Manifestazione 8 dicembre

Contro la repressione

c'è chi dice no





Si è tenuta a Bellinzona, sabato 8 dicembre, la manifestazione indetta dal Comitato Precari Esistenziali contro la repressione e la violenza della polizia.

Una violenza ingiustificata e preoccupante, usata ultimamente (solo per riferirci alla Svizzera) in più occasioni: a Berna, Lucerna, a Lugano durante le giornate dell'Esercito.

Ma si potrebbe anche citare quello che accade ogni domenica negli stadi.

A questo uso spoporzionato ma purtroppo cosciente della forza, alla criminalizzazione del dissenso, bisogna dire basta.

Leggi il testo dell'appello; leggi il resoconto della manif su Ticinonline.



Hanno partecipato al corteo duecento o trecento persone. Molte organizzazioni hanno sostenuto l'iniziativa. Anche i Giovani dell'MPS hanno aderito ed erano presenti con un loro striscione (foto).

Sabato 8 settembre a Bellinzona si è svolta la manifestazione contro la repressione e la violenza dello stato indetta dal Comitato precari esistenziali (CPE). Circa 300 persone (qualcuna in più) vi hanno partecipato; per reagire al pestaggio gratuito e ai fermi che la polizia ha effettuato nei confronti del collettivo “Clown Army” e di alcuni militanti del CPE; che hanno protestato pacificamente durante le giornate dell’esercito e più in generale per rispondere a un clima sempre più securitario ed autoritario.
Il capitalismo ha mostrato anche qui in Ticino la sua vera natura, una natura arrogante e violenta. Quanto accaduto a Lugano durante la parata trionfale dell’esercito è nel normale ordine delle cose in questo sistema. La contestazione diretta dell’apparato repressivo tradizionalmente al servizio della borghesia, ha scatenato una reazione altrettanto diretta, e violenta. Questo si spiega perché il capitalismo non può permettersi la delegittimazione di uno o più aspetti che lo caratterizzano intimamente, come il monopolio della violenza e l’apparato repressivo statale (polizia ed esercito).
La democrazia ed i diritti a essa connessi, per il capitalismo sono infatti strumenti che vanno bene finché non si va a toccare con la critica la carne viva del sistema, la sua stessa natura.
La repressione, che nel caso specifico si è scatenata contro l’elementare diritto democratico di contestazione, è solo una delle tante forme di violenza che può assumere il capitalismo. Questa permea infatti tutti gli ambiti delle nostre vite.
Cos’è, se non violenza, l’arroganza padronale contro i lavoratori dell’edilizia e di tutti i settori economici, quando in nome del mercato impongono sempre maggiori sacrifici in termini di: sicurezza sul e del posto di lavoro, salute, flessibilità, pressioni salariali?
Cos’è, se non violenza, il ricatto della xenofobia causata attraverso l’erosione della qualità di vita (salari, servizi, assicurazioni sociali) e poi sfruttata dai padroni contro gli immigrati e contro gli stessi lavoratori svizzeri, colpiti da una logica di divisione, concorrenza e indebolimento reciproco?
Cos’è, se non violenza, la distruzione sistematica del pianeta, unico ambiente in cui è possibile la stessa vita umana?
Cos’è, se non violenza, l’imposizione a scuola, sul lavoro e in ogni ambito della vita di un modello sociale ed economico unico, a cui tutti dobbiamo adeguarci per sopravvivere?
Nella società nella quale viviamo la violenza è divenuta normale (forse perché ne è un elemento costitutivo, non un’eccezione o una devianza, come siamo portati a volte a credere), tanto che chi vi si oppone, anche pacificamente, è diventato pericoloso e considerato alla stregua di un terrorista (come dimostrano certe interrogazioni parlamentari seguite ai fatti di Lugano).
Noi continuiamo a rifiutare questa logica e a batterci, nel limite delle nostre possibilità e con tutti coloro che vorranno farlo, per difenderne altre: la solidarietà tra gli oppressi e la lotta per i diritti elementari di giustizia sociale e democrazia. Se il sistema capitalista è violenza sistematica contro i più deboli, e non solo violento in alcune occasioni dettate da eccessi di singoli, contestare decisamente la violenza e i suoi diretti strumenti in tutti gli ambiti delle nostre vite, è già lottare contro il capitalismo.