Materiali di Formazione: Marxismo e Ecologia; La nuova destra

Materiali di Formazione - XXIV Campeggio internazionale

Marxismo & Ecologia


Il difficile rapporto tra teoria marxista e questione ecologica nasce dalla mancanza di una teoria di riferimento; ovviamente, la questione ecologica emerge nella seconda metà del Novecento, mentre i testi marxisti sono ben precedenti.
Perciò si fatica ad "associare" l'ecologia con il marxismo e le organizzazioni marxiste o marxiste rivoluzionarie (come la nostra).
L'emergere della preoccupazione ambientale può essere fatta coincidere con le lotte contro l'energia nucleare, che caratterizzano l'Europa degli anni '70, non di meno anche in Svizzera. Parallelamente hanno preso forza i partiti Verdi, dove sono passati, più o meno in massa, molti militanti dei partiti marxisti.
Oggi l'ecologia è diventato per tutti i partiti borghesi un gettonato cavallo di battaglia politico, spesso di comodo.
Tuttavia la questione ambientale coincide sempre con un problema reale, tra i più gravi per l'umanità. Per questo è necessario riappropriarsi dell'ecologia e della problematica ambientale e battersi per darne una vera soluzione.


Un approccio marxista

e soprattutto rivoluzionario

al problema ecologico


I partiti Verdi ritengono il problema ambientale una degenerazione, un'aberrazione del mondo in cui viviamo. In genere, anche le analisi proposte ultimamente dagli altri partiti derivano da questa visione "fatalista".
Noi dobbiamo invece considerare il problema ambientale come un prodotto perfettamente logico del mondo capitalista.

Il sistema economico in cui viviamo, il capitalismo, si basa su una sola parola d'ordine: massimo profitto nel minor tempo possibile, profitto ad ogni costo, profitto sempre più grande. Per conseguire il profitto, il sistema capitalista (chi lo dirige) non esita perciò a sfruttare l'ambiente, così come non esita a sfruttare uomini e donne, lavoratori e lavoratrici.
Ma non c'è soltanto una causa ideologica. L'organizzazione economica il modo di consumo e di produzione del sistema capitalista è caotico, irrazionale e sproporzionato; in altre parole, genera una serie di traffici, di spostamenti, di disequilibri; che generano a loro volta conseguenze ambientali più gravi e globali, come il riscaldamento del clima. Queste conseguenze hanno raggiunto negli ultimi cinquant'anni caratteristiche globali e un livello di distruttività mai visto in tutta la storia umana; con l'azione delle grandi imprese transnazionali, multinazionali, che hanno mercificato ogni risorsa naturale (l'acqua; le specie animali e vegetali (industria transgenica), le foreste, etc) e portato a una trasformazione altamente distruttiva del clima.

La classe dirigente del pianeta si mostra attualmente divisa in due tendenze: una parte ancora incurante della questione ambientale, l'altra parte più ecologista. Ovviamente quest'ultimo settore del capitalismo globale agisce con "coscienza ecologica" a causa di propri particolari interessi, interessi "climaticamente sensibili" (agricoltura, turismo, etc).
Tuttavia sarebbe contro ogni logica confidare che, se prevalesse, questa logica basti a risolvere in problemi ambientali: il capitalismo non può risolvere un problema di cui è anche la causa. Le soluzioni che si adottano vertono attorno alla ricerca di un possibile profitto sulla problematica ecologica, in particolare con l'approccio tecnologico, di miglioramento delle tecnologie produttive. Si parla della creazione di una "industria ambientale", che ovviamente è praticabile e fungibile soltanto per i paesi industrializzati e porterà quindi, tra le altre cose, a un ulteriore approfondimento delle differenze tra nord e sud del mondo.

La soluzione del problema ambientale può quindi essere raggiunta solo attraverso un radicale cambiamento della società e del sistema economico. C'è bisogno di un modo di produzione che sia democraticamente gestito e basato sui bisogni delle persone e non sulla ricerca di profitto privato, dunque sia anche pianificato e razionale (dicesi "socialismo"). La dialettica tra la soddisfazione dei bisogni umani e la valutazione dell'impatto ambientale deve rivestire quindi un ruolo di primo piano.
Come raggiungere questo? Ovviamente la battaglia per un radicale cambiamento della società, sappiamo, ha come protagonisti i lavoratori; quindi la contrapposizione tra proletariato e borghesia è la battaglia principale per dei marxisti-rivoluzionari.
In parallelo, quale azione portare avanti in campo ecologico (così come agiamo contro altre oppressioni specifiche della rete capitalista: sessismo, razzismo, etc.)? Ovviamente devono essere al centro della nostra attenzione le lotte collettive e le mobilitazioni popolari. Queste hanno ruotato principalmente, negli ultimi anni, attorno a collettivi molto ampi di opposizione a vari progetti anti-ecologici: contro la costruzione di strade e tratte ferroviarie (es. NO-TAV in Italia); contro il potenziamento dell'energia nucleare e costruzione di nuove centrali (es. Germania); contro la gestione irresponsabile del problema dei rifiuti e la costruzione di impianti di incenerimento (es. Campania; ma anche in Ticino...); e altre ancora. L'obiettivo di politicizzare e radicalizzare queste lotte, spesso invece isolate politicamente dai governi (anche quelli rosso-verdi come in Germania).

Due parole infine sulla questione dell'azione individuale, cioè della possibilità che ognuno di noi possa contribuire a risolvere il problema ambientale facendo scelte particolari in materia di consumo. Questo è giusto e anche importante: rappresenta una presa di coscienza individuale sulla necessità di uso critico e responsabile delle risorse. Tuttavia le nostre scelte di consumo non sono in grado di inluenzare la principale causa del problema ambientale, che è quello della produzione. Inoltre si tratta appunto di scelte individuali, non coordinate, non organizzate.
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La nuova destra
- Tra neofascismo e proposte sociali -
I fascismi
I fascismi nascono attorno agli anni '20; sono la risposta della borghesia ai movimenti rivoluzionari di quegli anni.
Dopo la vittoria della rivoluzione russa del 1917 infatti, il movimento operaio ha preso forza e convinzione. Le lotte sociali si intensificano e radicalizzano, con scioperi e occupazioni sempre più estesi in diversi paesi europei. Il movimento operaio arriva ad un passo dalla rivoluzione in Germania; assume una forza considerevole in Italia; più tardi la lotta si intensifica in Spagna; etc.
Ma naturalmente la borghesia non aspetta mani in mano la propria sconfitta. Se non può più gestire/contenere la crisi sociale o politica attraverso le forme normali (contrattazione sindacale/democrazia liberale), la borghesia allora sceglie coscientemente un nuovo strumento per combattere il proletariato in lotta: il fascismo.
Uno strumento, un'arma per schiacciare il proletariato e le organizzazioni rivoluzionarie. Con caratteristiche ben precise: un uso della violenza consapevole, organizzato, sistematico. Il fascismo ammazza lavoratori, sindacalisti, politici, che in qualche modo sono coinvolti nei movimenti rivoluzionari o di resistenza. Il fascismo è una costante, ha carattere globale e attanaglia cioè tutta la società; fino a sfociare in regime.
I fascismi (usiamo il plurale per via delle differenze tra le diverse esperienze nazionali) elabora anche una sua precisa ideologia. Naturalmente, parola chiave è "ordine", da contrapporre a "rivoluzione". Viene esaltata la violenza e il diritto del più forte ad imporsi sul più debole e sul "diverso". Il "diverso" è per i fascismi un concetto soprattutto fisico e "naturale", basato sull'idea di razza.
La nuova destra
L'ideologia: neofascismo
Negli ultimi decenni, in Europa sono venuti a formarsi dei movimenti nazionalisti e xenofobi: è la nuova destra.Rimpiangono, più o meno apertamente, i fascismi. Tra gli aspetti che li caratterizzano, un forte revisionismo, uno spirito antisemita e un forte riferimento a valori quali famiglia, tradizioni e cristianesimo. Anche il concetto di "ordine", così come le "forze dell’ordine" (polizia e esercito) mantengono una certa importanza.
Ma se per il fascismo era importante lottare per costruire un'identità, invece per le nuove destre è fondamentale l'idea di una radicale lotta a difesa di un'identità. Il nemico resta nei fatti sempre "il diverso", anche se la diversità ha assunto qui un carattere prevalentemente culturale.Citiamo qualche esempio di bersagli della destra: chi ha origini straniere, in particolare chi è arabo o musulmano; oppure gli omosessuali; infine i militanti di sinistra.
Per fare un esempio concreto, in Italia, questi gruppi sostengono i Centri di Permanenza Temporanea, una sorta di lager in cui gli extracomunitari sono realmente rinchiusi prima di essere rimpatriati. Ma difendere un'identità significa spesso (questo è il caso della Svizzera) proporsi come chi cerca di conservare o recuperare un modello sociale che invece è stato abbandonato. In altre parole, la nuova destra offre ai lavoratori una lotta, conservatrice e razzista, propagandando una volontà politica tesa al “tornare indietro a quando si stava bene", quando esisteva un posto fisso, non c'erano gli stranieri, etc. etc. Come un tempo, la forza di alcune tra queste organizzazione sta nello squadrismo violento e d’assalto nei confronti delle minoranze etniche, sociali e dei militanti dell’estrema sinistra, attuando aggressioni premeditate e armate: nuova piazza dove rifornirsi di seguaci bendisposti a queste azioni sono gli stadi, fucina di violenza, aggressività, tensioni sociali.
Il movimento: proposte sociali
La nuova destra nasce e si sviluppa in una dinamica sociale del tutto diversa dai fascismi di inizio Novecento. Il suo scopo di fondo è mutato: non serve più contrastare movimenti rivoluzionari. La nuova destra ha un obiettivo di contenere di fatto la nascita di movimenti sociali di opposizione alla borghesia. Non ha più una funzione di reazione, ma di conservazione.Quali strategie utilizza? Fornisce una propria risposta ai reali problemi posti dalla situazione sociale. Una strategia di "copertura" delle reali scelte della borghesia, e un modo di "indirizzare" il malcontento dei lavoratori, impedendo appunto la nascita di movimenti o creando movimenti che dividano i lavoratori. Facciamo un esempio ben noto in Svizzera. Pensiamo all'abbassamento (dumping) dei salari. Questo è un problema che ha la sua radice nelle scelte consapevoli del padronato di costruire un mercato del lavoro liberalizzato, privo di regole; dove, come strumento per abbassare i salari, il padrone utilizza la concorrenza tra gli stessi lavoratori. La destra riesce invece a fare passare questo messaggio: l'unico responsabile dell'abbassamento dei salari è il lavoratore straniero. Difendersi dagli stranieri diventa dunque la parola d'ordine che la destra propone ai salariati come risposta ai loro reali problemi salariali. Quando invece l’unica risposta necessaria sarebbe una solidale lotta, insieme ai lavoratori stranieri, per migliori condizioni d'impiego, per tutti. Alcuni movimenti in Europa contano abbastanza aderenti per farsi protagonisti non di semplici campagne di propaganda, ma di vere e proprie azioni “sociali”. Un’azione, nata in Italia, per poi estendersi nei paesi limitrofi, è quella delle “occupazioni non conformi”. Ciò significa l’occupazione di centri abitativi popolari, scacciando gli stranieri e garantendo un alloggio ai propri connazionali, attraverso mutui agevolati e affitti modesti. Oltre alle case, l'azione si estende anche ai locali pubblici, quali bar e librerie, dove gli stranieri non possono entrare: in questi luoghi vengono effettuati comizi mediatici, a sostegno della destra nazionale, come è successo per esempio in Italia, nel caso delle elezioni nel 2006. Le "occupazioni non conformi" hanno principalmente due scopi, oltre alla “pulizia etnica”: il primo è sicuramente il radicarsi nel territorio, allo scopo di allargare la militanza; il secondo è di attuare una sorta di controllo sociale, poiché chi abita in queste case deve seguire alcune regole, come quella di non poter subaffittare la propria abitazione o il dover garantire di avere abbastanza liquidità per poter pagare l’affitto.Questa è solo una delle proposte sociali di questi nuovi momenti, sicuramente la più impressionante, sebbene ce ne siano altre: ad esempio, in Francia organizzazioni di destra effettuano distribuzioni di zuppa ai senzatetto. Cucinandole però con carne di maiale, precludendo dunque questo pasto caldo a chi, per motivi religiosi, come i musulmani, è proibito mangiarla.
Combattere la nuova destra
Lo spazio della sinistra Ciò che bisogna sottolineare è che queste azioni si diffondono soprattutto in spazi dove la sinistra istituzionale ha abbandonato misure atte a difendere la socialità: la nuova destra si appropria quindi di caratteristiche peculiari della sinistra, quali difesa dei lavoratori e dei indigenti, ma in maniera erronea, al solo fine di ampliare il loro bacino di consensi.. Questi gruppi si avvalgono perciò di pretese di carattere sociale, mescolandole però a rivendicazioni nazionali e religiose. È dunque essenziale sottolineare il fatto che questa nuova destra non rappresenta una nuova forma di anticapitalismo e di socialità, anzi, sono un nuovo modello di oppressione e sfruttamento, a cui bisogna assolutamente contrapporsi, poiché fa perno sulle paure della popolazione.La nuova destra ha come principale strategia quella di appropriarsi dello spazio tradizionale della sinistra. Della sinistra cioè, in altre parole, di quei movimenti politici che tradizionalmente sono considerati in sintonia con gli interessi della classe lavoratrice (e che spesso oggi non lo sono). La nuova destra capisce il disagio dei lavoratori o vi costruisce la propria politica.L’errore, in questo caso, è della sinistra, che permette che ciò accada, abbandonando lotte che sono intrinseche al proprio ideale: ci si ritrova fondamentalmente nella stessa crisi che ha caratterizzato gli anni ’30, dove la socialdemocrazia non rappresentava più un’alternativa sociale, consentendo l'avanzata del fascismo.Tutto ciò non è nuovo in questo mondo, è fondamentale che ci si renda conto che questi movimenti ripercorrono una strada già battuta, con la connivenza della polizia e dei partiti di destra istituzionali: La lotta che ci troviamo ad affrontare contro la nuova destra, è quindi anzitutto il recupero di uno spazio politico, che ci appartiene naturalmente in quanto forza politica marxista rivoluzionaria. Significa continuamente svelare le menzogne populiste su cui la destra costruisce i propri successi e il proprio radicamento.La sinistra deve quindi riorganizzarsi e riappropriarsi di ciò che è sempre stato suo, rappresentando realmente un’alternativa e tramutando un’utopia, quale per esempio la fine delle disuguaglianze di classe, in realtà.