Un ciclo di documentari per conoscere il capitalismo


I Giovani del Movimento per il socialismo, in collaborazione con il Cineforum del Liceo 1 di Lugano, presentano una serie di film documentari per ragionare e discutere sul sistema capitalistico, sulle politiche che promuove, sui suoi effetti sulle nostre vite e sulle risposte che possiamo dare a questo sistema iniquo e a chi lo gestisce, sul piano economico e su quello politico. Conosciamo il nostro nemico per combatterlo meglio!

20 gennaio - Capitalism: a love story


Di Michael Moore, uscito nel 2009, a un anno dallo scoppio della crisi dei mutui subprime, parla della situazione economica e sociale negli Stati Uniti, paese guida del capitalismo globale e nel quale la popolazione paga, come nel resto del mondo un altissimo prezzo per mantenere in vita un sistema sempre più dannoso, in tutti i campi.

27 gennaio - Il rovescio della medaglia


Di Alvaro Bizzari, questo documentario del 1974 racconta la vita degli stagionali nella Svizzera di quegli anni. Oltre ad avere valore di documento storico, per capire come la borghesia svizzera ha costruito la propria fortuna, questo film è drammaticamente d’attualità. La situazione economica mondiale e il crescente impoverimento di intere regioni del mondo, infatti, costringono sempre più persone ad emigrare in cerca di situazioni materiali migliori, spesso finendo per essere vittime del razzismo istituzionale dei paesi ricchi.

3 febbraio - Giù le mani


Film del 2008 di Danilo Catti sullo sciopero di un mese alle Officine di Bellinzona, che permise agli operai dello stabilimento di salvare i propri posti di lavoro. Il documentario parla della lotta degli operai, ma anche della grande ondata di solidarietà che permise loro di piegare le decisioni di
un colosso dei trasporti come FFS Cargo e il Consiglio federale, obbligando persino tutto l’arco istituzionale ticinese a sostenere le ragioni degli operai e di tutta la regione.



Le proiezioni si terranno nell'aula VII del Liceo 1 di Lugano alle ore 15:30

Cile - I carabinieri arrestano e picchiano brutalmente José Ancalao



José Ancalao
Il portavoce della Federazione Mapuche degli studenti (Femae) e membro del consiglio esecutivo del Confech (Federazione degli Studenti Universitari del Cile) è stato arrestato e picchiato brutalmente dai Carabinieri (polizia militarizzata cosiddetta antisommossa) all’inizio di gennaio.
José Ancalao aveva tenuto due conferenze in Svizzera (martedì 22 novembre 2011 in Uni-Mail a Ginevra e mercoledì 23 novembre all’Università di Friburgo), su invito del Cercle la Brèche (i giovani MPS della Svizzera francese), del sito web del Movimento per il socialismo (MPS) e delle Editions Page deux.
Durante queste conferenze, ha spiegato l’importanza della mobilitazione studentesca in Cile, le difficoltà specifiche che incontrano gli studenti Mapuche, così come il tipo di repressione selettiva che li colpisce.
Il 4 gennaio 2012, stava partecipando con membri della Femae a una marcia che si teneva a Temuco – capitale della provincia di Cautin - a 650 km da Santiago. Questa marcia era organizzata in collaborazione con gli amici e i membri della famiglia di Matías Catrileo, giovane mapuche assassinato il 3 gennaio 2008. L’inchiesta ha confermato che la sua morte è stata dovuta a tre proiettili di una mitragliatrice tipo Uzi (di fabbricazione israeliana). L’inchiesta indica che il responsabile di questo crimine era un membro del gruppo delle Operazioni Speciali, brigata repressiva specializzata del Corpo dei Carabinieri. Lo scorso 15 dicembre, il Tribunale Supremo (in seguito a un ricorso presentato della famiglia di Matías Catrileo), ha, di fatto, confermato l’impunità dell’assassino: il carabiniere Walter Ramírez. È stato condannato a 3 anni e 1 giorno di arresti domiciliari da un’istanza giuridica militare.
Matías Catrileo
Durante la marcia di commemorazione di quest’assassinio, sono stati arrestati José Ancalao e anche la madre e la sorella di Matías Catrileo. Nel suo account di Twitter, José Ancalao ha descritto la brutalità con cui è stata trattata durante il suo arresto e nel suo trasferimento alla centrale di polizia situata in via Varas. È più che significativo che quest’arresto sia avvenuto con il pretesto di una marcia che denunciava l’impunità dei membri del Corpo dei Carabinieri in un assassinio “documentato”.
Pablo Millalen, portavoce della Femae, ha dichiarato alla pubblicazione Azkintuwe che i carabinieri “gli avevano rotto il naso (a José Ancalao). Sanguinava molto durante il suo trasferimento. Mi ha detto che era stato colpito in varie parti del corpo, come Diego Zaldivia” e altri giovani mapuche arrestati. Pablo Millalen afferma: “Hanno represso José per il ruolo che ha nel movimento studentesco. Rivendichiamo i diritti del Popolo Mapuche e prendiamo la parola, con forza, come studenti mapuche. Rivendichiamo un’Università Mapuche. Esigiamo un’educazione di qualità. Rivendichiamo edifici per gli studenti e respingiamo l’accusa di terrorismo che ci muove il governo [la Concertazione di Piñera]. Millalen sottolinea i comportamenti razzisti dei funzionari del Corpo dei Carabinieri. Cosa che è pratica corrente e troppo poco denunciata dalle forze tradizionali della sinistra cilena.   
I messaggi di solidarietà a José Ancalao, di tutti/e coloro che hanno seguito le sue conferenze in Svizzera e che appoggiano la lotta del Popolo Mapuche, possono essere inviati al suo indirizzo e-mail: jancalao2009@alu.uct.cl

tratto dal sito La Breche
Traduzione di Rivoluzione!