Bilancio del Campo Internazionale - Barbaste 2007

24° Campeggio internazionale. Un resoconto

Echi dal Campeggio Internazionalista

Una nuova generazione per cambiare il mondo



Le cuffie della traduzione vengono posate sulla sedia, i compagni si alzano. In piedi sulle sedie, i pugni alzati, il cuore in gola. Si canta Bella Ciao, A las Barricadas, À la jeune garde, El pueblo unido jamas serà vencido, Bandiera Rossa e naturalmente l'Internazionale, all'unisono ma arricchita in mille lingue. Più di quattrocento persone; una grande sala; striscioni e bandiere rosse alle pareti. È la serata conclusiva del Campo Internazionale. Soltanto allora molti si rendono conto che questa straordinaria esperienza, che si rinnova ormai da ben 24 anni, è giunta di nuovo (per ora) al termine. Alle spalle ci sono un numero incredibile di momenti, persone, discussioni e incontri. Per chi, come per alcuni membri del gruppo di giovani del Movimento per il Socialismo, partiti dal Ticino, è stata la prima esperienza di questo tipo, si è trattato di un avvenimento assolutamente nuovo e riuscito. Per gli altri, chiamati alla “prova del fuoco” per la seconda volta, sono state confermate le già alte aspettative.
Poi, ormai rassegnati ma entusiasti (chi è che diceva “la malinconia è la felicità d’esser tristi”?) si caricano i bagagli sull’autobus e si prende posto a bordo; numerosi compagni, in un vero e proprio esempio di internazionalismo vacanziero, rimandano il loro rientro, causa di una gita improvvisata, chi diretto in Portogallo, chi a Parigi e chi in Spagna. D’un tratto il torpore rassegnato (davanti ai partenti ci sono decine di ore di viaggio, per alcuni giorni) viene spezzato dal coro intonato da un cordone di compagni, che bloccano a mo’di scudo umano dinnanzi ai mezzi di trasporti, cantano a squarciagola “Libérez nos camarades”: l’umore torna alto, si scatta in piedi ai finestrini e di nuovo saluti e di nuovo risa e di nuovo festa; una festa interrotta solo per pietà nei confronti degli autisti sull'orlo di una crisi di nervi.
Solo uno dei tantissimi esempi di ciò che è stato e di ciò che potrà ancora essere, il Campeggio internazionale. Un piccolo scritto che riesca a far capire il motivo per il quale chi è stato una volta al campo ne porta via un pezzetto dentro di sé. Per contro, licenze poetiche escluse, se non dovesse bastare, eccone un piccolo resoconto politico.

In pillole

I dati del 24° Campeggio internazionale, internazionalista, anticapitalista, femminista, ecologista (meglio noto e caro a tutti come il "Campo"), organizzato dalla Quarta Internazionale, tenutosi lo scorso luglio in Francia, a Barbaste, li riassumiamo e commentiamo rapidamente. Si tratta di statistiche, aridi numeri, non danno molto l'idea del valore di questo ritrovo.
- 418 i partecipanti;
- 152 le donne (36,4%);
- 180 partecipavano per la prima volta;
- 14 anni l'età del più giovane;
- l'età media più bassa, quella delle delegazioni di Messico e Svizzera (18 e 18,5 anni);
- la delegazione più numerosa quella francese (174), seguita da italiani (85) e dalla delegazione dello Stato Spagnolo (58).
Il numero di partecipanti è alto, ma non straordinario come quello dello scorso anno di Perugia. Penalizzato forse il luogo decisamente decentrato; oppure altre contingenze hanno pesato sulle partecipazioni nelle varie delegazioni nazionali. Anche gli altri numeri (partecipanti per la prima volta e soprattutto la percentuale di donne) sono al di sotto degli altri anni. Numeri.




Un'abbuffata politica
L'offerta di temi, nelle discussioni, nei workshops, nei forum, in ogni punto e momento del Campo, è stata ricca e variegata anche quest'anno. Giorno dopo giorno il "menù" fornitoci dai compagni di tutte le delegazioni ha saputo offrire vari temi adatti a ogni tipo di palato. Dal primo piatto, costituito da un'accurata formazione su ecologia e marxismo; un binomio non sempre facile ma quantomai necessario. Fino al dessert, la ciliegina sulla torta, il forum dell'ultima giornata, sulla questione mai esaurita di "Quale strategia per cambiare il mondo?"; illustrata magistralmente da Daniel Bensaid. Temi tradizionali e immancabili quali il femminismo, l'antirazzismo, le lotte studentesche, dei giovani, i movimenti contro la guerra e l'imperialismo e il movimento anti-G8. Inoltre temi nuovi, o temi vecchi da guardare da una nuova angolazione. Primo fra tutti la preoccupante avanzata sul terreno sociale, sia per consenso che per capacità d'azione, della destra. Fenomeno ben noto anche in Svizzera. E ancora, l'approfondimento del "processo rivoluzionario del XXI secolo" in America Latina: ovvero, la situazione in Venezuela o in Bolivia o in Brasile o in Messico, di cui anche su questo giornale lungamente ci occupiamo.
Il Campo però non è fatto esclusivamente dalle attività di formazione. Non mancano mai i momenti di festa, sia essa scandita dalle note di un canto rivoluzionario, dal ritmo di un ballo scatenante nella "libera discoteca rossa", oppure assume le forme di un corteo organizzato spontaneamente nella notte. Inoltre il Campo è interamente autogestito nel senso più totale del termine. Il servizio al bar, il turno di guardia, i turni di pulizia, etc. rientrano tutti nella sfera delle competenze collettive. Per altro, il grande sforzo organizzativo che comporta un avvenimento del genere è stato magnificamente affrontato dai compagni francesi della Jeunesse Communiste Révolutionnaire (JCR - organizzazione giovanile della Ligue Communiste Révoluttionaire - LCR).
Ma una delle principali funzioni del Campo, come non ci stancheremo mai di ripetere, è lo scambio internazionale e internazionalista; il contatto diretto, umano e personale con le esperienze di lotta condotte da altri giovani, in altri paesi, in altre organizzazioni politiche. Tra tutte le lotte portate come bagaglio dalle varie delegazioni nazionali, citiamone solo alcune.


Esperienze nazionali a confronto
Più che significativo per molti aspetti l'esempio italiano: frutto di una realtà politica quantomeno complessa, sempre più in cambiamento negativo; e nella quale ciononostante molti militanti portano avanti ancora, con tenacia e coerenza, i messaggi e le idee autentiche di una vera sinistra di classe. La realtà cui ci riferiamo è quella del governo dell'Unione, una maggioranza sempre più a destra, tenuta assieme soltanto dal collante del potere; logiche a cui anche il Partito della Rifondazione Comunista (PRC) ha ormai del tutto ceduto. In questa disfatta politica della sinistra italiana agiscono i compagni di Sinistra Critica. Cogliendo significativi successi, come quello davvero notevole, ottenuto il 9 giugno a Roma, con la grande manifestazione unita e coesa sotto lo slogan "Bush e Prodi, l'Unione fa la guerra".
Ma anche altre situazioni, tra cui quella dello Stato Spagnolo (Espacio Alternativo) e della Grecia (OKDE - Spartakos), hanno avuto modo di esporre importanti e interessanti.
A partire da Granada si è costruita e si sta diffondendo (anche attraverso il Campo, per tutta Europa) una campagna per denunciare le innumerevoli repressioni subite da lavoratori e sindacalisti della catena McDonald's. Ricorso a licenziamenti, assunzioni precarie, distruzione delle garanzie contrattuali e sindacali. A partire dalla vertenza di Granada, vinta da alcuni compagni presenti al Campo, i compagni dello Stato Spagnolo hanno intrapreso una campagna anche di sensibilizzazione: con azioni, manifesti, volantinaggi e bellissime magliette.
I compagni Greci hanno alle loro spalle una stagione lunghissima, di quasi un anno, di movimenti studenteschi incentrati sulla riforma dell'Università e sulle condizioni di impiego degli insegnanti.
Ma il momento di scambio più importante, quello da lacrime agli occhi, è stato il raduno serale internazionalista. Fra gli ospiti, compagni dal Mali, dalle Filippine, dal Messico e il compagno Franco Turigliatto. L'impatto emotivo nell'ascoltare in prima persona i fatti della comune di Oaxaca, i moti rivoluzionari africani, la lotta armata nelle Filippine e da ultimo la coinvolgente eloquenza di Turigliatto, tra mondine, scontro al Senato, corteo del 9 giugno e rivoluzione permanente.



Dalla Svizzera
Anche una piccola delegazione svizzera di dieci persone era partita dal Ticino il 20 luglio, giorno prima dell'inizio del Campo, per un lungo viaggio insieme ai compagni italiani. Piccoli ma combattivi. Il morale: altissimo fino all'arrivo a Barbaste, nonostante l'odissea in bus. La sensazione una volta arrivati, per chi ha già vissuto il Campo, è stata la stessa: essere tornati a casa, dopo un anno, finalmente.
L'integrazione della delegazione nell'organizzazione e nei meccanismi del Campo è cresciuta ancora rispetto all'anno scorso. Sotto molti aspetti, tra cui quello organizzativo: un filo conduttore rimane. Abbiamo partecipato negli scorsi mesi alla preparazione del Campo tenutasi a Parigi; abbiamo contribuito alla discussione politica a Barbaste con due nostri workshop (che potete consultare sul nostro sito); una delle nostre compagne ha inoltre presieduto la discussione del forum incentrato sul movimento femminista; c'è stata inoltre una nostra assidua presenza al coordinamento del Campo, importante in fase di bilancio.
Soprattutto, il Campo ha rappresentato per noi un'esperienza di enorme arricchimento politico. Non è un momento esaltante o divertente fine a se stesso. Ormai saldi della nostra da due campi internazionali, possiamo ancora ribadire con la più grande certezza l‘importanza di tale avvenimento in un contesto più ampio. L'esperienza del Campo va a incidere anche sulle normali attività svolte sul territorio locale dal nostro gruppo giovani; è un luogo dove acquisire nuovi strumenti e nuova preparazione in modo da proseguire la militanza con rinnovato vigore e con una maggior consapevolezza di ciò che avviene in organizzazioni “simili” alla nostra. Uno scambio di mentalità e di esperienze necessarie e capitali per chi, uscendo da un’ottica nazionale o addirittura locale, intende come noi condurre una lotta su una scala ben più ampia, in una parola: internazionalismo, di idee e di fatto.
Certo, il Campo ci ha toccato anche e fortemente nel cuore. C'è una canzone di Giorgio Gaber che recita: "I compagni, la lotta di classe, tante cose belle/ le ho nella testa, ma non ancora nella pelle". Il Campo. Un ambiente di perfetta fraternità, fatto di comuni ideali e di persone straordinarie, provenienti da ogni parte del globo; una sensazione difficilmente descrivibile per chi, come noi, l'ha vissuta e cerca di trasmetterla attraverso i grigi tasti di un computer; allora diremo che partecipare al Campo è forse il migliore dei modi per affrontare poi le difficoltà di una realtà politica come quella svizzera; e al contempo sentire, in modo onesto e spontaneo, "nella pelle" ma soprattutto nel cuore, l'immensa forza e volontà di vita proveniente da noi, uomini e donne che uniti, un giorno, potranno davvero cambiare il mondo.
Il passaggio del testimone per l’organizzazione del 25° Campo è già avvenuto: l’anno prossimo, sempre nel mese di agosto, la delegazione ticinese partirà di nuovo, questa volta in direzione dello Stato Spagnolo, dove fra discussioni, impegno, canti, amicizie e risate, ci troveremo ancora una volta, per vivere ancora tutta questa bella, ma soprattutto necessaria realtà.

di Pablo Guscetti e Francesco Sergi
(pubblicato su Solidarietà)