagna: ovviamente potente e mediatica; dal contenuto vuoto, campagna di retorica europeista: SI come unico voto "razionale" e "moderno".
- i sentimenti antieuropeisti di tipo nazionalista hanno giocato un ruolo in questi risultati; ma si può tranquillamente affermare che si è trattato di un NO "di sinistra", cioè incentrato sul rifiuto dell'UE che descrivevamo prima (in Francia: 46% delle persone interrogate all’uscita delle urne ha citato la disoccupazione come primo motivo del loro NO; il 34% il fatto che questa Costituzione sarebbe troppo liberale. Mentre solo il 19% spiega il proprio voto negativo con il fatto che l’Europa costituirebbe una minaccia per la Francia).

3) Fattori del NO
1) Consenso sociale. Il progetto europeo finora si è fatto conoscere tra i salariati essenzialmente per il suo contenuto liberista. Il voto contro la Costituzione esprime dunque l’esigenza di altri orientamenti economici e sociali che permettano di rompere con decenni di disoccupazione, di precariato, di smantellamento dei servizi pubblici, di indebolimento della sicurezza sociale. A questo si aggiunga l'introduzione dell'euro, disastrosa per le tasche dei lavoratori (potere d'acquisto)
2) L'esigenza democratica, dimostrata anche dalla ampia partecipazione ai referendum, di poter decidere cosa e come va costruito del progetto europeo.

3.1) Crisi dell'UE

1) Il no alla costituzione, o meglio, i fattori che vi stanno dietro (come detto fin qui)
2) Riemergere di interessi nazionali
- di fronte a situazione di crisi economica, tentavi di ricorrere a misure neoprotezionistiche, magari indirette, per non rischiare la distruzione di aziende considerate decisive (esempio: Italia, Alitalia)
- sul piano della politica estera, ancora ben lontana dall'essere comune (si veda la guerra in Iraq)
3) Allargamento problematico
- L’allargamento a est, propagandato come l’avvio del secolo nuovo e della grande fase di pacificazione europea, si è rivelato costoso sul piano finanziario, complicato sul piano istituzionale e avente per beneficiari solo alcuni degli stati fondatori, la Germania esempio;
- I timori per una maggiore competitività dei nuovi membri grazie al più basso costo del lavoro e per nuovi flussi migratori;
- l'estrema arretratezza economica dei nuovi membri (con l'allargamento, l'UE ha aumentato del 20% la propria popolazione, ma soltanto del 5% il PIL) non verrà superata tanto presto.

4) Prospettive dell'UE
- garantire l’avvenire delle riforme economiche, cioè proseguire sulla via neoliberista; liberalizzare il mercato del lavoro su scala europea.
- "Il popolo ha dato torto al Comitato Centrale, sciogliamo il popolo"; l'UE tenterà d'ora innanzi di aggirare il più possibile le consultazioni popolari, lasciando ai politici, agli «esperti» e all'oligarchia continentale il potere decisionale. Scelta che andrà ad approfondire il già grande scollamento tra partiti - istituzioni e classi popolari.
- la sostituzione del testo bocciato dai francesi e dagli olandesi con un Trattato (oggetto dell'ultimo vertice di giugno). Il più grande cambiamento di questo testo è il cambiamento del nome. Le novità inserite sono rivolte ad accontentare questo o quel paese (meccanismi di controllo dei parlamenti nazionali, deroghe sulla validità a livello nazionale dei principî del trattato, etc.).

5) Prospettive per la sinistra anticapitalista

- i fattori del NO, sommati a un sempre maggiore distanziarsi delle istituzioni europee e i loro sostenitori (tutte le forze politiche "tradizionali") dalle classi popolari mostrano un significativo spazio per un'azione politica anticapitalista; di stimolo alle lotte sociali e di formulazione, di orientamento, nell'esplicitare un programma che sintetizzi una prospettiva politica, sociale ed economica di rottura con l’egemonia capitalista.
- un'opportunità ma anche una responsabilità; perché in quel medesimo spazio potrebbero (e lo fanno, come in Svizzera) inserirsi i partiti (borghesi) della destra populista, offrendo risposte xenofobe, identitarie e reazionarie.
- al contrario, come sinistra anticapitalista, nei cui "geni" politici sta l'internazionalismo, è nostro preciso dovere portare avanti un discorso contro questa Europa, per un'altra Europa: contro l'Europa dei padroni e del capitale, per un'Europa dei lavoratori (con pari diritti e garanzie per tutti).


6) Esperienza in Svizzera

La crisi politica dell'UE non ha rallentato lo svilupparsi di accordi con la Svizzera.
La libera circolazione delle persone
Cioè il diritto ai padroni di organizzare liberamente lo sfruttamento della manodopera, svizzera ed immigrata, ai livelli salariali e sociali più bassi (con la con l'abbattimento dei controlli); generando concorrenza tra i lavoratori da un paese all’altro ed all’interno dello stesso paese, indebolendo ancora di più il fronte dei salariati; alimentando poi xenofobia, spinte reazionarie e nazionaliste, grazie all'abilità partiti populisti (borghesi). Tale accordo si ricollega pienamente alle logiche della direttiva Bolkenstein.
Nostra campagna di referendum
- Contro quest'accordo, voluto fortemente dal padronato, sostenuto massicciamente da tutti i partiti e le istituzioni (compresi socialdemocratici, le maggiori organizzazioni sindacali e parte dei partiti della destra xenofoba), l'MPS ha lanciato nel 2005 un referendum, sconfitto. Tuttavia il risultato del NO è stato buono, ben distante dalla proporzione delle forze in campo: svelando così un sentimento popolare del tutto assimilabile a quello di Francia e Olanda (rigetto delle politiche neoliberiste, di disoccupazione, precarietà, etc.)
- La messa in opera degli accordi di libera circolazione ha in questi due anni incominciato a pesare sempre più tragicamente sulla già difficile situazione dei salariati: la pressione sui salari, sulle condizioni di impiego, etc. Il padronato intanto forza per una totale deregolamentazione di un mercato del lavoro per l'appunto già poco protetto: in primavera è stato rotto il CCL nel settore dell'edilizia, uno dei più avanzati del paese e frutto di lotte importanti nello scorso decennio.
- La battaglia che abbia sostenuto nel referendum dunque, pur con le nostre scarse forze, ha trovato e troverà continuità. Con una coerenza che invece perde il fronte socialdemocratico-sindacale, ora parzialmente allarmato delle conseguenze della libera circolazione che aveva prima così convintamente appoggiato. In un'ottica di resistenza e risposta al progetto di liberalizzazione del mercato del lavoro si collocano i principali interventi che ci vedranno impegnati nei prossimi tempi:
- sul fronte sociale, grazie anche al ruolo sindacale di molti compagni a livello regionale, la mobilitazione del settore dell'edilizia in difesa, in difesa del CCL;
- sul fronte politico, con il lancio di un'iniziativa popolare ...

I workshop svizzeri: Immigrazione e fortezza Europa

Rivoluzione! - MPS-TI/FGA Campo IV - 22.7


workshop Immigrazione e fortezza Europa




1) Introduzione generale: emigrazione e immigrazione


Emigrazione
- I movimenti migratori, costante della storia, nel capitalismo globale acquisiscono un’entità più rilevante (aumentando significativamente negli ultimi decenni) nonché una portata planetaria.
- la globalizzazione capitalista aumenta il divario tra la povertà di zone immense del pianeta (dove la popolazione si trova ai limiti della sopravvivenza e lotta per l’esistenza quotidiana) e il benessere di alcuni (pochi) paesi; (oss: ovviamente, di solito, la povertà è presentata soltanto come un fatto misurato empiricamente, casualità sfortunata, non come conseguenza delle logiche e dei meccanismi del sistema capitalista: che fa si che milioni di esseri umani, spinti dalla fame e alla disperazione, continueranno a dirigersi vers i paesi ricchi, perseguendo l’obiettivo di inserirsi in quel sistema);
- l'immigrazione si presenta infatti come una valvola di sfogo, senza uscita in realtà, da queste enormi differenze di reddito e di sviluppo sociale ; milioni di persone non hanno altra via che l’emigrazione (o la morte)
- Il numero di emigranti nel mondo si aggira attorno ai 191 milioni di persone, 75% concentrato in 28 nazioni; questo numero è passato da 72 a 200 milioni durante gli ultimi 30 anni (dati ONU);
- tale aumento va letto soprattutto come conseguenza del quadro prima descritto; le migrazioni sono inoltre facilitate dallo sviluppo dei mezzi di comunicazione e di trasporto internazionale.
- ciò che rappresenta invece una qualitativa novità non è la perdita della residenza, ma l’impossibilità di ritrovarne una: infatti, sempre di più i paesi che espellono gli emigranti: nel 1970 erano 29 al giorno, oggi superano i 60 (ONU).

Ruolo dell'immigrazione
- l’89% della crescita della popolazione europea è dovuta alla popolazione immigrata
- ovviamente l'apporto di milioni di migranti non è soltanto demografico: migranti sono una delle fonti principali di ricchezza di molti paesi
- i migranti fanno veramente “girare” interi settori economici, occupano tradizionalmente i posti di lavoro meno desiderabili, (3D: demanding, dangerous, dirty, cioè difficili, pericolosi e sporchi)
- ma per il padronato, la manodopera immigrata rappresenta sempre più spesso (soprattutto nell'UE-25) una possibile forma di pressione “al ribasso” sulle condizioni di vita e di lavoro dell’insieme dei salariati; un indebolimento dei diritti sociali e sindacali per tutti; una frammentazione e una messa in concorrenza dei salariati, che suscita reazioni di frustrazione individuale e collettiva; senza strumenti collettivi (cioè di tutti i lavoratori, indigeni o immigrati) di difesa, la xenofobia può prende il sopravvento
- perché tale processo possa avvenire, è però indispensabile per il padronato mantenere a loro volta sotto pressione i migranti, controllati e sotto ricatto, in forme più o meno brutali;
- i migranti risultano quindi la riserva di manodopera precarizzata, nonché di lavoro “illegale”, non “dichiarato”;
- dunque, per fare ciò, per creare questa situazione, si rende necessario un forte controllo e una dura "selezione" del fenomeno dell'emigrazione (delle cui proporzioni, nel sistema capitalista, osservavamo prima); così, mentre esiste un consenso totale per evitare i controlli (di frontiera) di merci, capitali e di qualsiasi tipo beni e servizi, allorché si tratta di persone gli stati del "primo mondo" impongono sempre più forti restrizioni agli spostamenti della popolazione.
(Inciso: "l'esercito industriale di riserva" di Marx)


2) Fortezza Europa


Un’Europa poliziesca e barricata contro le migrazioni, barriere per conservare l’abbondanza ed il benessere dei paesi del cosiddetto "primo mondo". Obiettivo che l'UE mira a raggiungere con un rafforzamento della dimensione "fortezza":
- rafforzamento delle frontiere esterne;
- aumento del controllo interno di ogni paese per lottare contro gli “abusi” in materia di asilo (diritto di asilo e statuto di rifugiato nel frattempo rimesso fortemente in causa) e contro “l’immigrazione illegale” (rinforzo della politica di rimpatrio).

Programma dell’Aia
Un piano pluriennale di 5 anni, avviato nel 2004 (sostituisce gli accordi di Tampere del 1999).
"Un partenariato per migliorare l'Europa nel campo di libertà, sicurezza e giustizia”.
- "rafforzare la libertà": limitare l'immigrazione, in particolare arrivando a definire una "spazio comune d'asilo" (dunque comunemente restrittiva);
- "rafforzare la sicurezza": collaborazione poliziesca nella gestione delle frontiere esterne e nei controlli interni, per la lotta all'"immigrazione illegale" (anche sotto l'etichetta di "lotta al terrorismo");
- "rafforzare la giustizia": cooperazione giuridica.


Accordi di Schengen e Dublino
- L'accordo di Schengen trasforma l'UE in un unico blocco, una frontiera unificata dalla Spagna alla Finlandia; definito questo spazio, l'accordo prevede l'abbandono dei controlli sulle frontiere interne e il rafforzamento di quelli sulle frontiere esterne.
- Sistema Informativo Schengen, uno schedario poliziesco a livello di tutto un continente. Si tratta di una banca dati del tipo Grande Fratello, che raccoglie ogni sorta di informazioni su persone e i controlli dell’ identità.
- L'accordo di Dublino fa in modo che sia un solo paese a trattare la domanda d’asilo. L’accordo di Dublino limita fortemente le possibilità dei richiedenti l’asilo di fare domanda in quei paesi dove avrebbero più probabilità di essere accolti; frattanto alla loro prima domanda, tutti i dati e le impronte digitali sono schedate in un'altra e apposita banca dati europea, Eurodac.
Adesione della Svizzera a Schengen e Dublino

Confrontati anche con la volontà ossessiva del Consiglio federale di voler rafforzare al massimo la collaborazione poliziesca con gli Stati europei. La collaborazione nel quadro di Dublino eviterà la creazione di un’ “isola d’asilo” in Svizzera". Essa dice di temere "un’immigrazione crescente e incontrollata." votare contro Schengen e Dublino ci riporterebbe quindi ad un voto contro l’Europa Schengen è il primo trattato internazionale che riconosce il segreto bancario svizzero. Nostra campagna da sinistra etc. con gli accordi di Schengen
la Svizzera non sarà più paese di “secondo asilo” rispetto agli altri paesi europei.


I campi
- la politica della "fortezza Europa" mira a tenere i migranti il più vicino possibile alle zone di crisi oppure a rinviarli e raggrupparli ai margini dell’Europa (nella sua politica di esternalizzazione delle procedure d’asilo);
- intanto lo statuto di rifugiato viene rimesso in causa. Le autorità creano statuti intermedi I beneficiari di questo tipo di permesso di soggiorno non sono riconosciuti come rifugiati nell’ambito della Convenzione di Ginevra;
- in tale ottica si inquadra la creazione dei campi di reclusione di stranieri previsti alle frontiere dell’UE, come i Centri di permanenza temporanea in Italia, o la creazione di campi profughi in quei luoghi che sono vicini ai paesi da dove provengono le popolazioni costrette all’esilio, come la Turchia, i paesi dei Balcani o anche l’Africa del Nord, triple palizzate erette alla frontiera di Melilla e Ceuta. (Ma si può anche ricordare la recinzione di 600 chilometri alla frontiera tra Stati Uniti e Messico per impedire l’emigrazione messicana) In ogni caso, le notizie sulle condizioni in questi campo fanno rabbrividire. In realtà, la loro esistenza stessa costituisce una violazione dei diritti individuali.


Movimenti
La nuova battaglia sui diritti e le garanzie legali per i migranti è stata ed è portata avanti da diversi movimenti in diversi paesi. In particolare, il movimento dei sans-papiers in Francia. Si tratta di una lotta difficile, per la posizione precaria di chi le conduce, e soprattutto per la univoca mancanza di appoggio politico, sia da destra che da sinistra. Tali movimenti ruotano principalmente, come detto, attorno alle garanzie legali per i migranti.


3) Situazione in Svizzera


Ruolo dell'immigrazione
Vale quanto detto precedentemente in generale. Soltanto che la borghesia svizzera usa sapientemente questa pratica da ormai due secoli, regolando l'immigrazione in base a due criteri di necessità del mercato del lavoro:
- creare pressioni per contenere i salari e puntare al ribasso le condizioni di impiego;
- nel contempo, mantenere un alto grado di “redditività” dalla manodopera immigrata (attraverso un'accurata selezione e limitazione dell'immigrazione);
- assecondare (incoraggiare) il nascere di paure xenofobe nei lavoratori, puntando ovviamente a dividere il fronte dei salariati; obbiettivo raggiunto creando da una parte la pressione salariale e sociale, dimostrando dall'altro la volontà politica di "proteggere "l'elveticità"".

La sesta revisione della legge sul diritto d’asilo (LAsi)
La nuova LAsi permette in pratica di rifiutare il 98% delle domande: se una persona in un centro di registrazione ed entro 48 ore non è in grado di fornire un documento, viene respinta. Non prevede aiuti per i richiedenti respinti, eccezion fatta per 8 franchi al giorno e alloggio in un centro d’accoglienza. Con l’obbligo di presentarsi ogni giorno in polizia. Ciò ha comportato l’aumento del numero di sans-papier, obbligati ad entrare nel mercato del lavoro a condizioni pietose perché senza diritti e senza aiuti da parte dello Stato; immigrati clandestini facilmente sfruttabili dai padroni.
Dietro la retorica nazionalista in voga presso i promotori di questa nuova legge (UDC di Blocher), le convergenze con l’Unione europea sono totali (tra l'altro nel frattempo c'era stata anche l'adesione al progetto Schengen-Dublino, nonché gli accordi di libera circolazione); per la Svizzera è la fine di una certa "tradizione umanitaria" in materia di asilo (anche se questo fatto non sembra aver più di tanto preoccupato le principali forze politiche).
La nostra organizzazione si è invece investita con tutte le proprie forze nel contrastare "da sinistra" (in antitesi alla diffusa propaganda nazionalista e xenofoba) la revisione della LAsi (e della LStr), in continuità con le lotte condotte contro l'adesione della Svizzera a Schengen e Dublino e la solidarietà al movimento dei sans-papiers.

Movimento sans-papiers
Dal 2001 al 2005 i sans-papiers hanno dato luogo a un forte movimento di lotta, centrato attorno alla regolarizzazione collettiva, questo in particolare nella Svizzera francofona.
Lotta dura e difficile, anche perché praticamente tutte le forze politiche hanno interesse a ricacciare i sans-papiers nell'oscurità della clandestinità. E i padroni più di tutti, perché vogliono che ridiscenda il silenzio su una forza-lavoro da sfruttare brutalmente. Il nostro sostegno come organizzazione politica a questa lotta è stato quindi significativo, insieme ad una certa mobilitazione popolare. Dal 2005 in avanti, sotto i colpi di un ulteriore attacco al diritto d'asilo, il movimento conosce una fase di stallo.