I workshop svizzeri: Crisi dell'Unione Europea

Rivoluzione! - MPS-TI/FGA Campo IV - 23.7




workshop Crisi dell'Unione europea




Introduzione


Perché la delegazione svizzera parla dell'UE, dato che la Svizzera non è nell'UE? La scelta di non-adesione politica all'UE, fatta per mantenere alcuni vantaggi concorrenziali (in campo finanziario) con il partner statunitense, non ha precluso alla Svizzera la piena adesione alla vera natura dell'UE, cioè l'adesione ai suoi principî economici (o addirittura l'anticipo di alcune politiche di privatizzazione).



1) Natura dell'UE


- L’UE è, in questo momento, un’istituzione che spalleggia le politiche nazionali per assicurare il trionfo degli interessi capitalisti e la messa in opera su scala continentale delle politiche neoliberiste. Si tratta di un'unione prevalentemente orientata da interessi economici. Non è certo un caso che la prima struttura europea emersa sia stata la Comunità europea del carbone e dell’acciaio e che il traguardo più sostanziale raggiunto finora dall'UE sia stato l’adozione di una moneta comune e la creazione di una banca centrale. Un progetto l'UE che porta il marchio di fabbrica delle classi dominanti e dai gruppi dirigenti dell’Europa capitalista. Un progetto che mira a creare nuove strutture e di nuovi meccanismi per riorganizzarsi e far fronte alla concorrenza internazionale e ai processi economici capitalisti su scala mondiale (in primo luogo la competizione con gli Stati Uniti e i futuri sviluppi di economie asiatiche (Cina);
- Il più importante cantiere per l'UE resta infatti la liberalizzare il mercato del lavoro su scala europea, la direttiva Bolkenstein (direttiva che permette a salariati di paesi in cui i salari e i diritti sociali sono scarsi di venire a lavorare sotto quelle condizioni in paesi in cui i salari sono più alti. Di conseguenza, le conquiste dei lavoratori in un paese sono svuotate), per abbassare i costi di produzione ed aumentare la redditività del capitale.
- Politicamente, il progetto UE affronta una crisi. Da parte dei salariati "crisi di rigetto" e di consenso con la bocciatura del trattato costituzionale in due importanti paesi europei.

2) La bocciatura della Costituzione

La costituzione UE
- fissa il principio di un mercato interno in cui la concorrenza sia libera e non falsata
- stop a controllo pubblico dei capitali e dei progetti economici.
- i servizi pubblici e la gestione dei beni comuni più essenziali – acqua, energia, trasporti – devono continuare a essere smantellati nell’interesse del capitale privato (in linea con il Gats).

Risultato del referendum Francia (29 maggio 2005)
Circa il 55% di NO con un 70% di partecipazione; NO domina tra i lavoratori (79%), gli impiegati (67%) e le professioni intermedie (62%); NO popolare (mentre 90% dei deputati francesi aveva approvato il testo)
La sconfitta in Francia affonda l’asse franco-tedesco, due paesi da sempre "motori" per il progetto UE e rappresentanti di un "capitalismo dal volto umano e sociale".
Referendum Olanda (2005)
Circa 62% di NO con una partecipazione del 63%; anche qui, NO popolare (due terzi di NO nei redditi medi e bassi).

Elementi comuni
- i difensori del SI: tutte le istituzioni e le forze politiche, compresa la sinistra socialdemocratica e le organizzazioni sindacali;
- campagna: ovviamente potente e mediatica; dal contenuto vuoto, campagna di retorica europeista: SI come unico voto "razionale" e "moderno".
- i sentimenti antieuropeisti di tipo nazionalista hanno giocato un ruolo in questi risultati; ma si può tranquillamente affermare che si è trattato di un NO "di sinistra", cioè incentrato sul rifiuto dell'UE che descrivevamo prima (in Francia: 46% delle persone interrogate all’uscita delle urne ha citato la disoccupazione come primo motivo del loro NO; il 34% il fatto che questa Costituzione sarebbe troppo liberale. Mentre solo il 19% spiega il proprio voto negativo con il fatto che l’Europa costituirebbe una minaccia per la Francia).

3) Fattori del NO
1) Consenso sociale. Il progetto europeo finora si è fatto conoscere tra i salariati essenzialmente per il suo contenuto liberista. Il voto contro la Costituzione esprime dunque l’esigenza di altri orientamenti economici e sociali che permettano di rompere con decenni di disoccupazione, di precariato, di smantellamento dei servizi pubblici, di indebolimento della sicurezza sociale. A questo si aggiunga l'introduzione dell'euro, disastrosa per le tasche dei lavoratori (potere d'acquisto)
2) L'esigenza democratica, dimostrata anche dalla ampia partecipazione ai referendum, di poter decidere cosa e come va costruito del progetto europeo.

3.1) Crisi dell'UE

1) Il no alla costituzione, o meglio, i fattori che vi stanno dietro (come detto fin qui)
2) Riemergere di interessi nazionali
- di fronte a situazione di crisi economica, tentavi di ricorrere a misure neoprotezionistiche, magari indirette, per non rischiare la distruzione di aziende considerate decisive (esempio: Italia, Alitalia)
- sul piano della politica estera, ancora ben lontana dall'essere comune (si veda la guerra in Iraq)
3) Allargamento problematico
- L’allargamento a est, propagandato come l’avvio del secolo nuovo e della grande fase di pacificazione europea, si è rivelato costoso sul piano finanziario, complicato sul piano istituzionale e avente per beneficiari solo alcuni degli stati fondatori, la Germania esempio;
- I timori per una maggiore competitività dei nuovi membri grazie al più basso costo del lavoro e per nuovi flussi migratori;
- l'estrema arretratezza economica dei nuovi membri (con l'allargamento, l'UE ha aumentato del 20% la propria popolazione, ma soltanto del 5% il PIL) non verrà superata tanto presto.

4) Prospettive dell'UE
- garantire l’avvenire delle riforme economiche, cioè proseguire sulla via neoliberista; liberalizzare il mercato del lavoro su scala europea.
- "Il popolo ha dato torto al Comitato Centrale, sciogliamo il popolo"; l'UE tenterà d'ora innanzi di aggirare il più possibile le consultazioni popolari, lasciando ai politici, agli «esperti» e all'oligarchia continentale il potere decisionale. Scelta che andrà ad approfondire il già grande scollamento tra partiti - istituzioni e classi popolari.
- la sostituzione del testo bocciato dai francesi e dagli olandesi con un Trattato (oggetto dell'ultimo vertice di giugno). Il più grande cambiamento di questo testo è il cambiamento del nome. Le novità inserite sono rivolte ad accontentare questo o quel paese (meccanismi di controllo dei parlamenti nazionali, deroghe sulla validità a livello nazionale dei principî del trattato, etc.).

5) Prospettive per la sinistra anticapitalista

- i fattori del NO, sommati a un sempre maggiore distanziarsi delle istituzioni europee e i loro sostenitori (tutte le forze politiche "tradizionali") dalle classi popolari mostrano un significativo spazio per un'azione politica anticapitalista; di stimolo alle lotte sociali e di formulazione, di orientamento, nell'esplicitare un programma che sintetizzi una prospettiva politica, sociale ed economica di rottura con l’egemonia capitalista.
- un'opportunità ma anche una responsabilità; perché in quel medesimo spazio potrebbero (e lo fanno, come in Svizzera) inserirsi i partiti (borghesi) della destra populista, offrendo risposte xenofobe, identitarie e reazionarie.
- al contrario, come sinistra anticapitalista, nei cui "geni" politici sta l'internazionalismo, è nostro preciso dovere portare avanti un discorso contro questa Europa, per un'altra Europa: contro l'Europa dei padroni e del capitale, per un'Europa dei lavoratori (con pari diritti e garanzie per tutti).


6) Esperienza in Svizzera

La crisi politica dell'UE non ha rallentato lo svilupparsi di accordi con la Svizzera.
La libera circolazione delle persone
Cioè il diritto ai padroni di organizzare liberamente lo sfruttamento della manodopera, svizzera ed immigrata, ai livelli salariali e sociali più bassi (con la con l'abbattimento dei controlli); generando concorrenza tra i lavoratori da un paese all’altro ed all’interno dello stesso paese, indebolendo ancora di più il fronte dei salariati; alimentando poi xenofobia, spinte reazionarie e nazionaliste, grazie all'abilità partiti populisti (borghesi). Tale accordo si ricollega pienamente alle logiche della direttiva Bolkenstein.
Nostra campagna di referendum
- Contro quest'accordo, voluto fortemente dal padronato, sostenuto massicciamente da tutti i partiti e le istituzioni (compresi socialdemocratici, le maggiori organizzazioni sindacali e parte dei partiti della destra xenofoba), l'MPS ha lanciato nel 2005 un referendum, sconfitto. Tuttavia il risultato del NO è stato buono, ben distante dalla proporzione delle forze in campo: svelando così un sentimento popolare del tutto assimilabile a quello di Francia e Olanda (rigetto delle politiche neoliberiste, di disoccupazione, precarietà, etc.)
- La messa in opera degli accordi di libera circolazione ha in questi due anni incominciato a pesare sempre più tragicamente sulla già difficile situazione dei salariati: la pressione sui salari, sulle condizioni di impiego, etc. Il padronato intanto forza per una totale deregolamentazione di un mercato del lavoro per l'appunto già poco protetto: in primavera è stato rotto il CCL nel settore dell'edilizia, uno dei più avanzati del paese e frutto di lotte importanti nello scorso decennio.
- La battaglia che abbia sostenuto nel referendum dunque, pur con le nostre scarse forze, ha trovato e troverà continuità. Con una coerenza che invece perde il fronte socialdemocratico-sindacale, ora parzialmente allarmato delle conseguenze della libera circolazione che aveva prima così convintamente appoggiato. In un'ottica di resistenza e risposta al progetto di liberalizzazione del mercato del lavoro si collocano i principali interventi che ci vedranno impegnati nei prossimi tempi:
- sul fronte sociale, grazie anche al ruolo sindacale di molti compagni a livello regionale, la mobilitazione del settore dell'edilizia in difesa, in difesa del CCL;
- sul fronte politico, con il lancio di un'iniziativa popolare ...